Affidamento dei figli di genitori non sposati: regole e novità
Quando i genitori non sono sposati, l'affidamento dei figli segue le stesse regole previste per le coppie coniugate. La riforma Cartabia ha ridisegnato il procedimento, rafforzando la centralità del minore. Chiariamo chi decide, quali forme di affidamento esistono e cosa cambia in concreto per chi si trova a gestire una separazione di fatto.
Il principio: contano i figli, non lo stato civile dei genitori
Un equivoco diffuso è che il matrimonio incida sui diritti dei figli. Non è così. Dal 2013, con l'unificazione dello stato giuridico di filiazione, i figli nati fuori dal matrimonio hanno gli stessi diritti di quelli nati durante il matrimonio.
Di conseguenza, le regole sull'affidamento sono identiche. Che i genitori siano sposati, conviventi o non abbiano mai vissuto insieme, il criterio guida resta uno solo: l'interesse del minore.
Inquadramento normativo
La disciplina di riferimento è l'art. 337-ter del codice civile. Il comma 2 stabilisce come regola generale l'affidamento condiviso: il giudice valuta prioritariamente la possibilità che i figli restino affidati a entrambi i genitori.
L'affidamento condiviso non significa che il figlio divida il proprio tempo in parti uguali tra i due. Significa che le decisioni di maggiore interesse per il minore — salute, istruzione, educazione, residenza abituale — vengono assunte di comune accordo da entrambi i genitori, indipendentemente da quanto tempo il figlio trascorra con l'uno o con l'altro.
L'affidamento esclusivo, disciplinato dall'art. 337-quater c.c., è invece l'eccezione. Il giudice lo dispone solo quando l'affidamento a uno dei genitori risulti contrario all'interesse del figlio. Occorre una motivazione specifica: non basta la conflittualità tra i genitori, serve una condotta pregiudizievole (ad esempio disinteresse, violenza, incapacità genitoriale documentata).
Sul piano procedurale, il D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 149 (riforma Cartabia) ha introdotto il rito unico per le persone, i minorenni e le famiglie, in vigore dal 28 febbraio 2023. La riforma ha rafforzato il ruolo del minore nel procedimento, prevedendo il suo ascolto e, nei casi previsti, la nomina di un curatore speciale, cioè una figura che rappresenta e tutela specificamente gli interessi del minore quando questi possono confliggere con quelli dei genitori.
Cosa cambia nella pratica
Per i genitori non sposati che si separano, il primo effetto è procedurale. Con la riforma Cartabia il procedimento è più strutturato: la domanda iniziale deve contenere fin da subito allegazioni e prove, ed è previsto un piano genitoriale che indica in modo dettagliato l'organizzazione della vita del minore (scuola, attività, tempi di frequentazione).
Sul piano sostanziale, la conflittualità elevata tra i genitori non giustifica di per sé l'affidamento esclusivo. La Cassazione ha ripetutamente chiarito che l'esclusiva richiede una valutazione concreta del pregiudizio per il minore, non un mero disaccordo tra gli adulti.
Resta poi il tema del mantenimento, distinto dall'affidamento. Anche in regime di condiviso, il genitore con cui il figlio convive prevalentemente ha diritto a un contributo economico dall'altro, proporzionato ai redditi e alle esigenze del minore.
Quando i conflitti sono acuti o vi sono sospetti di condotte pregiudizievoli, il pubblico ministero e i servizi sociali possono intervenire nel procedimento. È bene esserne consapevoli: le dinamiche di coppia diventano oggetto di valutazione da parte del giudice.
Cosa fare in concreto
- Predisponete un piano genitoriale realistico. Indicate tempi di permanenza, gestione della salute e della scuola, festività e vacanze. Un piano concreto agevola l'accordo ed è richiesto dal nuovo rito.
- Documentate il vostro coinvolgimento. Conservate traccia della partecipazione alla vita del figlio: rende difficilmente sostenibile una richiesta di affidamento esclusivo a vostro sfavore.
- Distinguete il conflitto di coppia dall'interesse del minore. Evitate di trasformare le decisioni sui figli in terreno di scontro: il giudice valuta la capacità di collaborare.
- Verificate la posizione sul mantenimento. L'affidamento condiviso non elimina l'obbligo di contribuzione economica: chiarite tempi e importi.
- Rivolgetevi a un legale prima di formalizzare accordi. Un'intesa raggiunta senza assistenza può risultare svantaggiosa o difficile da modificare in seguito.
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*Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.*
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