Condominio

Delibera condominiale a maggioranza ed eccesso di potere: quando è annullabile

Una delibera approvata regolarmente a maggioranza può comunque essere annullata se la maggioranza usa il proprio peso per danneggiare la minoranza senza un interesse condominiale reale. È il cosiddetto eccesso di potere. Il controllo del giudice resta sulla legittimità, non sulla convenienza della scelta. Vediamo cosa significa per il condomino dissenziente e quali sono i margini di impugnazione.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·9 giugno 2026 ·4 min

Il punto

La regola di maggioranza è il motore dell'assemblea condominiale. Una delibera può però risultare formalmente valida e sostanzialmente abusiva: accade quando la maggioranza esercita il voto non per perseguire l'interesse comune, ma per imporre uno svantaggio alla minoranza o un vantaggio a sé. In questi casi si parla di eccesso di potere, vizio che può condurre all'annullamento.

Inquadramento normativo

Il riferimento è l'art. 1137 cod. civ., che disciplina l'impugnazione delle delibere assembleari. Occorre tenere presente la distinzione tra nullità e annullabilità chiarita dalle Sezioni Unite della Cassazione (Cass. SU n. 9839/2021): sono nulle le delibere prive degli elementi essenziali, con oggetto impossibile o illecito, o che incidono su diritti individuali dei condomini; sono invece annullabili quelle viziate da difetti procedurali o, secondo la giurisprudenza, affette da eccesso di potere.

L'eccesso di potere rientra nell'area dell'annullabilità: la delibera esiste e produce effetti finché non viene impugnata. Secondo un orientamento giurisprudenziale, alla materia condominiale è applicabile in via analogica l'art. 1109 cod. civ., dettato in tema di comunione, che consente di impugnare le decisioni gravemente pregiudizievoli per la cosa comune. Si tratta di un'estensione discussa, da considerare come indirizzo interpretativo e non come dato pacifico.

Cosa controlla il giudice

Qui sta il cuore della questione. Il giudice non entra nel merito della scelta: non valuta se la decisione fosse conveniente, opportuna o economicamente vantaggiosa. Quella valutazione spetta all'assemblea. Il controllo giudiziario si limita alla legittimità: verifica cioè se il potere della maggioranza sia stato esercitato in modo distorto, con uno sviamento rispetto alla funzione per cui è attribuito.

In concreto, l'eccesso di potere si configura quando la delibera è diretta a perseguire un interesse personale di alcuni condomini in contrasto con l'interesse comune, oppure quando arreca un danno alla minoranza privo di una giustificazione razionale collegata alla gestione del condominio. Il semplice disaccordo con la scelta, anche se motivato, non basta.

Implicazioni pratiche

Per il condomino dissenziente questo significa due cose. La prima: contestare la decisione perché "sbagliata" o "svantaggiosa" non porta da nessuna parte. La seconda, più rilevante: chi impugna sostiene un onere della prova preciso. Deve dimostrare lo sviamento, ossia che la maggioranza ha agito per finalità estranee all'interesse condominiale. È una prova spesso complessa, che richiede elementi concreti e non semplici affermazioni.

Contano anche i tempi. L'impugnazione va proposta entro il termine perentorio di trenta giorni previsto dall'art. 1137 cod. civ. Il termine decorre dalla data della deliberazione per i condomini presenti dissenzienti e astenuti, dalla data di comunicazione del verbale per gli assenti. Scaduto il termine, la delibera diventa inattaccabile per i vizi di annullabilità: è opportuno considerarne i tempi con attenzione.

Cosa fare in concreto

Le pronunce di merito e di legittimità richiamate vanno intese a titolo esemplificativo: ogni delibera va valutata in base al suo contenuto specifico e al contesto in cui è stata adottata.

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*Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners Avvocati. Non costituisce parere legale.*

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