Condominio

Affitto del marciapiede al bar: serve l'unanimità o basta la maggioranza?

Un bar chiede di occupare con i tavolini il marciapiede del condominio. Può deciderlo l'assemblea a maggioranza o serve il via libera di tutti? La risposta dipende da un dato spesso trascurato: di chi è quel marciapiede. E dalla durata della concessione, che cambia il quorum richiesto. Facciamo chiarezza tra parte comune e suolo pubblico.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·17 giugno 2026 ·4 min

Il caso

Il tema torna ciclicamente nelle assemblee: un esercizio commerciale al piano terra chiede di sistemare tavolini e sedie sull'area antistante l'ingresso, magari nei mesi caldi. Se quell'area appartiene al condominio, l'assemblea deve decidere. La domanda pratica è una sola: con quale maggioranza?

Un recente orientamento della Corte di Cassazione, Sez. II Civile, ha riconosciuto che la concessione in godimento di una parte comune a un terzo non richiede necessariamente l'unanimità dei condomini. Prima di trasformare questo principio in regola generale, però, occorre fissare due distinzioni decisive, perché è proprio lì che si gioca la legittimità della delibera.

Inquadramento normativo: chi possiede il marciapiede

La prima distinzione è sulla titolarità dell'area. Esistono due ipotesi del tutto diverse:

È un errore frequente assimilare le due situazioni. Verificare la natura dell'area, di norma dai titoli di proprietà e dalle planimetrie catastali, è il primo passo.

La seconda distinzione riguarda gli atti di gestione e gli atti di disposizione. Concedere a un terzo l'uso temporaneo di una parte comune è una forma di gestione del bene comune. La giurisprudenza la ammette a maggioranza purché restino fermi i limiti dell'art. 1102 c.c.: l'uso da parte del terzo non deve alterare la destinazione del bene né impedire agli altri condomini il pari uso.

Attenzione però alla durata. La locazione ultranovennale è considerata atto eccedente l'ordinaria amministrazione: l'art. 1108 c.c., richiamabile in tema di comunione, impone per essa quorum più elevati o, secondo parte della giurisprudenza, il consenso dei comproprietari. In breve: più lungo è il vincolo, più alta è la maggioranza necessaria. Una concessione stagionale non equivale a un contratto pluriennale.

Implicazioni pratiche

Per i condomini il punto operativo è chiaro: una concessione stagionale e revocabile, che non sottrae stabilmente il marciapiede all'uso comune, può ragionevolmente passare a maggioranza. Diverso è vincolare l'area per molti anni a beneficio di un solo soggetto.

Restano i limiti sostanziali, che la delibera deve rispettare a pena di impugnabilità:

Va inoltre tenuto distinto il piano civilistico da quello amministrativo. Anche con il consenso del condominio, il dehor (la struttura esterna con tavolini e arredi) richiede l'autorizzazione comunale. Sono due autorizzazioni separate: il consenso condominiale non sostituisce quello dell'ente locale, e viceversa.

Cosa fare in concreto

  1. Verificare la titolarità dell'area prima di tutto: marciapiede condominiale o suolo pubblico? È la verifica che determina se l'assemblea ha voce in capitolo.
  2. Disciplinare la concessione per iscritto, definendo con precisione canone, durata e modalità d'uso; tenere d'occhio la soglia dei nove anni, che innalza il quorum.
  3. Tutelare il transito, prevedendo nella delibera che il passaggio pedonale resti garantito e che siano rispettati decoro e sicurezza.
  4. Distinguere le autorizzazioni: ottenuto il consenso condominiale, il gestore dovrà comunque richiedere la concessione di suolo pubblico per il dehor.
  5. Rispettare i termini di impugnazione: il condomino assente o dissenziente ha trenta giorni per impugnare la delibera davanti all'autorità giudiziaria (art. 1137 c.c.).

La qualificazione tra atto di gestione e atto di disposizione dipende dai dettagli concreti dell'uso concesso, dalla durata e dalla natura dell'area, e va valutata caso per caso.

Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners Avvocati. Non costituisce parere legale.

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