Contrattualistica

Clausole vessatorie nella polizza assicurativa: quando serve la doppia firma

Non tutte le clausole di una polizza assicurativa richiedono una seconda sottoscrizione. La legge impone la doppia firma solo per le clausole vessatorie, che limitano diritti o responsabilità. Distinguere queste dalle clausole che definiscono l'oggetto del rischio è decisivo: dalla corretta qualificazione dipende la validità stessa della clausola e la portata effettiva della copertura assicurativa.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·29 luglio 2026 ·4 min

Il problema: quali clausole vanno firmate due volte

Chi sottoscrive una polizza si trova spesso di fronte a un modulo predisposto dalla compagnia, con condizioni standardizzate che l'assicurato accetta in blocco. Per alcune di queste condizioni la legge richiede una tutela rafforzata: la doppia sottoscrizione, cioè una seconda firma specifica e distinta da quella apposta sul contratto nel suo complesso.

La ragione è semplice. Chi predispone il testo (la compagnia) può inserire clausole particolarmente svantaggiose per la controparte. La seconda firma serve a garantire che l'assicurato ne abbia avuto effettiva consapevolezza.

Inquadramento normativo: l'art. 1341, secondo comma, c.c.

La disciplina è contenuta nell'art. 1341, secondo comma, del codice civile. La norma prevede che, nei contratti conclusi mediante moduli o formulari, non hanno effetto se non specificamente approvate per iscritto le clausole che stabiliscono, a favore di chi le ha predisposte:

È opportuno chiarire un possibile equivoco terminologico. Il termine "vessatorio" ricorre sia nell'art. 1341 c.c. sia nel Codice del consumo (D.Lgs. 206/2005), ma con significato tecnico diverso. Nell'art. 1341 c.c. la vessatorietà riguarda categorie tassative di clausole a prescindere dallo squilibrio contrattuale e la sanzione è la doppia firma. Nel Codice del consumo la clausola è vessatoria quando determina un significativo squilibrio a carico del consumatore, e la sanzione è la nullità di protezione. Sono piani distinti, che non vanno sovrapposti.

La distinzione decisiva: delimitazione del rischio o limitazione di responsabilità

Il punto centrale, nella prassi assicurativa, è la distinzione tra due tipi di clausole.

Le clausole che delimitano l'oggetto del rischio definiscono i confini della copertura: individuano quali eventi, quali beni o quali situazioni sono assicurati. Queste clausole *non* sono vessatorie e non richiedono la doppia firma, perché non limitano una responsabilità già assunta: stabiliscono a monte il perimetro della prestazione.

Le clausole che limitano la responsabilità della compagnia intervengono invece su un rischio già coperto, riducendo o escludendo l'obbligo di indennizzo al verificarsi di determinate condizioni. Queste rientrano nell'art. 1341 c.c. e richiedono la seconda sottoscrizione.

L'orientamento giurisprudenziale

Secondo l'orientamento consolidato della Cassazione Civile in materia assicurativa (status: da verificare quanto agli estremi puntuali), la qualificazione non dipende dalla formulazione letterale ma dalla funzione sostanziale della clausola.

Rileva in particolare il caso della clausola che, sotto la veste formale di delimitazione dell'oggetto del rischio, restringe surrettiziamente la copertura, operando in concreto come limitazione di responsabilità. In tali ipotesi il giudice procede a una riqualificazione sostanziale: la clausola viene trattata come limitativa di responsabilità e, in assenza di doppia firma, è priva di effetto. Ciò che conta è l'effetto reale sull'obbligo indennitario, non l'etichetta scelta dalla compagnia.

Cosa cambia per l'assicurato

La mancanza della seconda firma su una clausola effettivamente limitativa di responsabilità ne comporta l'inefficacia. In concreto, la compagnia non può opporre all'assicurato una limitazione che avrebbe dovuto essere approvata specificamente e non lo è stata. La copertura, in quel caso, opera senza il limite non validamente pattuito.

La questione emerge quasi sempre nella fase patologica del rapporto, cioè quando si chiede l'indennizzo e la compagnia lo nega invocando una clausola di esclusione. È in quel momento che la corretta qualificazione della clausola diventa dirimente.

Cosa fare in concreto

Disclaimer

Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners Avvocati. Non costituisce parere legale.

Disclaimer. Contributo informativo a cura di Tamburro Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners Avvocati. Non costituisce parere legale. Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.
Una conversazione con lo studio

Ogni contratto ha il suo equilibrio.

Se vuoi una revisione delle clausole o una redazione su misura, scrivi allo studio. Ti rispondiamo entro un giorno lavorativo.