Contrasto all'esclusione sociale dei minori: il nuovo Ddl e il ruolo del Terzo settore
Il Parlamento ha approvato un disegno di legge per contrastare l'esclusione sociale dei minori, puntando su collaborazioni strutturate tra Comuni, scuole ed enti del Terzo settore. Il provvedimento riconosce alle organizzazioni non profit un ruolo operativo nelle attività educative e ricreative. Per gli ETS si aprono nuove opportunità di coprogettazione, ma anche precisi obblighi di accountability.
Il contesto
La lotta alla povertà educativa minorile torna al centro dell'agenda legislativa. Il disegno di legge approvato mira a ridurre l'esclusione sociale dei minori attraverso un modello che intreccia intervento pubblico e apporto del privato sociale.
Il punto qualificante è il coinvolgimento sistematico degli enti del Terzo settore (ETS) accanto a Comuni e istituzioni scolastiche. Non si tratta di un ruolo residuale: gli ETS diventano interlocutori delle amministrazioni nella progettazione e nell'erogazione di attività educative e ricreative rivolte ai più giovani.
Inquadramento normativo
Il provvedimento si innesta sull'impianto del Codice del Terzo settore (D.lgs. 3 luglio 2017, n. 117). In particolare rileva l'art. 55 CTS, che disciplina il coinvolgimento attivo degli ETS nell'esercizio delle funzioni di programmazione e organizzazione degli interventi da parte delle pubbliche amministrazioni, attraverso gli istituti della co-programmazione e della co-progettazione.
La co-programmazione (art. 55, comma 2) serve a individuare i bisogni e le risposte; la co-progettazione (art. 55, comma 3) definisce concretamente gli interventi. Su questi strumenti si è pronunciata la Corte costituzionale con la sentenza n. 131/2020, che ne ha riconosciuto la legittimità come forma di amministrazione condivisa, alternativa e non sostitutiva del modello concorrenziale.
Il nuovo Ddl valorizza questa cornice, orientandola specificamente sul contrasto alla povertà educativa. Restano ferme le regole sulla trasparenza e sulla rendicontazione previste dal Codice, oltre agli obblighi in materia di Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS), l'anagrafe telematica che condiziona l'accesso a benefici e rapporti convenzionali con la PA.
Implicazioni pratiche
Per gli enti del Terzo settore che operano nell'ambito educativo, socio-assistenziale e giovanile, il provvedimento amplia il perimetro delle possibili collaborazioni istituzionali. Chi è già iscritto al RUNTS e strutturato per la rendicontazione potrà candidarsi ai percorsi di co-progettazione con Comuni e scuole.
Per i Comuni cambia il metodo: l'attivazione di procedure di amministrazione condivisa richiede atti amministrativi motivati, avvisi pubblici e criteri di selezione trasparenti. Non basta l'affidamento diretto informale; occorre un iter documentato che regga a un eventuale controllo.
Le istituzioni scolastiche diventano nodo della rete territoriale. Le collaborazioni con ETS per attività extracurricolari e di sostegno dovranno essere formalizzate in convenzioni o protocolli, con chiara ripartizione di responsabilità, obblighi assicurativi e tutela dei minori coinvolti.
Attenzione al profilo della responsabilità: la gestione di attività con minori comporta obblighi di vigilanza e di sicurezza. Una definizione lacunosa dei ruoli nelle convenzioni può generare contenzioso in caso di eventi dannosi.
Cosa fare in concreto
- Verificate l'iscrizione al RUNTS e la coerenza delle attività statutarie con gli interventi educativi previsti: l'assenza di allineamento preclude l'accesso ai percorsi convenzionali.
- Rafforzate i sistemi di rendicontazione, sia economica sia di impatto sociale. La co-progettazione impone tracciabilità dei costi e misurazione dei risultati.
- Formalizzate ogni collaborazione con Comuni e scuole in convenzioni scritte che definiscano oggetto, durata, responsabilità, coperture assicurative e trattamento dei dati dei minori (GDPR e normativa a tutela dell'infanzia).
- Predisponete protocolli sulla sicurezza e sulla tutela dei minori, inclusi requisiti del personale e procedure operative, per ridurre il rischio di responsabilità civile e penale.
- Monitorate l'iter attuativo: un Ddl approvato in prima lettura può subire modifiche e attende decreti attuativi. Consigliamo di seguire l'evoluzione prima di impegnare risorse su progetti a medio termine.
Uno sguardo prospettico
Il provvedimento consolida una tendenza ormai matura: il Terzo settore non come mero esecutore di appalti, ma come partner nella definizione delle politiche sociali. È un modello che offre spazi di crescita, ma richiede agli enti una governance solida e una cultura della compliance. Chi arriva preparato sul piano organizzativo e documentale sarà nella posizione migliore per cogliere le opportunità.
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*Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.*
Ogni ente del terzo settore ha la sua storia.
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