Contrattualistica

Eccessiva onerosità sopravvenuta: quando si scioglie il contratto

Quando un rincaro imprevedibile stravolge l'equilibrio economico di un contratto, la legge offre uno strumento: la risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta. Non basta però che un affare diventi meno conveniente. Servono presupposti precisi. Chiariamo quando l'art. 1467 del codice civile può essere invocato e cosa conviene fare prima di rivolgersi al giudice.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·8 luglio 2026 ·4 min

Il problema

Un contratto stipulato mesi o anni fa può diventare economicamente insostenibile a causa di eventi successivi: rincari energetici, aumenti delle materie prime, crisi di mercato. La domanda ricorrente è se sia possibile liberarsi dell'impegno assunto quando le condizioni economiche mutano radicalmente.

La risposta è affermativa, ma condizionata. Il nostro ordinamento non consente di sciogliere un contratto solo perché è divenuto meno vantaggioso: tutela chi subisce uno squilibrio grave e imprevedibile, non chi ha semplicemente concluso un cattivo affare.

Inquadramento normativo

Lo strumento è la risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta, disciplinata dall'art. 1467 del codice civile. La norma si applica ai contratti a esecuzione continuata, periodica o differita: quelli in cui l'adempimento si prolonga nel tempo o è rinviato a un momento successivo alla stipula.

Tre presupposti devono concorrere:

Solo la coesistenza di questi elementi consente alla parte gravata di chiedere lo scioglimento. Il fluttuare ordinario dei prezzi, rientrando nell'alea normale, non basta.

Il ruolo della buona fede e della rinegoziazione

Un profilo spesso trascurato riguarda il rapporto tra l'art. 1467 e l'obbligo di comportarsi secondo buona fede nell'esecuzione del contratto (art. 1375 c.c.). Prima di invocare la risoluzione, la parte danneggiata dovrebbe interpellare la controparte per un riequilibrio delle condizioni.

La buona fede contrattuale impone alle parti di collaborare per preservare, per quanto possibile, l'assetto economico originario. Una richiesta di rinegoziazione formulata correttamente rafforza la posizione di chi si rivolge poi al giudice e, in molti casi, evita il contenzioso.

L'offerta di riequilibrio

Il terzo comma dell'art. 1467 attribuisce alla parte contro cui è chiesta la risoluzione una facoltà rilevante: evitare lo scioglimento offrendo di modificare equamente le condizioni del contratto. È la cosiddetta reductio ad aequitatem, la riconduzione a equità.

In concreto: chi subisce la domanda di risoluzione può proporre una revisione dei termini economici che ripristini un equilibrio ragionevole. Se l'offerta è congrua, il contratto prosegue a condizioni corrette. Lo strumento, quindi, non conduce necessariamente alla fine del rapporto, ma può trasformarsi in un'occasione di adeguamento.

Implicazioni pratiche

Per imprese e privati, la disciplina apre uno spazio di manovra, ma impone attenzione ai tempi e ai presupposti.

Due aspetti meritano particolare cautela.

Il primo è temporale: la domanda di risoluzione può essere proposta finché la prestazione divenuta onerosa non è stata eseguita. Una volta adempiuta, la parte perde la possibilità di invocare la sopravvenuta onerosità. Chi si trova in difficoltà deve quindi agire tempestivamente, senza attendere.

Il secondo riguarda l'onere della prova: chi chiede la risoluzione deve dimostrare tanto l'entità dell'aggravio quanto il carattere straordinario e imprevedibile dell'evento. Non è sufficiente lamentare un aumento dei costi; occorre documentarlo e collocarlo fuori dall'alea normale.

Cosa fare in concreto

Conclusione

L'art. 1467 c.c. non è una via d'uscita da ogni affare andato male, ma un rimedio calibrato su squilibri gravi e imprevedibili. La sua applicazione dipende da presupposti rigorosi e da tempi stretti. Un approccio prudente privilegia sempre, quando possibile, la rinegoziazione prima del ricorso al giudice.

---

*Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners Avvocati - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.*

Disclaimer. Contributo informativo a cura di Tamburro Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners Avvocati. Non costituisce parere legale. Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.
Una conversazione con lo studio

Ogni contratto ha il suo equilibrio.

Se vuoi una revisione delle clausole o una redazione su misura, scrivi allo studio. Ti rispondiamo entro un giorno lavorativo.