Contrattualistica

Classe energetica falsa nella compravendita: i rimedi per chi compra casa

Un attestato di prestazione energetica non veritiero non è un dettaglio formale. Il Tribunale di Trani, con sentenza del 2022, ha qualificato la classe energetica falsa come vendita di un bene diverso da quello pattuito, aprendo all'acquirente la strada del risarcimento del danno nel termine ordinario di dieci anni. Una pronuncia che incide sul valore reale dell'immobile e sui rimedi disponibili.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·6 giugno 2026 ·4 min

Il caso e la qualificazione del Tribunale di Trani

Il Tribunale di Trani, con pronuncia del 2022, ha affrontato un'ipotesi ricorrente: la compravendita di un immobile dichiarato in una determinata classe energetica che, in concreto, risultava molto inferiore a quella indicata nell'Attestato di Prestazione Energetica (APE).

Il giudice non ha trattato la discrepanza come un semplice vizio della cosa venduta, ma come una vera e propria *vendita aliud pro alio*. Si tratta di un'espressione latina che indica la consegna di una cosa diversa da quella pattuita: il bene appartiene, per le sue caratteristiche essenziali, a un genere differente rispetto a quanto promesso. In questi casi non si discute di un'imperfezione del bene, ma del fatto che l'acquirente ha ricevuto qualcosa di sostanzialmente diverso.

Inquadramento normativo

La distinzione è decisiva sul piano dei termini.

Il rimedio ordinario per i difetti del bene venduto è quello previsto dall'art. 1495 c.c., che impone all'acquirente termini stringenti: la denuncia del vizio entro otto giorni dalla scoperta e l'azione entro un anno dalla consegna. Termini brevi, spesso già scaduti quando il problema emerge.

Quando però la difformità è tale da integrare *aliud pro alio*, non operano i termini decadenziali dell'art. 1495 c.c. Si applica invece la disciplina generale dell'inadempimento contrattuale: l'art. 1453 c.c. consente all'acquirente di chiedere, a sua scelta, l'adempimento o la risoluzione del contratto, sempre con il risarcimento del danno. L'azione si prescrive nel termine ordinario di dieci anni.

La classificazione energetica, secondo il Tribunale, attiene a una qualità essenziale dell'immobile, perché incide sul valore di mercato e sui costi di gestione. Una classe falsa non è quindi un vizio minore, ma una difformità che colpisce l'identità stessa del bene.

Implicazioni pratiche per chi compra

Per l'acquirente la differenza è sostanziale. Con la qualificazione come *aliud pro alio* si esce dalla trappola dei termini brevi: chi scopre la difformità anche a distanza di anni può ancora agire, purché entro il decennio.

Il danno risarcibile può comprendere il minor valore dell'immobile rispetto al prezzo pagato e i maggiori costi energetici sostenuti e prevedibili. In presenza di una difformità grave, è possibile chiedere anche la risoluzione del contratto.

Resta però un punto da non sottovalutare: la prova. L'acquirente deve dimostrare che la classe energetica reale è diversa da quella dichiarata e che lo scostamento è significativo. Serve un accertamento tecnico, in genere una nuova certificazione redatta da un professionista abilitato.

Per il proprietario venditore e per il tecnico che ha redatto l'APE, la pronuncia segnala un'esposizione di responsabilità più ampia e prolungata nel tempo.

Cosa fare in concreto

La pronuncia del Tribunale di Trani non è un orientamento universalmente consolidato e ogni controversia va esaminata alla luce delle clausole contrattuali concrete e della gravità della difformità. Resta però un riferimento utile per chi si trova davanti a un immobile che consuma molto più di quanto promesso.

Disclaimer

Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners Avvocati. Non costituisce parere legale.

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