Custodia in carcere e art. 275 c.p.p.: la Cassazione sulle formule motivazionali
La sesta sezione penale della Cassazione torna sull'obbligo di motivazione per la custodia in carcere. Il messaggio è netto: non servono formule sacramentali o espressioni rituali, ma una valutazione concreta e verificabile dei pericoli connessi alla libertà dell'indagato. Un chiarimento che incide direttamente sulla difendibilità delle ordinanze cautelari e sui margini di impugnazione.
Il principio affermato
La Corte di Cassazione, sezione VI penale, con una pronuncia del novembre 2025 ha ribadito un principio già consolidato ma spesso frainteso nella prassi: per applicare la misura più afflittiva, la custodia cautelare in carcere, il giudice non è tenuto a utilizzare formule esplicite o espressioni predeterminate.
Ciò che conta, secondo i giudici, è la sostanza: la motivazione deve dar conto in modo concreto della gravità dei cosiddetti *pericula libertatis*, cioè i pericoli che giustificano la privazione della libertà personale. Non basta evocarli, occorre dimostrarne l'attualità e l'intensità sulla base degli elementi del caso.
Inquadramento normativo
L'art. 275 c.p.p. disciplina i criteri di scelta delle misure cautelari. Il comma 3 prevede il principio di *adeguatezza*: la custodia in carcere può essere disposta solo quando ogni altra misura risulti inadeguata rispetto alle esigenze cautelari.
Le esigenze cautelari sono elencate all'art. 274 c.p.p. e si articolano in tre categorie: il pericolo di inquinamento probatorio, il pericolo di fuga e il pericolo di reiterazione del reato. Sono questi i *pericula libertatis* che devono essere accertati in concreto.
La Cassazione ha collegato la sua lettura al principio del cosiddetto "minor sacrificio necessario": la libertà personale, tutelata dall'art. 13 della Costituzione, può essere compressa solo nella misura strettamente indispensabile. Ne deriva che la scelta della custodia in carcere richiede una motivazione rafforzata, ma non ritualistica.
Cosa cambia nella pratica
La distinzione è sottile ma decisiva. Una difesa che punti sull'assenza di una formula tipica, per esempio l'omesso richiamo testuale all'"inadeguatezza di ogni altra misura", rischia di essere respinta se dall'ordinanza emerge comunque una valutazione sostanziale corretta.
Al contrario, un'ordinanza infarcita di formule di stile, ma priva di riferimenti concreti alla vicenda, alla personalità dell'indagato e all'attualità del pericolo, resta censurabile. La Cassazione guarda al contenuto, non alla veste linguistica.
Per l'indagato e il suo difensore questo significa che il terreno dell'impugnazione si sposta sulla tenuta logico-fattuale della motivazione. Occorre verificare se il giudice ha davvero indicato *perché* le misure meno gravose, dagli arresti domiciliari all'obbligo di dimora, sarebbero insufficienti nel caso specifico.
È un punto che riguarda direttamente il riesame delle ordinanze cautelari, dove la contestazione va costruita sui fatti e sull'attualità delle esigenze, non su carenze formali.
Il ruolo dell'attualità del pericolo
Un profilo centrale è quello temporale. Il pericolo non può essere astratto o presunto: deve essere attuale al momento della decisione. La distanza cronologica tra i fatti contestati e l'applicazione della misura, per esempio, incide sulla valutazione della reiterazione del reato.
Questo rende la difesa cautelare un lavoro di analisi puntuale: ogni elemento che riduce l'intensità del pericolo, dal comportamento successivo ai fatti alle condizioni personali e familiari, va documentato e sottoposto al giudice.
Cosa fare in concreto
- Leggere l'ordinanza sul piano sostanziale. Verificate se la motivazione indica in modo concreto i pericoli e le ragioni dell'inadeguatezza delle misure minori, non limitatevi a cercare formule mancanti.
- Documentare gli elementi a favore. Raccogliete tempestivamente prove sull'attenuazione o insussistenza del pericolo: condizioni personali, lavorative, familiari, condotta successiva ai fatti.
- Valutare il riesame nei termini. L'istanza di riesame va proposta entro dieci giorni dall'esecuzione della misura: consigliamo di attivarsi subito per non perdere il rimedio.
- Contestare l'attualità del pericolo. Se tra i fatti e la misura è intercorso tempo rilevante, evidenziate l'assenza di attualità delle esigenze cautelari.
- Prospettare misure alternative. Proponete soluzioni meno afflittive, argomentando in concreto perché sono adeguate alle esigenze indicate dal giudice.
Considerazioni conclusive
La pronuncia non abbassa il livello di tutela della libertà personale, anzi lo rafforza spostando l'attenzione dalla forma alla sostanza. La difesa efficace, in materia cautelare, non si costruisce sulle formule ma sui fatti: sulla capacità di dimostrare che il pericolo, se mai è esistito, non è tale da giustificare la misura più grave.
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*Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.*
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