Buoni pasto elettronici e soglia di esenzione: cosa attendersi dalla Legge di Bilancio 2026
Torna il tema della soglia esentasse dei buoni pasto elettronici. Secondo le bozze della manovra 2026 il limite giornaliero salirebbe, ma alla data odierna non risulta un testo confermato in Gazzetta Ufficiale. Chiariamo il quadro vigente, i rischi di dare per certe cifre non ancora pubblicate e le mosse prudenti per aziende e lavoratori.
Il quadro vigente
I buoni pasto rientrano tra i beni e servizi che il datore di lavoro può erogare senza concorrere alla formazione del reddito di lavoro dipendente, entro limiti fissati dalla legge.
La disciplina è contenuta nell'art. 51, comma 2, lett. c) del TUIR (d.P.R. 917/1986). Le soglie giornaliere di esenzione oggi applicabili sono state fissate dalla Legge di Bilancio 2020 (l. 27 dicembre 2019, n. 160, art. 1, comma 677):
- 8 euro per i buoni pasto in formato elettronico;
- 4 euro per i buoni pasto in formato cartaceo.
La parte del valore che eccede tali importi concorre al reddito imponibile del lavoratore. Il valore superiore alla soglia, quindi, non è vietato: è semplicemente tassato per l'eccedenza.
Cosa si dice per il 2026 (e perché serve prudenza)
Secondo le bozze della manovra 2026 circolate nel dibattito parlamentare, la soglia di esenzione dei buoni pasto elettronici sarebbe destinata ad aumentare, con l'obiettivo dichiarato di incentivare la digitalizzazione del beneficio.
Avvertenza di metodo. Alla data di redazione di questo contributo non risulta pubblicato in Gazzetta Ufficiale un testo definitivo che confermi numero di legge, articolo, comma ed entità dell'incremento. Trattiamo pertanto il dato come proposta in itinere, non come norma vigente. Ogni pianificazione basata su una cifra puntuale (ad esempio 10 euro giornalieri) va considerata provvisoria fino alla pubblicazione ufficiale e alle eventuali istruzioni dell'Agenzia delle Entrate.
Questa cautela non è un tecnicismo: comunicare ai dipendenti un valore esentasse poi smentito dal testo definitivo genera contenzioso interno e possibili riprese fiscali.
Cosa cambierebbe in concreto
È utile tenere distinti due piani che spesso vengono confusi:
- Importo massimo erogabile: quanto l'azienda decide di riconoscere per ciascun buono. Non ha un tetto di legge; dipende da contratto, accordi e politica retributiva.
- Soglia di esenzione fiscale: la quota entro cui il buono non è tassato. È questa la variabile su cui interverrebbe la manovra.
Un eventuale innalzamento della soglia riduce il carico fiscale sull'eccedenza, ma non impone di aumentare il valore erogato. Un datore può continuare a erogare buoni di importo inferiore alla soglia senza alcun obbligo di adeguamento.
Perimetro soggettivo e vincoli operativi
Alcuni aspetti restano fermi a prescindere dalla manovra:
- Divieto di monetizzazione: i buoni pasto non sono cedibili, cumulabili oltre i limiti, commercializzabili o convertibili in denaro (art. 4 d.m. 122/2017). Non possono trasformarsi in una voce di cassa.
- Natura "giornaliera": la soglia è riferita alla singola giornata. Per il part-time verticale o le giornate non lavorate, il buono presuppone la prestazione lavorativa nella giornata di riferimento; erogazioni non collegate a giornate effettive vanno valutate con attenzione.
- Destinatari non subordinati: l'esenzione dell'art. 51 TUIR opera sul reddito di lavoro dipendente. Per amministratori e collaboratori occorre verificare la qualificazione del rapporto: l'assimilazione al reddito di lavoro dipendente (art. 50 TUIR) non è automatica per tutti i profili e richiede analisi caso per caso.
Va infine ricordata la distinzione con la soglia dei fringe benefit (art. 51, comma 3, TUIR): si tratta di un plafond diverso, con proprie regole e limiti annuali, che non va sommato in modo automatico alla soglia dei buoni pasto. Cumulare i due regimi senza verifica espone a errori di calcolo.
Cosa fare in concreto
- Attendere la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale prima di comunicare ai dipendenti qualsiasi nuova cifra esentasse; nel frattempo applicare le soglie vigenti (8 euro elettronici, 4 euro cartacei).
- Mappare il formato dei buoni attualmente in uso: l'eventuale beneficio riguarderebbe il formato elettronico e potrebbe rendere conveniente la conversione dal cartaceo.
- Verificare la qualificazione dei rapporti per amministratori e collaboratori prima di estendere il beneficio, evitando applicazioni indebite dell'esenzione.
- Rivedere accordi e regolamenti aziendali distinguendo importo erogato e soglia esente, così da non generare aspettative retributive vincolanti.
- Monitorare le circolari dell'Agenzia delle Entrate: le istruzioni di prassi spesso chiariscono decorrenza, cumulo e casi particolari (part-time, giornate non lavorate).
Consigliamo di trattare ogni pianificazione 2026 come reversibile finché il testo non è ufficiale, adeguando policy e comunicazioni solo dopo la conferma normativa e di prassi.
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Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners Avvocati - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.
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