Concorsi pubblici: legittimo premiare i neolaureati
Con la sentenza n. 15825/2025 il TAR Lazio ha ritenuto legittimo attribuire un punteggio maggiorato a chi ha conseguito la laurea da poco tempo. Una scelta orientata al ricambio generazionale, che incide sui criteri di valutazione dei titoli e apre interrogativi sulla parità di trattamento tra candidati di diverse fasce d'età.
Il caso
Il TAR Lazio, con la sentenza n. 15825/2025, ha respinto il ricorso di un candidato che contestava un bando di concorso pubblico. Il bando attribuiva un punteggio doppio ai titoli di studio conseguiti di recente rispetto a quelli più risalenti nel tempo.
La tesi del ricorrente era lineare: penalizzare chi si è laureato molti anni prima significherebbe discriminare in base all'età, in violazione dei principi di uguaglianza e di parità di accesso ai pubblici uffici. Il giudice amministrativo ha respinto questa lettura, ritenendo che il criterio risponda a una finalità legittima: favorire il ricambio generazionale nella pubblica amministrazione e riequilibrare gli svantaggi strutturali dei giovani candidati.
Inquadramento normativo
L'accesso ai pubblici impieghi è regolato dall'art. 97 della Costituzione, che impone il concorso come regola generale, e dall'art. 35 del d.lgs. 165/2001, che richiede meccanismi di selezione improntati a imparzialità, economicità e oggettività dei criteri di valutazione.
La parità di trattamento incontra però un limite logico: il principio di uguaglianza (art. 3 Cost.) non vieta ogni differenziazione, ma solo quelle irragionevoli o arbitrarie. Trattare in modo diverso situazioni oggettivamente diverse non costituisce discriminazione. Il TAR Lazio ha collocato qui la propria decisione: la maggiore attualità delle competenze acquisite con una laurea recente è un dato che l'amministrazione può legittimamente valorizzare, purché il criterio sia stabilito in via generale e astratta nel bando, e non costruito su misura per favorire singoli candidati.
Resta fermo, peraltro, il divieto di discriminazione fondata sull'età sancito dal d.lgs. 216/2003, attuativo della direttiva 2000/78/CE. La differenza decisiva è che il criterio censurato non guardava all'età anagrafica del candidato, ma alla data di conseguimento del titolo: un parametro neutro, applicabile anche a chi si laurea tardi.
Implicazioni pratiche
Per chi partecipa ai concorsi pubblici, la pronuncia conferma che la composizione del punteggio non è una variabile secondaria. I bandi possono attribuire pesi differenziati ai titoli, e la recente attualità della formazione può tradursi in un vantaggio concreto in graduatoria.
Per i candidati con titoli risalenti, il messaggio è duplice. Da un lato, non possono invocare automaticamente la discriminazione per ogni criterio che li penalizzi. Dall'altro, conservano spazio di tutela quando il criterio appare manifestamente irragionevole, sproporzionato rispetto alla finalità dichiarata, o privo di un collegamento effettivo con le competenze richieste dal posto messo a concorso.
Per le amministrazioni, la sentenza offre una conferma ma non un via libera generalizzato: ogni criterio premiale deve reggere il vaglio di ragionevolezza e proporzionalità, ed essere coerente con il profilo professionale ricercato.
Cosa fare in concreto
- Leggi il bando per intero, prima di candidarti. Verifica come sono pesati i titoli e se la data di conseguimento incide sul punteggio: è il momento per valutare la propria posizione, non dopo la graduatoria.
- Conserva la documentazione dei titoli e degli aggiornamenti professionali. Master, corsi di perfezionamento e certificazioni recenti possono compensare un titolo principale risalente.
- Annota i termini di impugnazione. Il ricorso al TAR avverso il bando o la graduatoria va proposto, di regola, entro 60 giorni; le clausole immediatamente lesive vanno spesso contestate subito.
- Valuta una contestazione solo su basi solide. Un criterio penalizzante non è di per sé illegittimo: occorre dimostrarne l'irragionevolezza o la sproporzione rispetto alla finalità.
- Richiedi una verifica preventiva del bando se ritieni che un criterio incida in modo determinante sulla tua posizione, prima della scadenza dei termini.
In sintesi
La decisione del TAR Lazio rafforza la discrezionalità dell'amministrazione nel definire criteri di selezione orientati al ricambio generazionale. Non elimina, però, il controllo di legittimità: la differenziazione resta ammessa solo se ragionevole, proporzionata e ancorata alle esigenze del posto. Per i candidati, la chiave è leggere il bando con attenzione e agire nei tempi corretti.
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*Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.*
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