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Criticare la competenza di un avvocato non è sempre diffamazione

La Corte di Cassazione è tornata sul confine tra critica professionale e diffamazione. Secondo il principio affermato, giudicare duramente la competenza di un avvocato non integra reato quando l'affermazione poggia su fatti veri, resta nel perimetro del rapporto di lavoro e non raggiunge una pluralità di persone. Un chiarimento utile a chi opera, e comunica, in contesti professionali e digitali.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·17 ottobre 2026 ·4 min

Il caso e il principio

La questione affrontata riguarda un cittadino che aveva criticato in modo severo la competenza del proprio avvocato. La Cassazione ha escluso la diffamazione perché la critica si fondava su elementi veri, era circoscritta al contesto lavorativo e non era stata percepita da una pluralità di soggetti.

Una precisazione doverosa: gli estremi della pronuncia richiamata nelle sintesi divulgative circolate sulla stampa specializzata non risultano a noi verificabili con certezza. Invitiamo perciò alla lettura del testo integrale della sentenza per verificarne numero, anno e contenuto. Il principio esposto, in ogni caso, è coerente con un orientamento consolidato in materia di diritto di critica.

Inquadramento normativo

La diffamazione è disciplinata dall'art. 595 del codice penale, che punisce chi, comunicando con più persone, offende l'altrui reputazione. Il requisito della comunicazione con più persone è interpretato dalla giurisprudenza come diffusione dell'offesa ad almeno due soggetti diversi dalla persona offesa, anche in momenti distinti e non necessariamente contestuali.

Va distinta la diffamazione dall'ingiuria, cioè l'offesa rivolta direttamente alla persona presente. L'ingiuria non è più reato: è stata depenalizzata dal D.Lgs. 7/2016 e costituisce oggi un illecito civile, sanzionato con una sanzione pecuniaria civile oltre al risarcimento del danno. Chi insulta l'avvocato faccia a faccia, dunque, non commette reato ma può essere chiamato a rispondere in sede civile.

Critica, cronaca e continenza

Il diritto di critica non coincide con il diritto di cronaca. La cronaca espone fatti e deve rispettare un rigoroso requisito di verità oggettiva; la critica, invece, esprime un giudizio, per sua natura soggettivo, e non può pretendersi "vera" allo stesso modo. Ciò che la giurisprudenza richiede è che il giudizio critico muova da un nucleo fattuale veritiero: non si può demolire la reputazione altrui partendo da fatti inventati.

Accanto alla verità del presupposto operano altri due limiti. L'interesse pubblico o privato alla manifestazione del giudizio, e la continenza, cioè la misura espressiva. Proprio la continenza assume soglie peculiari nel contesto professionale: i toni ammessi in una contestazione rivolta direttamente al legale, o in sede giudiziaria dove la dialettica è fisiologicamente accesa, sono più ampi di quelli tollerati in una pubblicazione diffusa a un pubblico indistinto. Più l'affermazione esce dal recinto del rapporto e raggiunge una platea, più il controllo sul linguaggio diventa severo.

Implicazioni pratiche

Chi affida un incarico a un professionista conserva il diritto di esprimere un giudizio insoddisfatto sul suo operato. La semplice valutazione negativa della competenza non è, di per sé, un'offesa penalmente rilevante.

Il discrimine si colloca su tre piani. Primo: la critica deve poggiare su fatti reali e verificabili, non su supposizioni o travisamenti. Secondo: deve restare nel merito della prestazione professionale, senza trasmodare in attacchi personali gratuiti. Terzo: la dimensione della diffusione conta. Un reclamo inviato al professionista o un confronto privato operano su un piano diverso rispetto a una recensione pubblica, a un post sui social o a un messaggio in una chat di gruppo con molti partecipanti.

È qui che il requisito della pluralità di destinatari diventa centrale, soprattutto negli ambienti digitali, dove la comunicazione con più persone è spesso automatica e irreversibile.

Cosa fare in concreto

La linea di confine tra legittima critica e diffamazione resta sottile e dipende dalle circostanze concrete. Un giudizio corretto nel merito può diventare illecito per il modo o per l'ampiezza con cui viene diffuso.

Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners Avvocati - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.

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