Lavoro

Bonus donne 2026: nuove regole sull'esonero contributivo

Il decreto legge 62/2026 ridisegna il cosiddetto bonus donne, allargando la platea delle lavoratrici interessate ma modulando la durata dell'esonero contributivo in base al grado di svantaggio. Le imprese private potranno presentare domanda all'INPS da luglio 2026. Ecco cosa cambia per datori di lavoro e lavoratrici.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·18 giugno 2026 ·4 min

Il contesto

Il bonus donne è un incentivo all'assunzione che riduce il costo del lavoro per i datori privati che impiegano lavoratrici in condizione di svantaggio. Si traduce in un esonero contributivo, cioè in uno sconto sui contributi previdenziali a carico dell'azienda.

L'intervento del D.L. 62/2026 (art. 1) ritocca due profili: chi può accedere al beneficio e per quanto tempo. La novità principale è la differenziazione della durata dell'esonero in funzione del livello di svantaggio della lavoratrice assunta.

Inquadramento normativo

Il punto di riferimento per individuare le "lavoratrici svantaggiate" resta il Regolamento UE 651/2014, art. 2. La norma europea definisce categorie specifiche: tra queste, le donne residenti in aree con forte divario occupazionale di genere, le disoccupate di lunga durata e chi non ha un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi (ventiquattro mesi nelle aree svantaggiate).

Il D.L. 62/2026 recepisce questo perimetro e lo collega all'esonero contributivo gestito dall'INPS. In concreto, l'Istituto eroga il beneficio dopo la presentazione della domanda telematica da parte del datore di lavoro, verificando i requisiti soggettivi della lavoratrice e quelli oggettivi del rapporto.

Attenzione: la qualifica di "svantaggiata" non è automatica. Va documentata sulla base della situazione della singola lavoratrice al momento dell'assunzione. È questo l'elemento che determina anche la durata dell'agevolazione.

Cosa cambia in pratica

La platea delle beneficiarie si amplia, ma il vantaggio economico non è uniforme. La durata dell'esonero è graduata: più marcata è la condizione di svantaggio, più lungo è il periodo di sgravio riconosciuto all'azienda.

Per il datore di lavoro questo significa due cose. La prima: la convenienza dell'assunzione va valutata caso per caso, perché lo stesso inquadramento contrattuale può generare benefici di durata diversa a seconda del profilo della lavoratrice. La seconda: la corretta classificazione iniziale è decisiva. Un errore nell'attribuzione della categoria di svantaggio può comportare il recupero delle somme da parte dell'INPS.

È utile ricordare che gli incentivi all'assunzione restano subordinati alle condizioni generali previste dall'ordinamento: l'assunzione non deve violare obblighi di precedenza, l'azienda deve essere in regola con i versamenti contributivi e con la normativa su salute e sicurezza, e l'incentivo non spetta se l'assunzione costituisce attuazione di un obbligo preesistente.

Un altro aspetto da non sottovalutare è la decorrenza. Le domande saranno presentabili dall'INPS a partire da luglio 2026. Le assunzioni effettuate prima dell'apertura della procedura telematica richiederanno una verifica puntuale sulla retroattività e sulle modalità di recupero del beneficio.

Cosa fare in concreto

Consigliamo di affrontare la valutazione dell'incentivo insieme alla pianificazione del piano assunzioni, non come adempimento successivo. La differenziazione della durata introdotta dal decreto rende infatti la scelta del profilo da assumere una decisione anche economica, oltre che organizzativa.

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Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.

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