Bonifico ricevuto per errore e speso: si rischia una denuncia penale?
Un accredito inaspettato sul conto non è una fortuna. Chi trattiene e spende un bonifico arrivato per errore non commette più il reato previsto dall'art. 647 c.p., abrogato dal d.lgs. 7/2016 e trasformato in illecito civile. Restano però l'obbligo di restituire le somme e una sanzione pecuniaria a favore dello Stato. Diverso il caso di condotte ingannevoli.
Il fatto
Un bonifico compare sul conto senza una ragione apparente. L'ipotesi è frequente: un errore di digitazione dell'IBAN, un pagamento indirizzato al beneficiario sbagliato, un doppio addebito. La domanda ricorrente è se chi riceve quelle somme e le utilizza possa essere denunciato.
La risposta richiede una distinzione precisa tra figure giuridiche che spesso vengono confuse.
Inquadramento normativo
L'ipotesi del denaro o del bene ricevuto per errore era disciplinata dall'art. 647 del codice penale (appropriazione di cose smarrite, del tesoro o di cose avute per errore o caso fortuito). Il numero 2) di quella norma puniva proprio chi si appropriava di cose ricevute per errore altrui.
Il d.lgs. 15 gennaio 2016, n. 7 ha abrogato l'art. 647 c.p., trasformando quelle condotte in illeciti civili sottoposti a sanzione pecuniaria civile (artt. 3 e 4 del decreto). Non si tratta quindi più di un reato: il fatto resta illecito, ma esce dal diritto penale.
È fondamentale non confondere questa ipotesi con l'art. 646 c.p. (appropriazione indebita in senso proprio), che riguarda chi si appropria di denaro o beni di cui ha già il possesso per un titolo qualificato. L'art. 646 c.p. resta un reato: la riforma Cartabia (d.lgs. 150/2022) lo ha reso procedibile a querela di parte salvo le ipotesi aggravate, ma non lo ha depenalizzato. Il bonifico ricevuto per errore non ricade nell'art. 646 c.p.
Sul piano civilistico opera l'art. 2033 del codice civile (indebito oggettivo): chi riceve un pagamento non dovuto è tenuto a restituirlo. L'obbligo esiste a prescindere dalla buona o mala fede del percipiente, che incide solo sul regime degli interessi e dei frutti.
Come funziona la sanzione pecuniaria civile
Nel sistema introdotto dal d.lgs. 7/2016 la sanzione pecuniaria civile viene irrogata dal giudice civile, su domanda del danneggiato, contestualmente alla decisione sul risarcimento. È importante chiarire un punto spesso frainteso: la sanzione è versata a favore della Cassa delle ammende, quindi allo Stato, non al soggetto danneggiato. A quest'ultimo spetta la restituzione delle somme e l'eventuale risarcimento del danno, ma non la sanzione.
Quando invece scatta il reato
La depenalizzazione non copre le condotte ingannevoli. Se il destinatario ha in qualche modo indotto o sfruttato attivamente un inganno per procurarsi l'accredito, la vicenda può ricadere nella truffa (art. 640 c.p.), che resta un reato a tutti gli effetti.
Il discrimine è netto: la ricezione passiva di somme arrivate per errore, seguita dalla loro utilizzazione, è oggi illecito civile; l'artificio o il raggiro finalizzati a ottenere il denaro configurano ipotesi penalmente rilevanti.
Implicazioni pratiche
Per chi si trova un accredito inatteso sul conto, le conseguenze sono principalmente civilistiche ma non trascurabili. L'obbligo di restituzione è pieno e la spesa delle somme non estingue il debito verso chi ha eseguito il bonifico per errore.
Un punto operativo spesso ignorato: la banca non può stornare autonomamente un bonifico già eseguito e accreditato. Il rientro delle somme richiede il consenso del destinatario oppure un titolo che ne imponga la restituzione. Questo significa che chi ha inviato il bonifico deve attivarsi, e chi lo ha ricevuto non può contare su uno storno automatico che lo sollevi dall'obbligo.
Cosa fare in concreto
- Non spendere le somme ricevute in modo inatteso: verifica prima l'origine dell'accredito con la tua banca.
- Segnala tempestivamente l'errore all'istituto di credito, chiedendo indicazioni sul mittente e sulla procedura di restituzione.
- Conserva ogni documentazione: estratto conto, causale, comunicazioni con la banca. Sono utili sia in caso di restituzione sia in un eventuale contenzioso.
- Rispondi alle richieste di restituzione del mittente: trattenere le somme dopo aver saputo dell'errore aggrava la posizione civilistica.
- Consigliamo di richiedere assistenza legale prima di rispondere a diffide o citazioni, per calibrare la strategia sulla base del caso concreto.
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*Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.*
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