Lavoro

Buoni pasto elettronici: fino a quanto sono esentasse

I buoni pasto elettronici godono di un'esenzione fiscale più ampia rispetto a quelli cartacei. La soglia vigente è di 8 euro al giorno. Si discute di un possibile innalzamento nella prossima legge di bilancio, ma finché la norma non è pubblicata in Gazzetta Ufficiale il dato resta quello attuale. Ecco cosa dice oggi la legge e cosa conviene monitorare.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·9 luglio 2026 ·4 min

Il fatto

Il trattamento fiscale dei buoni pasto continua a fare notizia. Circolano anticipazioni su un aumento della soglia di esenzione per i buoni elettronici, che alcune fonti collegano alla legge di bilancio 2026.

È opportuno distinguere ciò che è già norma da ciò che è ancora in discussione. Al momento in cui scriviamo, la disciplina vigente resta quella fissata dall'art. 51 del TUIR. Ogni eventuale modifica avrà effetto solo dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Inquadramento normativo

Il riferimento è l'art. 51, comma 2, lettera c), del d.P.R. 917/1986 (TUIR), come modificato dall'art. 1, comma 677, della legge 27 dicembre 2019, n. 160 (legge di bilancio 2020).

La norma prevede due soglie giornaliere di esenzione dal reddito di lavoro dipendente:

Entro questi importi il valore del buono non concorre a formare il reddito imponibile del lavoratore e non è soggetto a contribuzione. La quota eccedente, invece, è tassata come normale retribuzione.

Si tratta di limiti giornalieri, non mensili né annuali. Il divario a favore del formato elettronico è una scelta legislativa dichiaratamente orientata a incentivare la digitalizzazione.

Sull'eventuale innalzamento della soglia elettronica oltre gli 8 euro non esiste, a oggi, una disposizione confermata e pubblicata. Finché una nuova norma non entra in vigore, il dato di riferimento resta 8 euro.

Cosa cambia per lavoratori e aziende

Per il lavoratore dipendente, la parte di buono entro soglia è un beneficio netto: non figura in busta paga come imponibile. Sceglier il formato elettronico significa avere una franchigia doppia rispetto al cartaceo.

Per l'azienda, il buono pasto entro i limiti di legge è deducibile secondo le regole ordinarie sul costo del lavoro e non genera oneri contributivi sulla quota esente. La digitalizzazione riduce inoltre i costi di gestione e i rischi di dispersione.

Un punto spesso trascurato: il buono pasto non è monetizzabile. Non può essere convertito in denaro né ceduto, e va utilizzato per l'acquisto di alimenti o pasti. La sua natura resta quella di prestazione sostitutiva del servizio mensa.

Limiti operativi

Il regime di favore riguarda i lavoratori dipendenti. L'estensione a soggetti titolari di redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente (art. 50 TUIR) — ad esempio amministratori di società o collaboratori non subordinati — non è automatica.

L'accesso al regime dei buoni pasto per queste figure dipende dalla concreta riconducibilità del rapporto alla categoria dei redditi assimilati e dalle condizioni contrattuali. Va valutato caso per caso, senza dare per scontata l'esenzione.

Inoltre, il superamento della soglia giornaliera non fa perdere il beneficio sull'intero importo: resta esente la parte entro il limite, mentre concorre al reddito solo l'eccedenza.

Cosa fare in concreto

Consigliamo agli uffici del personale di attendere la fonte ufficiale prima di modificare parametri e comunicazioni: sui dati fiscali un annuncio anticipato può generare errori in busta paga e contenzioso.

Disclaimer

Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.

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