Commissioni POS sotto i 10 euro: cosa cambia con l'accordo di settore
Un'intesa tra banche, prestatori di servizi di pagamento e associazioni di categoria prevede di eliminare le commissioni sui pagamenti POS fino a 10 euro e ridurle sotto i 30. Non è una legge, ma un accordo di settore: il distinguo è decisivo per capire chi è davvero vincolato e cosa cambia nei singoli contratti di convenzionamento già in essere.
Il fatto
È stata annunciata un'intesa tra l'Associazione bancaria italiana (ABI), i prestatori di servizi di pagamento (PSP) e le principali associazioni di categoria del commercio e dell'artigianato — tra cui Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, CNA e Fipe — per azzerare le commissioni applicate dagli esercenti sui pagamenti con POS di importo fino a 10 euro e ridurle per le transazioni sotto i 30 euro.
Il punto da chiarire subito: non si tratta di una legge che impone l'azzeramento, ma di un accordo di settore. La differenza non è formale. Una norma di legge vincolerebbe tutti gli operatori e prevedrebbe sanzioni; un accordo quadro tra associazioni produce effetti solo nella misura in cui viene recepito nei singoli contratti tra banca/PSP e commerciante. Chi non aderisce, o chi ha un contratto in corso a condizioni diverse, non vede modificato automaticamente il proprio rapporto.
Perché la commissione pesa sulle micro-transazioni
La commissione POS è composta da più voci. Una parte è la cosiddetta *interchange fee*, cioè la quota che la banca dell'esercente riconosce alla banca emittente della carta. Su questa componente interviene il Regolamento UE 2015/751, che pone tetti massimi (0,2% per le carte di debito, 0,3% per quelle di credito sui circuiti a quattro parti).
Il problema è che a queste percentuali si aggiungono commissioni fisse per operazione. Su un pagamento da 3 euro una commissione fissa anche modesta incide in proporzione molto più che su un acquisto da 100 euro. È questa sproporzione sulle micro-transazioni che l'accordo intende correggere, rendendo meno oneroso per l'esercente accettare la carta anche per piccoli importi.
L'aggancio con l'obbligo di accettazione
Il tema si collega all'obbligo di accettare i pagamenti elettronici. L'art. 15 del D.L. 179/2012, più volte modificato, impone agli esercenti e ai professionisti di accettare pagamenti con carta di debito e credito, con sanzioni in caso di rifiuto. L'incentivo economico introdotto dall'accordo si muove proprio su questo fronte: ridurre il costo dell'accettazione rende più sostenibile un obbligo che, sulle micro-transazioni, era spesso percepito come penalizzante.
Il profilo concorrenziale
Un accordo che coinvolge la generalità degli operatori bancari e dei PSP su un parametro sensibile come il costo del servizio attira l'attenzione dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato. Le intese tra imprese che fissano o coordinano condizioni economiche possono ricadere nel divieto previsto dall'art. 101 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea e, sul piano interno, dall'art. 2 della Legge 287/1990.
Non ogni accordo di categoria è illecito: un'intesa che riduce i costi a vantaggio dei consumatori e degli esercenti può essere compatibile. Tuttavia la linea che separa un beneficio diffuso da un'intesa restrittiva — ad esempio se l'accordo finisse per uniformare anche le condizioni sulle transazioni non agevolate — è sottile. È per questo che la vigilanza dell'Antitrust sull'attuazione dell'iniziativa è rilevante.
Implicazioni pratiche per l'esercente
Per commercianti e professionisti l'effetto concreto dipende dal proprio contratto di convenzionamento POS. Un accordo quadro tra associazioni non modifica in automatico i contratti già sottoscritti: occorre verificare se e quando la propria banca o il proprio PSP recepisce le nuove condizioni, e con quali modalità di comunicazione.
Il beneficio reale, inoltre, va misurato sull'insieme delle voci di costo (canone del terminale, commissioni sulle fasce di importo non agevolate, costi di noleggio) e non sulla singola voce azzerata.
Cosa fare in concreto
- Reperire il contratto di convenzionamento POS in essere e individuare le voci di costo attualmente applicate per fascia di importo.
- Verificare se la propria banca o il proprio PSP ha aderito all'iniziativa e da quale data le nuove condizioni sono operative.
- Valutare il costo complessivo annuo del servizio, non la singola voce di commissione, per stimare l'impatto effettivo.
- Controllare le modalità con cui eventuali modifiche contrattuali vengono comunicate e i termini per esprimere accettazione o recesso.
- Conservare le comunicazioni ricevute, utili a verificare la corretta applicazione delle condizioni concordate.
Il risparmio effettivo si misura sulle condizioni concretamente applicate al singolo rapporto, non sul messaggio promozionale dell'iniziativa.
Disclaimer
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