Lavoro

Dirigenza pubblica: dal concorso unico alla carriera sul campo

Il disegno di legge sulla Pubblica Amministrazione, promosso dal ministro Zangrillo, modifica l'accesso alla dirigenza statale. Tramonta il concorso unico nazionale a favore di un percorso triennale fatto di esperienza, valutazioni periodiche e formazione. Una svolta che riguarda migliaia di dipendenti pubblici e la programmazione delle carriere all'interno delle amministrazioni.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·25 giugno 2026 ·4 min

Il fatto

Il disegno di legge sulla Pubblica Amministrazione, identificato come riforma Zangrillo dal nome del ministro proponente, interviene sul meccanismo di accesso alla dirigenza statale. L'impianto attuale, centrato sul concorso unico nazionale gestito anche tramite la Scuola nazionale dell'amministrazione (Sna), lascia spazio a un modello diverso.

L'idea di fondo è valorizzare il percorso interno: il candidato dirigente non viene selezionato in un'unica prova, ma attraverso un periodo triennale scandito da valutazioni periodiche, esperienza maturata sul campo e attività formativa. Il merito, secondo l'impostazione del testo, si misura nel tempo e nei risultati, non in una sola sessione concorsuale.

Inquadramento normativo

La dirigenza pubblica è oggi disciplinata in larga parte dal D.Lgs. 165/2001 (Testo unico sul pubblico impiego), che agli articoli 28 e 28-bis regola l'accesso alla qualifica dirigenziale per concorso pubblico e per corso-concorso selettivo presso la Sna.

La riforma in esame interviene proprio su questo snodo. Il superamento del concorso unico comporta una revisione delle modalità di reclutamento: dal modello "prova-graduatoria-nomina" si passa a un modello di valutazione continuativa. È bene precisare che si tratta, allo stato, di un disegno di legge: il testo deve completare l'iter parlamentare al Senato e potrà subire modifiche prima dell'approvazione definitiva. Fino alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e all'emanazione dei decreti attuativi, le regole vigenti restano quelle del D.Lgs. 165/2001.

Il principio costituzionale di riferimento resta l'articolo 97 della Costituzione, che àncora l'accesso ai pubblici uffici al concorso "salvo i casi stabiliti dalla legge". Ogni modello alternativo dovrà perciò garantire selettività, trasparenza e parità di trattamento, per non esporsi a rilievi di legittimità.

Implicazioni pratiche

Per il dipendente pubblico che aspira alla dirigenza, cambia l'orizzonte temporale e la logica della preparazione. Non si tratta più di concentrare lo sforzo su una singola prova, ma di costruire un profilo valutabile su base pluriennale: risultati di servizio, capacità organizzative, formazione documentata.

Le valutazioni periodiche acquistano un peso decisivo. Diventa centrale conoscere i criteri con cui l'amministrazione misura la performance, perché da quei criteri dipenderà l'avanzamento di carriera. Cresce di conseguenza l'importanza della tracciabilità: incarichi, obiettivi assegnati e risultati raggiunti vanno documentati con cura.

Per le amministrazioni statali, il nuovo modello implica una responsabilità accresciuta nella gestione dei processi valutativi. Procedure opache o disomogenee tra enti rischiano di generare contenzioso, soprattutto in fase di nomina dei dirigenti.

Resta aperto il tema delle garanzie per chi è già in graduatoria o in corso di selezione con le regole attuali. Le norme transitorie saranno il punto più delicato da monitorare.

Cosa fare in concreto

Una valutazione di metodo

Spostare la selezione dal concorso unico alla valutazione sul campo può premiare il merito reale, ma sposta anche il baricentro del potere discrezionale verso le amministrazioni. Il punto di equilibrio sarà nei criteri: tanto più sono oggettivi e verificabili, tanto minore sarà lo spazio per arbitrii e contenzioso. Consigliamo di seguire con attenzione i decreti attuativi, dove il modello prenderà forma operativa.

Disclaimer

Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.

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