Lavoro

Auto aziendale a uso promiscuo: come si calcola il fringe benefit

L'auto aziendale concessa anche per fini personali genera un reddito tassabile in busta paga, il cosiddetto fringe benefit. Dal 1° gennaio 2025 il criterio di calcolo, modificato dalla Legge di Bilancio, lega l'imponibilità alle emissioni di CO2 del veicolo. Capire il meccanismo è decisivo per lavoratori e datori di lavoro, questi ultimi responsabili come sostituti d'imposta.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·7 ottobre 2026 ·4 min

Il fatto

Quando il datore di lavoro assegna un'auto aziendale a uso promiscuo — cioè utilizzabile sia per l'attività lavorativa sia per esigenze private — il lavoratore riceve un vantaggio economico. Quel vantaggio costituisce retribuzione in natura (fringe benefit) e come tale va tassato.

Il punto delicato è la quantificazione. La legge non chiede di misurare l'uso privato effettivo: fissa un valore convenzionale, calcolato in modo forfettario. La Legge di Bilancio 2025 (L. 30 dicembre 2024, n. 207) ha riscritto questo criterio per i veicoli di nuova assegnazione, ancorandolo alle emissioni inquinanti.

Inquadramento normativo

La disciplina resta contenuta nell'art. 51, comma 4, lett. a) del TUIR (DPR 917/1986). La norma individua il valore imponibile applicando una percentuale al costo chilometrico di una percorrenza convenzionale di 15.000 km annui, determinato secondo le tabelle elaborate ogni anno dall'ACI e pubblicate in Gazzetta Ufficiale.

La percentuale cambia a seconda del profilo ambientale del veicolo. Nel regime introdotto dalla L. 207/2024, per i mezzi assegnati a partire dal 1° gennaio 2025 l'imponibilità è così articolata:

Il criterio, dunque, premia la mobilità a basse emissioni: più il veicolo inquina, più alto è il reddito imponibile. È bene segnalare che convivono regimi diversi a seconda della data di immatricolazione e di assegnazione, ragione per cui la verifica caso per caso è imprescindibile.

Come si calcola

Il meccanismo è lineare. Si parte dal costo chilometrico ACI relativo al modello specifico, lo si moltiplica per 15.000 km e si applica la percentuale di legge.

Esempio. Se il costo chilometrico ACI di un veicolo endotermico è pari a 0,50 euro/km, il valore convenzionale annuo è 0,50 × 15.000 = 7.500 euro. Applicando il 50%, il fringe benefit imponibile annuo è 3.750 euro, ripartito nei dodici cedolini.

Per un veicolo elettrico con lo stesso costo chilometrico, l'imponibile scende al 10%: 750 euro annui. La differenza di carico fiscale è significativa.

Da tale importo si sottrae quanto eventualmente trattenuto al lavoratore o da lui versato al datore per l'uso del mezzo, al netto IVA.

Implicazioni pratiche

Per il lavoratore. Il fringe benefit concorre a formare il reddito imponibile e aumenta la base su cui si calcolano imposte e contributi. A parità di modello, un'auto elettrica o plug-in riduce sensibilmente l'imposta rispetto a un veicolo tradizionale.

Per il datore di lavoro. In qualità di sostituto d'imposta, è tenuto a calcolare correttamente il valore convenzionale, inserirlo in busta paga e versare ritenute e contributi. Un errore nel coefficiente o nel costo chilometrico applicato espone a recuperi e sanzioni in caso di controllo dell'Agenzia delle Entrate. La scelta dei modelli da inserire nella flotta diventa anche una decisione di politica retributiva e fiscale.

Attenzione, infine, alla documentazione: la qualificazione del veicolo (elettrico, plug-in, altro) e la data di assegnazione vanno tracciate con precisione, perché determinano la percentuale applicabile.

Cosa fare in concreto

  1. Censire il parco auto, distinguendo i veicoli per alimentazione, data di immatricolazione e data di assegnazione al dipendente.
  2. Verificare il regime applicabile a ciascun mezzo, tenendo conto delle differenze tra assegnazioni ante e post 1° gennaio 2025.
  3. Aggiornare i cedolini con le tabelle ACI dell'anno di riferimento e il coefficiente corretto (10%, 20% o 50%).
  4. Riesaminare i contratti di assegnazione e gli eventuali importi addebitati al lavoratore, per calcolare correttamente l'imponibile netto.
  5. Documentare i criteri di calcolo adottati e conservare i riferimenti alle tabelle utilizzate; è opportuno predisporre un prospetto interno verificabile in sede di controllo.

Prima di impostare la flotta o rinnovare le assegnazioni, è prudente una valutazione congiunta tra consulente del lavoro e area fiscale, così da ponderare l'impatto sul costo aziendale e sulla retribuzione netta.

Disclaimer

Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners Avvocati - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.

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