Lavoro

Curriculum falso: cosa rischia davvero chi mente per farsi assumere

Gonfiare titoli, inventare esperienze o attribuirsi qualifiche mai conseguite non è una furbizia senza conseguenze. Il curriculum falso può giustificare il licenziamento, far decadere dall'assunzione e, nel pubblico impiego, integrare veri e propri reati. Analizziamo i confini tra millanteria tollerabile e menzogna sanzionabile, distinguendo tra settore privato e Pubblica Amministrazione.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·11 luglio 2026 ·4 min

Il fatto e perché conta

Il curriculum vitae è il primo documento con cui un candidato si presenta al datore di lavoro. Nella prassi contiene spesso una certa dose di autopromozione. Altro, però, è dichiarare titoli, qualifiche o esperienze che non esistono.

La distinzione è netta: presentare in modo favorevole un dato reale è legittimo; affermare il falso su elementi determinanti per l'assunzione espone a conseguenze che vanno dalla perdita del posto alla responsabilità penale.

Inquadramento normativo

Nel settore privato non esiste una norma che punisca in sé la menzogna nel curriculum. Il problema nasce sul piano del rapporto contrattuale. Il codice civile impone alle parti di comportarsi secondo buona fede nella formazione del contratto (art. 1337 c.c.) e prevede l'annullabilità del contratto per dolo, cioè quando un raggiro determina il consenso dell'altra parte (art. 1439 c.c.).

Su questa base la Cassazione (sez. Lavoro, sent. n. 15535/2008) ha riconosciuto la legittimità del licenziamento quando la falsa dichiarazione riguarda un requisito essenziale per lo svolgimento della mansione. In questi casi la menzogna incrina il rapporto fiduciario tra datore e lavoratore, presupposto necessario del contratto di lavoro subordinato.

Nel pubblico impiego lo scenario cambia radicalmente. Chi rende dichiarazioni sostitutive false in sede di partecipazione a un concorso o di assunzione risponde ai sensi dell'art. 76 del D.P.R. 445/2000, che rinvia alle sanzioni penali per falsità in atti (artt. 483 e ss. c.p.). Alla condanna può accompagnarsi l'interdizione dai pubblici uffici e la decadenza dall'impiego eventualmente ottenuto.

Un punto va chiarito sul trattamento dei dati. Il candidato che invia un curriculum conferisce dati personali che il datore può trattare per la selezione (art. 13 del Regolamento UE 2016/679 - GDPR - sull'informativa). Ciò non legittima però l'inserimento di dati falsi: la tutela della privacy riguarda l'uso corretto dei dati veri, non la copertura di dichiarazioni mendaci.

Implicazioni pratiche

Per il lavoratore del settore privato, la falsa dichiarazione su un requisito determinante può portare al licenziamento anche a distanza di tempo, quando la circostanza emerga. Se il titolo mancante è essenziale per la mansione (si pensi a un'abilitazione professionale o a un titolo di studio richiesto), il datore può contestare la giusta causa e, in parallelo, valutare l'annullamento del contratto.

Diverso è il caso di un curriculum enfatico ma non falso: una descrizione lusinghiera delle proprie competenze, priva di affermazioni contraffatte, difficilmente giustifica un provvedimento disciplinare.

Nel pubblico impiego il rischio è più grave e concreto. Qui la dichiarazione mendace non è solo un problema contrattuale, ma un fatto potenzialmente penale, con conseguenze che si estendono oltre la perdita del posto.

Per il datore di lavoro privato, invece, è opportuno documentare la verifica dei requisiti essenziali prima e dopo l'assunzione, così da poter dimostrare l'incidenza della falsa dichiarazione qualora si renda necessario un provvedimento.

Cosa fare in concreto

In sintesi

Mentire nel curriculum non è un rischio teorico. Nel privato può costare il posto quando la menzogna incide su un requisito essenziale; nel pubblico impiego può tradursi in responsabilità penale. La linea di confine passa tra la valorizzazione di dati veri e l'affermazione di fatti inesistenti.

Disclaimer. Contributo informativo a cura di Tamburro Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners Avvocati. Non costituisce parere legale. Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.
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