Lavoro

Gender pay gap e divario pensionistico: cosa dice la legge

Le donne, in Italia, percepiscono in media redditi e pensioni più bassi degli uomini. Il fenomeno non dipende solo da scelte individuali: incide su di esso un intreccio di fattori occupazionali, contributivi e organizzativi. Comprendere il quadro normativo che regola parità retributiva e trattamenti previdenziali è il primo passo per far valere i propri diritti e programmare la propria posizione lavorativa.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·16 luglio 2026 ·4 min

Il fenomeno: reddito e pensione a confronto

Il divario retributivo di genere (gender pay gap) e il conseguente divario pensionistico (gender pension gap) sono due facce dello stesso problema. Redditi da lavoro inferiori, carriere più discontinue e una maggiore incidenza del part-time producono, nel lungo periodo, trattamenti previdenziali più bassi.

Il meccanismo è amplificato dal sistema di calcolo contributivo introdotto dalla Legge n. 335/1995 (riforma Dini): la pensione è determinata dal montante dei contributi versati durante l'intera vita lavorativa. Ogni interruzione, ogni riduzione di orario e ogni periodo a retribuzione ridotta si traduce, a distanza di decenni, in un assegno più contenuto.

L'inquadramento antidiscriminatorio

Il principio di parità retributiva a parità di mansioni è sancito dal D.Lgs. 198/2006 (Codice delle pari opportunità). La disciplina è stata rafforzata dalla Legge n. 162/2021, che ha introdotto due strumenti centrali:

La violazione del principio di parità retributiva costituisce discriminazione e legittima l'azione giudiziale, anche in forma collettiva, con inversione dell'onere della prova a carico del datore di lavoro.

Maternità, congedi e continuità contributiva

La maternità resta uno snodo critico. La Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022) è intervenuta sul congedo parentale, elevando all'80% della retribuzione l'indennità per un mese di congedo (in luogo del 30% ordinario), fruibile entro il sesto anno di vita del figlio. La misura mira ad attenuare la perdita economica legata all'assenza dal lavoro.

È opportuno distinguere il beneficio immediato sul reddito dall'effetto di lungo periodo sul montante pensionistico. I periodi di congedo obbligatorio e parentale sono coperti da contribuzione figurativa, ma la discontinuità di carriera e il ricorso al part-time incidono comunque sul totale dei contributi effettivi.

Esoneri contributivi ed effetti previdenziali

Negli ultimi anni sono stati introdotti esoneri contributivi a favore delle lavoratrici madri. Occorre chiarire un punto tecnico spesso frainteso: quando l'esonero riguarda la quota di contributi a carico della lavoratrice dipendente (quota IVS), esso aumenta il reddito netto in busta paga ma, di regola, non riduce il montante pensionistico, poiché quest'ultimo è calcolato sulla retribuzione imponibile piena, indipendentemente dallo sgravio applicato.

Quanto al cosiddetto "bonus mamme" in via di definizione per il prossimo anno, la relativa disciplina di dettaglio è rinviata a provvedimenti attuativi. Allo stato, portata e requisiti non possono considerarsi acquisiti: consigliamo di attendere la pubblicazione della norma istitutiva e delle circolari INPS applicative prima di assumere decisioni basate su di essa.

Cosa fare in concreto

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Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.

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