Lavoro

Contratto a termine scaduto: quante volte si può rinnovare

Il contratto a tempo determinato non può essere rinnovato all'infinito. Tra durata massima complessiva, numero di proroghe consentite, obbligo di causale e intervalli minimi tra un contratto e l'altro, le regole sono stringenti. Superarle espone il datore alla conversione del rapporto in tempo indeterminato. Ecco cosa prevede oggi la normativa e come muoversi prima di ogni scadenza.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·21 giugno 2026 ·4 min

Il quadro: proroga e rinnovo non sono la stessa cosa

La prima distinzione da fissare è tecnica ma decisiva.

La proroga è la continuazione dello stesso contratto, senza soluzione di continuità, per spostarne in avanti la scadenza. Il rapporto resta uno solo.

Il rinnovo è invece la stipula di un nuovo contratto a termine dopo che il precedente è scaduto. Sono due rapporti distinti, separati da un intervallo temporale.

La differenza incide su limiti, causali e obblighi di forma. Confonderle è uno degli errori più frequenti nella gestione del personale a termine.

Inquadramento normativo

La disciplina è contenuta nel D.Lgs. n. 81/2015, profondamente rimaneggiato dal D.L. n. 48/2023 (cosiddetto Decreto Lavoro), convertito nella L. n. 85/2023.

L'art. 19, comma 1, fissa la durata massima del singolo contratto a termine in 12 mesi. Entro questa soglia il primo contratto è *acausale*: non occorre indicare una ragione giustificatrice. Oltre i 12 mesi, il contratto può durare fino a un massimo di 24 mesi solo in presenza di una causale.

Le causali ammesse, come riformulate dal Decreto Lavoro, sono: le esigenze previste dalla contrattazione collettiva (anche di livello aziendale); in assenza di previsioni collettive, le esigenze tecniche, organizzative o produttive individuate dalle parti, entro il termine transitorio fissato dalla legge; le esigenze sostitutive di altri lavoratori.

L'art. 19, comma 2, stabilisce che, ai fini del tetto dei 24 mesi, si computano anche i periodi di lavoro svolti in somministrazione a termine tra gli stessi soggetti, per mansioni di pari livello e categoria legale. Si tratta di un dettaglio spesso trascurato che può anticipare la soglia di saturazione.

L'art. 21, comma 1, disciplina le proroghe: il contratto può essere prorogato al massimo 4 volte nell'arco dei 24 mesi, a prescindere dal numero dei rinnovi. In caso di superamento, dalla quinta proroga il singolo rapporto contrattuale si considera a tempo indeterminato.

Il regime delle causali dopo il Decreto Lavoro

Sul punto serve precisione, perché la formula "serve sempre la causale" è inesatta.

La causale è richiesta in tre situazioni: quando il primo contratto supera i 12 mesi; quando, sommando più rapporti, si oltrepassano i 12 mesi complessivi; nel rinnovo, secondo le condizioni introdotte dal D.L. 48/2023.

Entro i 12 mesi e per il primo contratto, invece, vige l'acausalità. Attenzione: l'acausalità del primo contratto non si estende automaticamente a ogni successivo rinnovo. Va valutata di volta in volta la durata complessiva maturata.

Un ruolo centrale lo gioca la contrattazione collettiva: i contratti nazionali, territoriali o aziendali possono individuare le ipotesi di causale, modificando di fatto i margini operativi. Prima di stipulare conviene verificare cosa prevede il CCNL applicato.

Gli intervalli: la regola dello stop and go

Tra un contratto scaduto e il suo rinnovo deve intercorrere un intervallo minimo (art. 21, comma 2):

Il rinnovo stipulato prima del decorso di questi termini comporta la trasformazione del rapporto a tempo indeterminato.

Implicazioni pratiche

Per il datore di lavoro. Ogni proroga e ogni rinnovo va pianificato tenendo conto della durata già maturata, dei periodi in somministrazione e degli intervalli minimi. Un errore di computo si traduce nella conversione automatica del contratto, con i relativi costi e contenziosi.

Per il lavoratore. La normativa offre presidi concreti: il superamento dei 24 mesi, della quinta proroga o degli intervalli minimi può fondare la richiesta di accertamento del rapporto a tempo indeterminato. È utile conservare copia di tutti i contratti e ricostruire la cronologia esatta dei rapporti.

Cosa fare in concreto

È opportuno verificare i contratti in scadenza prima di ogni rinnovo, anche alla luce della disciplina collettiva applicabile.

Disclaimer

Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.

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