Condominio

Caduta in una buca sul marciapiede: chi paga il risarcimento

Cadere a causa di una buca o di una pavimentazione dissestata genera un danno risarcibile. La responsabilità ricade su chi ha la custodia del marciapiede – Comune o condominio – secondo l'art. 2051 c.c. Anche di giorno l'ente non si libera in automatico: ciò che conta è se l'insidia fosse concretamente percepibile dal pedone.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·29 giugno 2026 ·5 min

Il fatto e il principio applicabile

Una caduta dovuta a una buca, a una mattonella divelta o a un dislivello non segnalato non è una semplice disavventura: può tradursi in un danno risarcibile a carico di chi era tenuto a custodire e mantenere in sicurezza quel tratto di pavimentazione.

La regola di riferimento è l'art. 2051 del Codice civile, che disciplina la responsabilità per danno da cose in custodia. Si tratta di una forma di responsabilità aggravata: chi ha la custodia del bene risponde dei danni provocati dalla cosa stessa, salvo che provi il caso fortuito, cioè un evento imprevedibile e inevitabile che ha interrotto il nesso tra la cosa e il danno. L'onere di questa prova grava sul custode, non sul danneggiato.

Chi è il custode: proprietà formale e potere di controllo

Il punto centrale è individuare chi sia il custode. Non rileva solo la proprietà formale del bene, ma il potere effettivo di controllo, vigilanza e manutenzione. È custode chi può materialmente intervenire sulla cosa per prevenire i pericoli.

Nel caso dei marciapiedi la titolarità è di norma del Comune. Esistono però situazioni in cui la manutenzione di porzioni di pavimentazione – ad esempio l'accesso pedonale a un fabbricato, una rampa o un'area frontistante – ricade su un condominio in forza di obblighi specifici, convenzioni urbanistiche o di un uso esclusivo. In questi casi la custodia, e con essa la responsabilità, può spostarsi sul condominio.

Può anche configurarsi una responsabilità concorrente. Esempio: un marciapiede comunale viene danneggiato da lavori commissionati da un condominio sul proprio passo carrabile, e nessuno ripristina lo stato dei luoghi. Se un pedone cade, il giudice può ripartire il risarcimento tra Comune e condominio in proporzione al rispettivo apporto causale, valutando chi avesse il dovere – e la concreta possibilità – di eliminare il pericolo.

La luce diurna non esclude il risarcimento

Un equivoco frequente è ritenere che, se l'incidente avviene di giorno e con buona visibilità, il danneggiato sia automaticamente responsabile della propria caduta. Non è così.

La giurisprudenza di merito – in linea con i criteri fissati dalle Sezioni Unite della Cassazione nel 2022 in tema di responsabilità da custodia e condotta del danneggiato – ha chiarito che la luce non basta a escludere il risarcimento. Ciò che conta è la concreta percepibilità dell'insidia: una buca non visibile perché coperta da fogliame, da un'ombra, da acqua piovana o collocata in un punto che distrae l'attenzione resta pericolosa anche in pieno giorno. La valutazione è sempre concreta, non astratta.

Il concorso colposo del danneggiato

Resta fermo il dovere di ordinaria attenzione del pedone. L'art. 1227 del Codice civile prevede che, se il danneggiato ha contribuito a causare il danno con la propria condotta, il risarcimento è ridotto in proporzione alla gravità della sua colpa.

Camminare distratti sul cellulare, percorrere un tratto chiaramente transennato o ignorare una segnalazione visibile può quindi ridurre – e nei casi più gravi azzerare – l'importo riconosciuto. Il custode non si libera dell'intera responsabilità invocando genericamente la disattenzione: deve dimostrare che l'insidia era talmente evidente da rendere la caduta frutto esclusivo della condotta imprudente del pedone.

Attenzione ai termini: la prescrizione

L'azione risarcitoria non è esercitabile senza limiti di tempo. Trattandosi di responsabilità da fatto illecito, il diritto al risarcimento si prescrive in cinque anni dal giorno in cui si è verificato il danno, ai sensi dell'art. 2947 c.c. Trascorso questo termine senza un valido atto interruttivo, la pretesa non è più tutelabile. È quindi essenziale attivarsi tempestivamente.

Cosa fare in concreto

Consigliamo di non sottovalutare la fase iniziale: la solidità della documentazione raccolta nelle prime ore incide in modo determinante sull'esito di un'eventuale richiesta risarcitoria.

Disclaimer. Contributo informativo a cura di Tamburro Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners Avvocati. Non costituisce parere legale. Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.
Una conversazione con lo studio

Ogni condominio ha una storia a sé.

Se gestisci un'amministrazione e vuoi un confronto su una specifica questione condominiale, scrivi allo studio. Ti rispondiamo entro un giorno lavorativo.