Terzo Settore

Decreto sport e taglio al Fondo Dote famiglia: cosa cambia per gli enti sportivi del terzo settore

La Camera ha approvato il cosiddetto decreto sport, che secondo le prime letture ridurrebbe in modo drastico la dotazione del Fondo Dote famiglia. Un intervento che tocca da vicino gli enti di promozione sportiva e le realtà del terzo settore, chiamate a rivedere programmazione economica e politiche tariffarie in un quadro di risorse pubbliche più incerto.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·28 luglio 2026 ·4 min

Il provvedimento e i limiti dell'analisi

La Camera dei deputati ha approvato il decreto-legge indicato dalle cronache come "decreto sport", riferito al provvedimento adottato nel giugno 2026. Tra le misure oggetto di attenzione vi è la rimodulazione del Fondo Dote famiglia, strumento destinato a sostenere l'accesso dei minori alla pratica sportiva.

Una precisazione di metodo è doverosa. Gli estremi numerici del decreto, l'entità del taglio (indicata da alcune fonti in una riduzione da 30 a 2 milioni di euro), la fascia d'età dei beneficiari e i dettagli attuativi vanno verificati sul testo coordinato pubblicato in Gazzetta Ufficiale e sulla relativa legge di conversione. Consigliamo di non assumere come definitivi i dati circolati in fase parlamentare fino alla pubblicazione ufficiale, poiché la conversione può modificare importi e perimetro della misura.

Inquadramento normativo

Il Fondo Dote famiglia è uno strumento di sostegno economico introdotto da specifica disposizione di rango primario, i cui estremi istitutivi vanno riscontrati sulla fonte originaria per determinare con esattezza natura, finalità e criteri di riparto. La rimodulazione operata dal decreto in esame incide sulla dotazione finanziaria, non necessariamente sull'impianto della misura: è quindi la lettura combinata tra norma istitutiva e norma di modifica a definire il quadro operativo.

Sul versante del coinvolgimento del terzo settore, il riferimento è il Codice del Terzo settore (d.lgs. 117/2017). L'art. 55 disciplina il coinvolgimento degli enti del terzo settore nella programmazione delle politiche pubbliche: la co-programmazione al comma 1 e 2, la co-progettazione al comma 3. Gli artt. 56 e 57 completano il quadro con le convenzioni e, per specifici servizi, il rapporto con le organizzazioni di volontariato. È bene tenere distinti questi istituti, perché operano su presupposti e procedure differenti.

Perché conta per gli enti

La questione non è solo la dimensione del taglio, ma il metodo. Secondo quanto riferito dalle prese di posizione degli enti di promozione sportiva, tra cui Uisp, la riduzione delle risorse sarebbe stata accompagnata da un coinvolgimento insufficiente delle realtà del terzo settore nella definizione della misura. Riportiamo l'osservazione come posizione di parte, da verificare nelle sue fonti dirette.

Al di là del giudizio politico, l'effetto pratico è concreto. Enti di promozione sportiva, associazioni e società sportive dilettantistiche costruiscono i propri bilanci preventivi anche su misure di sostegno alla domanda: se il contributo pubblico che alleggerisce la quota a carico delle famiglie si riduce, cambia l'equilibrio economico dell'offerta. Si aprono due possibili scenari: assorbire il minor sostegno con risorse proprie, comprimendo i margini, oppure trasferirlo sulle tariffe, con il rischio di ridurre l'accesso proprio delle fasce più fragili.

Implicazioni pratiche

Per l'ente tipo — ASD, SSD o EPS iscritto al RUNTS — l'incertezza sul fondo impone prudenza nella programmazione. Le proiezioni di ricavo che incorporavano l'apporto del Fondo Dote famiglia vanno ricalcolate su ipotesi conservative, distinguendo tra risorse certe e risorse condizionate all'attuazione definitiva della misura.

La leva della co-programmazione e co-progettazione (art. 55 CTS) resta lo strumento più solido per intercettare risorse territoriali alternative: molti enti locali attivano procedure di co-progettazione per servizi sportivi e sociali che possono compensare, almeno in parte, la contrazione dei fondi nazionali.

Cosa fare in concreto

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