Condominio

Eccesso di potere dell'assemblea condominiale: cosa resta oggi

Per anni i condomini hanno impugnato le delibere assembleari invocando l'eccesso di potere. La Cassazione ha ridimensionato questa categoria, riportando la contestazione entro i binari della nullità e dell'annullabilità previsti dal codice civile. Un cambio di prospettiva che incide direttamente sulle strategie difensive e sui termini per agire.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·9 agosto 2026 ·4 min

Il fatto

La Corte di Cassazione ha ridefinito i confini dei vizi che colpiscono le delibere dell'assemblea condominiale. L'orientamento supera l'uso della categoria dell'"eccesso di potere", concetto mutuato dal diritto amministrativo e applicato per decenni al condominio, per ricondurre le patologie delle delibere alle sole figure codicistiche: nullità e annullabilità.

In sostanza, non basta più sostenere che l'assemblea abbia "abusato" del proprio potere decisionale. Occorre dimostrare un vizio tipico: la contrarietà alla legge o al regolamento, il difetto assoluto di attribuzioni, l'impossibilità o illiceità dell'oggetto.

Inquadramento normativo

Il riferimento resta l'art. 1137 del codice civile, che disciplina l'impugnazione delle delibere assembleari. La norma consente al condomino assente, dissenziente o astenuto di rivolgersi all'autorità giudiziaria entro trenta giorni, termine che decorre dalla deliberazione per i presenti e dalla comunicazione del verbale per gli assenti.

La giurisprudenza distingue due categorie. Le delibere annullabili riguardano vizi di procedura o di merito relativo: convocazione irregolare, difetto di maggioranza, violazione di norme sul funzionamento dell'assemblea. Vanno impugnate nel termine di trenta giorni, pena la sanatoria del vizio. Le delibere nulle riguardano invece patologie più radicali: oggetto impossibile o illecito, contrasto con norme imperative, difetto assoluto di attribuzioni (cioè decisioni su materie che esulano dai poteri dell'assemblea). La nullità può essere fatta valere senza limiti di tempo, da chiunque vi abbia interesse.

È in questo schema binario che la Cassazione riconduce oggi ogni contestazione. La categoria dell'eccesso di potere, priva di un ancoraggio normativo autonomo, viene assorbita: ciò che prima si etichettava come "eccesso" oggi va qualificato come nullità per difetto di attribuzioni o come annullabilità per violazione di legge.

Implicazioni pratiche

Per il condomino il cambiamento non è solo terminologico. La corretta qualificazione del vizio determina il termine entro cui agire e le conseguenze dell'inerzia.

Chi in passato confidava nella genericità dell'"eccesso di potere" per contestare una delibera oltre i trenta giorni rischia oggi di vedersi dichiarare inammissibile l'azione. Se il vizio è di annullabilità, superato il termine la delibera si consolida e diventa vincolante per tutti.

Al contrario, se la decisione dell'assemblea invade materie sottratte alla sua competenza — ad esempio incide su diritti individuali dei singoli condomini senza il loro consenso — si tratta di nullità, e l'azione resta esperibile senza scadenze rigide.

Per l'amministratore condominiale la lezione è opposta: la verbalizzazione accurata, il rispetto delle maggioranze e la delimitazione dell'ordine del giorno diventano ancora più decisivi. Una delibera ben formata è meno esposta a contestazioni.

Cosa fare in concreto

  1. Verificate subito la natura del vizio. Prima di impugnare, stabilite se si tratta di annullabilità (termine di 30 giorni) o di nullità (nessun termine). La qualificazione errata pregiudica l'intera azione.
  1. Annotate la data di ricezione del verbale. Per gli assenti il termine decorre dalla comunicazione: conservate la prova della data per non perdere la finestra utile.
  1. Non affidatevi alla formula dell'"eccesso di potere". Individuate la norma o il diritto violato in modo puntuale: è questo il perno della contestazione moderna.
  1. Amministratori: curate la verbalizzazione. Riportate maggioranze, presenze e oggetto delle decisioni con precisione, evitando di deliberare su materie estranee alle attribuzioni assembleari.
  1. Consigliamo una valutazione preventiva. Prima di avviare o resistere a un'impugnazione, sottoponete la delibera a un esame tecnico per stimare fondatezza e termini.

Conclusione

L'evoluzione giurisprudenziale non riduce le tutele del condomino, ma le riordina. Chi intende contestare una decisione assembleare deve oggi ragionare in termini di nullità o annullabilità, con attenzione ai tempi. La chiarezza sulla natura del vizio è il primo passo di ogni difesa efficace.

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*Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.*

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