Riforma UE degli appalti pubblici: algoritmi, gare verdi e Paesi terzi
La Commissione europea presenterà a settembre una proposta di revisione della disciplina sugli appalti pubblici. Tre le direttrici: uso di algoritmi nelle procedure, rafforzamento dei criteri ambientali e nuove limitazioni per operatori di Paesi terzi. Per imprese ed enti la contrattualistica pubblica cambia impostazione, con effetti diretti su gare, offerte e strategie di partecipazione.
Il contesto
La Commissione europea ha annunciato per settembre una proposta di revisione del quadro normativo sugli appalti pubblici. L'iniziativa interviene su un impianto normativo consolidato con le direttive del 2014 e mira ad aggiornarlo rispetto a tre esigenze: la digitalizzazione delle procedure, la transizione ecologica e la protezione del mercato interno dalla concorrenza di operatori extra-UE.
Non si tratta di un intervento cosmetico. La revisione tocca il modo in cui le amministrazioni selezionano i contraenti e il modo in cui le imprese costruiscono le proprie offerte.
Inquadramento normativo
La disciplina europea vigente si fonda sulle direttive 2014/24/UE (appalti nei settori ordinari), 2014/25/UE (settori speciali) e 2014/23/UE (concessioni), recepite in Italia dal Codice dei contratti pubblici, oggi il d.lgs. 36/2023.
La proposta annunciata si innesta su questo quadro e va letta insieme al Regolamento (UE) 2022/1031 (International Procurement Instrument) e al Regolamento (UE) 2022/2560 sulle sovvenzioni estere distorsive, già oggi strumenti per limitare l'accesso alle gare di operatori di Paesi terzi. Sul fronte ambientale, i criteri ambientali minimi (CAM) e il principio del "green public procurement" trovano ulteriore centralità.
Sul versante degli algoritmi, il tema si collega al Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act): l'uso di sistemi automatizzati nelle procedure di aggiudicazione dovrà misurarsi con obblighi di trasparenza e con i principi generali di parità di trattamento e non discriminazione già sanciti dall'art. 18 della direttiva 2014/24/UE.
Implicazioni pratiche
Per gli enti pubblici. L'introduzione di strumenti algoritmici nella valutazione delle offerte impone attenzione alla motivazione del provvedimento. Una decisione presa (anche solo in parte) da un sistema automatizzato deve restare sindacabile: il concorrente escluso ha diritto di comprendere le ragioni dell'esito. L'uso di algoritmi non attenua l'obbligo di trasparenza, lo aggrava.
Per le imprese. Il rafforzamento dei criteri verdi sposta il baricentro dell'offerta. La competitività non si misura più solo sul prezzo o sull'offerta tecnica classica, ma sulla capacità di documentare l'impatto ambientale di prodotti e processi. Chi non struttura per tempo questa documentazione rischia l'esclusione o penalizzazioni in graduatoria.
Per gli operatori extra-UE e le filiere collegate. Le nuove limitazioni possono incidere sulla partecipazione diretta e sulle catene di subappalto. Un'impresa italiana che si affida a fornitori di Paesi terzi deve verificare che tale dipendenza non comprometta l'ammissibilità dell'offerta.
Cosa fare in concreto
- Mappate la vostra esposizione alle gare pubbliche: individuate quali contratti in essere e quali procedure future ricadranno nel perimetro della riforma.
- Verificate la filiera dei fornitori: censite la presenza di operatori extra-UE nella catena di approvvigionamento e valutate soluzioni alternative dove necessario.
- Strutturate la documentazione ambientale: raccogliete certificazioni, dati sulle emissioni e attestazioni di conformità ai CAM, in modo da poterle produrre in tempi rapidi.
- Predisponete presidi sull'uso degli algoritmi: se siete una stazione appaltante, definite procedure che garantiscano tracciabilità e motivazione delle valutazioni automatizzate.
- Monitorate la fase di pubblicazione della proposta: la versione definitiva potrà differire dalle anticipazioni; consigliamo di seguire l'iter e di aggiornare per tempo modelli di gara e capitolati.
Una nota di metodo
La proposta è, allo stato, un annuncio. Prima di produrre effetti dovrà seguire l'ordinaria procedura legislativa europea ed essere poi recepita nell'ordinamento nazionale. I tempi non saranno brevi. Questo, però, non è un argomento per rinviare: le imprese che avviano ora l'adeguamento della propria documentazione ambientale e della gestione della filiera si troveranno in posizione più solida quando le nuove regole diventeranno operative.
Consigliamo di trattare l'annuncio come un segnale di direzione, non come una scadenza lontana.
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