Lavoro

Chiedere la busta paga al colloquio: cosa cambia con la trasparenza retributiva UE

Chiedere a un candidato la busta paga per conoscere lo stipendio precedente è una prassi diffusa nei colloqui di selezione. La Direttiva (UE) 2023/970 sulla trasparenza retributiva mira a vietarla. Il termine di recepimento per l'Italia è il 7 giugno 2026: capire cosa cambierà aiuta datori e candidati a prepararsi per tempo.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·23 giugno 2026 ·3 min

Il fatto

Durante un colloquio è frequente che il selezionatore chieda quanto guadagnava il candidato nel rapporto precedente. La richiesta serve a calibrare l'offerta economica e a verificare la "coerenza" delle pretese retributive.

Questa prassi è destinata a cambiare. La Direttiva (UE) 2023/970 sulla trasparenza retributiva interviene proprio sulla fase pre-assuntiva, limitando ciò che il datore può domandare in materia di retribuzione passata.

Inquadramento normativo

Il riferimento è la Direttiva (UE) 2023/970 del Parlamento europeo e del Consiglio del 10 maggio 2023, in materia di trasparenza retributiva e meccanismi di applicazione del principio di parità tra uomini e donne.

Due articoli sono centrali. L'art. 5 impone al datore obblighi informativi verso il candidato sulla retribuzione iniziale o sulla relativa fascia, prima del colloquio. L'art. 8 stabilisce il punto chiave: il datore di lavoro non può chiedere ai candidati informazioni sulla loro retribuzione attuale o relativa ai rapporti di lavoro precedenti.

La direttiva non è direttamente applicabile: va recepita dagli Stati membri. Il termine fissato dall'Unione è il 7 giugno 2026. Le regole operative dipenderanno quindi dal decreto di recepimento italiano: alla data odierna occorre ragionare sull'impianto della direttiva, in attesa del provvedimento attuativo.

Va considerato anche il versante privacy. Lo storico retributivo è un dato personale: il suo trattamento è soggetto al Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR) e al d.lgs. 196/2003. Il principio di minimizzazione (art. 5 GDPR) impone di raccogliere solo i dati adeguati, pertinenti e limitati a quanto necessario rispetto alla finalità dichiarata.

Cosa cambia in concreto

La distinzione utile è tra "cosa hai fatto" e "quanto hai preso". Verificare l'esperienza professionale, le mansioni e le competenze resta pienamente legittimo. Indagare la cifra percepita nel rapporto precedente è ciò che l'art. 8 della direttiva intende vietare.

Il problema nasce con le richieste elusive. Chiedere la busta paga "per documentare l'esperienza" espone comunque il dato economico, perché il documento riporta importi e voci retributive. In questi casi la finalità formale (l'esperienza) non basta: se il documento veicola anche la retribuzione, l'oscuramento delle cifre diventa la soluzione coerente con la minimizzazione dei dati.

Secondo l'impianto della direttiva, una volta recepita, il candidato dovrebbe poter evitare di comunicare la propria retribuzione passata. Le modalità esatte — e gli eventuali effetti del rifiuto — saranno definite dal decreto di recepimento.

Cosa fare in concreto

Per i datori di lavoro:

Per i candidati:

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Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners Avvocati. Non costituisce parere legale.

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