Lavoro

Dimissioni del padre dopo il congedo di paternità: esonero dal preavviso

Il padre che si dimette dopo il congedo di paternità ha diritto a non lavorare il periodo di preavviso? La Cassazione ha risposto applicando la norma anteriore al 2022, poi modificata dal D.Lgs. 105/2022. Il quadro è cambiato in modo rilevante: ricostruiamo la disciplina e le sue conseguenze concrete per lavoratori e datori di lavoro.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·6 agosto 2026 ·4 min

Il caso deciso dalla Cassazione

La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, si è pronunciata su una domanda tutt'altro che teorica: il padre lavoratore che rassegna le dimissioni dopo aver fruito del congedo di paternità è tenuto a rispettare il periodo di preavviso, oppure ne è esonerato?

Il preavviso è il periodo che intercorre tra la comunicazione delle dimissioni e la cessazione effettiva del rapporto. Chi si dimette senza rispettarlo deve, di regola, un'indennità sostitutiva al datore di lavoro. L'esonero dal preavviso è quindi un beneficio economico concreto: significa poter lasciare il posto subito, senza costi.

La Cassazione, applicando il testo dell'art. 55 del D.Lgs. 151/2001 nella versione anteriore alla riforma del 2022, ha ritenuto che l'esonero non spettasse al padre che si era limitato a fruire del congedo obbligatorio di paternità. Il beneficio, in quella formulazione, era collegato ai soli casi in cui il padre avesse fruito del congedo previsto dall'art. 28, cioè in presenza di situazioni eccezionali (ad esempio morte o grave infermità della madre, affidamento esclusivo al padre).

Inquadramento normativo

L'art. 55 del D.Lgs. 151/2001 (Testo Unico maternità e paternità) disciplina le dimissioni presentate nel periodo protetto. Nella sua versione originaria, l'esonero dall'obbligo di preavviso e il diritto alla relativa indennità erano riconosciuti alla lavoratrice madre e, per il padre, soltanto nelle ipotesi in cui questi avesse fruito del congedo in sostituzione della madre ai sensi dell'art. 28.

Il D.Lgs. 105/2022, in attuazione della direttiva UE 2019/1158 sull'equilibrio tra vita professionale e vita privata (cosiddetta direttiva work-life balance), ha modificato l'art. 55. La riforma ha esteso l'esonero dal preavviso a tutti i padri lavoratori che si dimettono durante il periodo di fruizione del congedo di paternità, allineando la loro posizione a quella della madre.

È un punto centrale: la sentenza della Cassazione fotografa la disciplina previgente, applicabile ai rapporti e alle dimissioni anteriori all'entrata in vigore della riforma. Per i fatti successivi vale il nuovo testo, più favorevole al lavoratore.

Cosa cambia in concreto

Per il padre che si dimette oggi dopo il congedo di paternità, la situazione è più protettiva rispetto al caso deciso dalla Corte. Con il testo vigente dell'art. 55, il padre dimissionario nel periodo di congedo ha diritto all'esonero dal preavviso e alla relativa indennità, senza dover dimostrare le situazioni eccezionali che la vecchia norma richiedeva.

Resta però un profilo delicato: la collocazione temporale delle dimissioni. Il beneficio è legato al periodo protetto. È quindi essenziale verificare che la comunicazione avvenga entro i termini di legge collegati al congedo, perché al di fuori di quel periodo l'obbligo di preavviso torna pieno.

Va inoltre ricordato che le dimissioni presentate nel periodo protetto (fino a un anno di vita del bambino) devono essere convalidate presso l'Ispettorato territoriale del lavoro. Si tratta di un passaggio di validità, non di una formalità superflua: senza convalida le dimissioni non producono effetto.

Per il datore di lavoro, la conseguenza è speculare: non può pretendere l'indennità di mancato preavviso nei casi in cui la legge riconosce l'esonero, pena il rischio di contenzioso.

Cosa fare in concreto

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Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.

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