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Espulsione degli stranieri con legami familiari: no all'automatismo

Si consolida l'orientamento per cui l'espulsione dello straniero con vincoli familiari effettivi non può essere disposta in modo automatico. Occorre un bilanciamento concreto tra interesse dello Stato e vita familiare, valutando il rischio attuale e non solo il passato giudiziario. Un principio che incide sia sull'espulsione amministrativa sia su quella disposta in sede penale.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·9 agosto 2026 ·4 min

Il tema: automatismo o valutazione individuale

La questione riguarda un punto ricorrente nel contenzioso in materia di immigrazione: quando lo straniero ha costruito legami familiari stabili in Italia — coniuge, figli minori, convivenza effettiva — l'allontanamento dal territorio può essere disposto in modo meccanico, oppure impone un giudizio caso per caso?

L'orientamento che qui esaminiamo, sviluppatosi nella giurisprudenza di legittimità e coerente con la Corte europea dei diritti dell'uomo, propende per la seconda soluzione. L'esistenza di vincoli familiari effettivi non rende lo straniero "inespellibile", ma obbliga l'autorità a una motivazione individuale che ponderi la sua posizione concreta. Va precisato che non si dispone qui di estremi identificativi verificati della singola pronuncia richiamata dalla stampa: il presente contributo espone perciò l'indirizzo interpretativo, non una decisione puntuale.

Inquadramento normativo

Occorre distinguere due piani, spesso confusi.

L'espulsione amministrativa è disciplinata dall'art. 13 del D.lgs. 286/1998 (Testo Unico immigrazione). La disposizione-chiave in tema di legami familiari è l'art. 13, comma 2-bis, che, per talune categorie di stranieri, impone di tenere conto «della natura e della effettività dei vincoli familiari dell'interessato, della durata del suo soggiorno nel territorio nazionale nonché dell'esistenza di legami familiari, culturali o sociali con il suo Paese d'origine». È qui, e non nell'art. 4, comma 3, che riguarda i motivi ostativi all'ingresso e al soggiorno, che si radica il bilanciamento sui rapporti familiari.

Sul piano penalistico, l'espulsione può assumere la veste di misura di sicurezza (art. 235 c.p., art. 15 T.U.) o di misura sostitutiva o alternativa alla detenzione (art. 16 T.U.). Anche in questi casi il giudice non può limitarsi al dato del precedente penale: deve verificare la pericolosità attuale del soggetto, non quella desunta automaticamente da vicende pregresse.

Il parametro sovranazionale è l'art. 8 CEDU (diritto al rispetto della vita privata e familiare). La Corte di Strasburgo richiede un vero e proprio test di proporzionalità: l'ingerenza dello Stato è legittima solo se necessaria e proporzionata rispetto all'obiettivo perseguito, tenuto conto della gravità della condotta, della solidità dei legami familiari, della durata del soggiorno e delle possibilità di reinserimento nel Paese d'origine.

Implicazioni pratiche

Per lo straniero destinatario di un provvedimento espulsivo — sia esso il decreto prefettizio o la decisione del giudice penale — cambia il modo in cui la misura deve essere giustificata. Un provvedimento che si limiti a rilevare l'irregolarità del soggiorno o la presenza di condanne, senza confrontarsi con i vincoli familiari effettivi, risulta esposto a censura per difetto di motivazione.

È un chiarimento importante anche per evitare fraintendimenti: la presenza di una famiglia in Italia non produce un'automatica intangibilità. Il giudizio resta bilanciato e può concludersi anche con l'espulsione, quando l'interesse pubblico prevale. Ciò che non è più ammesso è l'automatismo: la decisione deve dar conto della valutazione individuale.

L'incisione, sul piano dei diritti, riguarda la libertà di circolazione e soggiorno e la vita familiare, non la libertà personale in senso tecnico ex art. 13 Cost.

Cosa fare in concreto

  1. Documenta i legami familiari con prove verificabili: stato di famiglia, certificati di nascita dei figli minori, contratti di locazione o intestazioni comuni, iscrizioni scolastiche, dichiarazioni di convivenza.
  2. Ricostruisci la durata e la stabilità del soggiorno, raccogliendo elementi su radicamento lavorativo, sociale e culturale in Italia.
  3. Verifica la motivazione del provvedimento: controlla se l'autorità ha effettivamente ponderato i vincoli familiari o si è fermata al dato del precedente penale o dell'irregolarità.
  4. Rispetta i termini di impugnazione previsti dal T.U.: variano a seconda del tipo di provvedimento e dell'organo competente. Individuali con precisione nel caso concreto, poiché la loro decorrenza incide sulla ricevibilità del ricorso.
  5. Distingui il piano amministrativo da quello penale, individuando l'atto da impugnare e l'autorità competente prima di predisporre la difesa.

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Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.

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