Aste Giudiziarie

Canone vile e asta giudiziaria: quando l'affitto non vale contro chi compra

Chi acquista un immobile all'asta non sempre è tenuto a rispettare il contratto di affitto in corso. Se il canone è troppo basso rispetto al valore di mercato, la locazione può essere inopponibile all'aggiudicatario. Un filtro oggettivo, previsto dal Codice civile, che incide sulla reale convenienza dell'investimento e va valutato prima di formulare l'offerta.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·26 ottobre 2026 ·5 min

Il problema: comprare un immobile già affittato

L'immobile venduto all'asta può essere occupato da un conduttore con un contratto di locazione in corso. La domanda pratica è una sola: chi si aggiudica il bene deve subire quel contratto, oppure può liberare l'immobile?

La risposta non è automatica. Dipende da due filtri distinti, entrambi disciplinati dall'art. 2923 del Codice civile. Il primo riguarda la data certa del contratto. Il secondo riguarda l'ammontare del canone.

Primo filtro: la data certa

Per essere opponibile all'aggiudicatario, la locazione deve avere data certa anteriore al pignoramento (art. 2923, comma 1, cod. civ.). La "data certa" è una data non contestabile perché risultante, ad esempio, dalla registrazione del contratto presso l'Agenzia delle Entrate.

Il comma 2 prevede un'eccezione a favore del conduttore: anche in mancanza di data certa, la locazione può essere opponibile se il conduttore aveva la detenzione dell'immobile in epoca anteriore al pignoramento, purché provata con certezza.

Il comma 3 aggiunge limiti ulteriori: l'acquirente non è comunque tenuto a rispettare la locazione per la durata eccedente i nove anni, né a riconoscere i pagamenti di canoni anticipati non opponibili.

Secondo filtro: il canone vile

Il punto più rilevante è contenuto nell'art. 2923, comma 4, cod. civ. La norma stabilisce che l'acquirente non è tenuto a rispettare la locazione quando il canone pattuito è inferiore di oltre un terzo rispetto al giusto prezzo di mercato o al canone risultante da precedenti locazioni.

Attenzione al calcolo, spesso frainteso. "Inferiore di oltre un terzo" significa che il canone pattuito è pari o inferiore a circa due terzi del valore di riferimento. Se il canone di mercato è 900 euro, la soglia critica si colloca intorno ai 600 euro: sotto quella misura la locazione rischia di essere inopponibile. Non si tratta quindi di un semplice scostamento percentuale astratto, ma di un rapporto tra il canone reale e il valore di riferimento.

Il presupposto è oggettivo: per far valere l'inopponibilità non occorre dimostrare un intento fraudolento del debitore o un accordo simulato con il conduttore. È sufficiente che il canone risulti, in concreto, troppo basso. La ratio è chiara: evitare che il debitore esecutato, poco prima o durante la procedura, deprima il valore dell'immobile stipulando contratti di comodo a canone irrisorio.

La valutazione del "giusto prezzo" passa, di norma, dalla perizia di stima del CTU, che indica il valore locativo di mercato dell'immobile. È da quel dato che si misura lo scostamento.

Come si fa valere l'inopponibilità

L'inopponibilità non opera in modo automatico. Non è il contratto a "cadere" da solo: è l'aggiudicatario che deve farla valere nei confronti del conduttore. Nella prassi delle procedure esecutive, lo strumento è di regola l'istanza al giudice dell'esecuzione, anche in connessione con l'ordine di liberazione disciplinato dall'art. 560 cod. proc. civ.; in altri casi la questione viene affrontata in un autonomo giudizio nei confronti del conduttore. Trattandosi di prassi applicative che variano tra uffici giudiziari, l'inquadramento concreto va verificato caso per caso.

Gli orientamenti di merito registrati negli ultimi anni confermano la lettura rigorosa della norma: il canone vile rende il contratto inopponibile anche in assenza di prova della frode. Non riportiamo le singole pronunce perché l'indirizzo è sostanzialmente coerente e ciò che conta, sul piano operativo, è il principio.

Cosa fare in concreto

  1. Leggi la perizia prima di offrire. Verifica se l'immobile è occupato e a quale titolo, confrontando il canone indicato con il valore locativo stimato dal CTU.
  2. Calcola lo scostamento correttamente. Confronta il canone pattuito con i due terzi del valore di mercato: se il canone è pari o inferiore a quella soglia, valuta il profilo dell'inopponibilità.
  3. Controlla la data certa e la detenzione. Verifica registrazione del contratto e momento di ingresso del conduttore rispetto al pignoramento.
  4. Non dare per scontata la liberazione. Metti in conto tempi e strumenti necessari per far valere l'inopponibilità dopo l'aggiudicazione.
  5. Chiedi assistenza prima dell'offerta. La convenienza dell'acquisto all'asta si misura sui dati, non sul solo prezzo base: un'analisi preventiva dei profili locativi evita sorprese.

Perché conta

Un immobile a buon prezzo ma vincolato a un affitto inopponibile incerto può trasformarsi in un investimento problematico. Conoscere in anticipo come operano i due filtri dell'art. 2923 cod. civ. consente di valutare il rischio in modo informato e di quantificarlo prima di impegnarsi con un'offerta.

Disclaimer. Contributo informativo a cura di Tamburro Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners Avvocati. Non costituisce parere legale. Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.
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