Terzo Settore

Contrasto alla povertà: il ruolo del Terzo settore tra ADI e PNRR

Il monitoraggio Caritas del giugno 2026 segnala una povertà in crescita e rilancia il tema delle misure di contrasto. Per gli enti del Terzo settore non è solo una questione sociale: la partecipazione all'Assegno di Inclusione e ai progetti PNRR comporta obblighi, opportunità e responsabilità precise che conviene conoscere prima di candidarsi.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·24 giugno 2026 ·4 min

Il quadro

Il rapporto di Caritas Italiana presentato il 22 giugno 2026 conferma una tendenza nota: la povertà assoluta resta elevata e si concentra su famiglie numerose, minori e nuclei con lavoratori a basso reddito. Sul piano operativo, il documento mette in fila le iniziative nazionali e regionali — tra cui interventi della Regione Basilicata — e richiama due assi portanti: l'Assegno di Inclusione (ADI) e le misure finanziate dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Per gli enti del Terzo settore questo non è un semplice dato di contesto. È la cornice entro cui si decidono finanziamenti, accreditamenti e convenzioni con i Comuni e gli ambiti territoriali sociali.

Inquadramento normativo

L'Assegno di Inclusione è disciplinato dal D.L. 4 maggio 2023, n. 48, convertito con modificazioni dalla L. 3 luglio 2023, n. 85. È la misura che ha sostituito il Reddito di cittadinanza per i nuclei con componenti minori, anziani o disabili. Il beneficio è subordinato all'adesione a un percorso di inclusione sociale e lavorativa, gestito tramite il Patto di attivazione digitale e i Patti per l'inclusione sottoscritti con i servizi sociali.

In questo percorso il Terzo settore ha un ruolo non eventuale. Il Codice del Terzo settore (D.Lgs. 3 luglio 2017, n. 117) prevede agli artt. 55-57 gli strumenti di co-programmazione, co-progettazione e convenzione tra pubblica amministrazione ed enti, confermati nella loro legittimità dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 131/2020. È su queste basi che gli ETS partecipano alla progettazione dei servizi di contrasto alla povertà, anche con risorse PNRR (in particolare la Missione 5, dedicata a inclusione e coesione).

Implicazioni pratiche

Per un'associazione, una cooperativa sociale o una fondazione che opera nel sociale, il messaggio è duplice.

Da un lato si aprono spazi di collaborazione strutturata: la co-progettazione consente di costruire i servizi insieme all'ente pubblico, senza la logica meramente competitiva dell'appalto. Dall'altro lato aumentano gli oneri di compliance. Gestire fondi PNRR significa rispettare regole stringenti su rendicontazione, tracciabilità della spesa, principio del "non arrecare danno significativo" (DNSH) e termini di attuazione perentori.

Chi affianca i beneficiari dell'ADI, inoltre, tratta dati personali sensibili — condizione economica, stato di salute, situazione familiare. Ciò impone un trattamento conforme al GDPR e una chiara definizione dei ruoli tra ente pubblico titolare e ETS responsabile o autonomo titolare del trattamento.

Un errore frequente è sottovalutare il profilo della responsabilità: un rendiconto inesatto o un mancato rispetto delle condizionalità può comportare la revoca del finanziamento e la richiesta di restituzione delle somme, con possibili riflessi sugli amministratori dell'ente.

Cosa fare in concreto

  1. Verificare i requisiti di iscrizione al RUNTS. Senza iscrizione al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore l'ente non accede a co-progettazione e convenzioni ex artt. 55-57 CTS. Controllate sezione di appartenenza e regolarità degli adempimenti.
  2. Mappare gli avvisi territoriali. Monitorate gli ambiti sociali e le Regioni per i bandi di co-progettazione legati ad ADI e Missione 5 PNRR, con attenzione a scadenze e criteri di ammissibilità.
  3. Strutturare la rendicontazione fin dall'inizio. Predisponete procedure interne per tracciabilità della spesa, conservazione documentale e rispetto delle clausole DNSH prima di ricevere i fondi, non dopo.
  4. Definire i ruoli privacy. Formalizzate per iscritto chi è titolare e chi responsabile del trattamento dei dati dei beneficiari, con nomine e istruzioni operative agli operatori.
  5. Adeguare governance e statuto. Verificate che l'oggetto sociale e i poteri degli organi siano coerenti con le attività finanziate, per evitare contestazioni in sede di controllo.

La crescita della domanda sociale offre al Terzo settore un ruolo centrale. Coglierlo richiede però rigore gestionale almeno pari alla motivazione che muove questi enti. Consigliamo di valutare ogni candidatura anche sotto il profilo degli obblighi che genera, e non solo delle risorse che promette.

Disclaimer

Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.

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