Assegno divorzile e unioni civili: gli orientamenti recenti della Cassazione
La giurisprudenza recente della Cassazione ridefinisce alcuni punti chiave del diritto di famiglia: la funzione dell'assegno divorzile, il potere del giudice di disporre indagini patrimoniali e il rilievo della convivenza precedente all'unione civile. Sono orientamenti che incidono direttamente sulle strategie difensive e sulle aspettative economiche dei coniugi e dei partner.
Il fatto e perché conta
Negli ultimi anni la Corte di Cassazione, anche a Sezioni Unite, è tornata più volte su tre nodi del diritto di famiglia: i criteri per riconoscere e quantificare l'assegno divorzile, l'ampiezza dei poteri istruttori del giudice sui patrimoni delle parti e il peso della convivenza anteriore alla costituzione dell'unione civile.
Non si tratta di modifiche legislative, ma di interpretazioni che orientano i tribunali di merito. Per chi affronta una separazione, un divorzio o lo scioglimento di un'unione civile, cambiano le argomentazioni da spendere e le prove da preparare.
Inquadramento normativo
L'assegno divorzile è disciplinato dall'art. 5 della legge n. 898 del 1970 (legge sul divorzio). Con la nota sentenza delle Sezioni Unite n. 18287 del 2018, la Corte ha superato il criterio del solo "tenore di vita matrimoniale", affermando la natura composita dell'assegno: assistenziale, ma anche compensativa e perequativa.
In concreto, il giudice deve valutare il contributo dato dal richiedente alla vita familiare e alla formazione del patrimonio comune, oltre allo squilibrio economico tra le parti. La disparità di reddito non basta di per sé: va accertato se essa derivi da scelte condivise durante il matrimonio (ad esempio la rinuncia al lavoro per la cura dei figli).
Sul piano istruttorio, la Cassazione ha ribadito che il giudice può disporre indagini patrimoniali anche tramite la polizia tributaria, ai sensi dell'art. 5, comma 9, della legge n. 898/1970, quando le dichiarazioni delle parti appaiano incomplete o inattendibili.
Per le unioni civili, la legge n. 76 del 2016 (legge Cirinnà) rinvia, per lo scioglimento, alla disciplina del divorzio. La giurisprudenza ha valorizzato la convivenza stabile precedente alla formalizzazione dell'unione, considerandola rilevante per apprezzare la durata effettiva del legame e il contributo reciproco.
Implicazioni pratiche
Chi chiede l'assegno divorzile non può limitarsi a dimostrare di guadagnare meno dell'altro. Deve documentare le rinunce professionali, il lavoro domestico o di cura, l'apporto alla crescita economica del nucleo. La componente compensativa è oggi decisiva.
Chi è chiamato a versare l'assegno ha interesse a contestare l'esistenza di questo contributo qualificato e a dimostrare la capacità reddituale, anche potenziale, del richiedente.
L'apertura a indagini patrimoniali significa che occultare redditi o beni è una strategia rischiosa: emerse le incongruenze, il giudice può attivare accertamenti approfonditi, con conseguenze anche sulla credibilità complessiva della parte.
Per le unioni civili, la rilevanza della convivenza pregressa amplia il perimetro temporale valutato. Il partner economicamente più debole può far valere anni di vita comune anteriori alla registrazione, purché ne provi la stabilità.
Cosa fare in concreto
- Ricostruite la storia economica della relazione con documenti: buste paga, dichiarazioni fiscali, estratti conto, atti di acquisto, prove delle scelte familiari condivise.
- Documentate il contributo non economico: interruzioni di carriera, gestione della casa e dei figli, sostegno all'attività dell'altro partner.
- Non sottovalutate la trasparenza patrimoniale: dichiarazioni reticenti espongono al rischio di indagini e indeboliscono la posizione processuale.
- Se convivevate prima dell'unione civile, raccogliete prove della convivenza stabile (residenza comune, spese condivise, testimonianze).
- Consigliamo di valutare per tempo la strategia, distinguendo tra profilo assistenziale e compensativo dell'assegno prima di avviare o resistere alla domanda.
Una lettura d'insieme
Gli orientamenti recenti spostano il baricentro dalla fotografia dei redditi alla ricostruzione della storia della coppia. Non conta solo quanto ciascuno guadagna oggi, ma come si è arrivati a quella situazione e quali scelte condivise l'hanno determinata.
Questo rende ogni caso meno standardizzabile e più dipendente dalla qualità della documentazione. La preparazione della prova, più che l'invocazione di principi generali, fa spesso la differenza nell'esito.
Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.
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