Gender pay gap e gender pension gap: perché le donne guadagnano e prendono di meno
Le donne in Italia guadagnano meno e maturano pensioni più basse. Non è un caso: retribuzioni inferiori e carriere interrotte dalla cura familiare si traducono in minori contributi. Il legislatore ha introdotto certificazione della parità e obblighi di trasparenza, mentre la Direttiva europea 2023/970 imporrà nuovi standard. Ecco il quadro e cosa può fare chi lavora o gestisce personale.
Il fatto
Il divario retributivo di genere (in inglese *gender pay gap*) misura la differenza tra la retribuzione media degli uomini e quella delle donne. A esso si collega, in modo quasi meccanico, il divario pensionistico (*gender pension gap*): chi percepisce meno nel corso della vita lavorativa versa meno contributi e, di conseguenza, matura una pensione più bassa.
Il meccanismo è lineare. Nel sistema contributivo l'importo della pensione dipende dai versamenti effettuati e dalla continuità della carriera. Retribuzioni inferiori, part-time spesso non scelto e interruzioni legate a maternità e cura familiare producono un montante contributivo ridotto. Il divario salariale di oggi diventa il divario pensionistico di domani.
Secondo i più recenti dati ISTAT ed Eurostat disponibili, il tasso di occupazione femminile in Italia resta tra i più bassi dell'Unione europea e la nascita di un figlio incide in misura significativa sulla permanenza delle madri nel mercato del lavoro. Su questo scenario si innestano misure come il cosiddetto *bonus mamme*, annunciato per il 2026 dal Ministero dell'Economia e delle Finanze.
Inquadramento normativo
Il principio di parità retributiva ha una base europea solida. L'art. 157 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) sancisce il diritto alla parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e femminile per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore.
Sul piano interno, la Legge 5 novembre 2021, n. 162 ha introdotto la certificazione della parità di genere, inserendo l'art. 46-bis nel Codice delle pari opportunità (D.Lgs. 198/2006). La norma istitutiva va tenuta distinta dagli incentivi: l'esonero contributivo per le imprese certificate e le premialità nelle procedure di appalto e negli aiuti di Stato sono disciplinati da disposizioni specifiche, non dall'art. 46-bis in sé.
Sul fronte processuale, l'art. 40 del D.Lgs. 198/2006 prevede un onere della prova agevolato: quando chi agisce in giudizio fornisce elementi di fatto precisi e concordanti, anche di carattere statistico, idonei a far presumere una discriminazione, spetta al datore di lavoro dimostrare l'insussistenza della discriminazione stessa. Non è un'inversione totale dell'onere, ma un alleggerimento a favore di chi lamenta la disparità.
Guardando avanti, la Direttiva (UE) 2023/970 rafforza la trasparenza retributiva: obblighi informativi verso i candidati, divieto di richiedere lo storico salariale, diritto dei lavoratori di conoscere i livelli retributivi per categoria. Il termine di recepimento negli ordinamenti nazionali è fissato al 7 giugno 2026.
Implicazioni pratiche
Gli effetti cambiano a seconda del ruolo.
La lavoratrice dipendente subisce il divario in modo diretto: retribuzione, progressione di carriera e continuità contributiva. La certificazione della parità e i futuri obblighi di trasparenza offrono strumenti conoscitivi utili anche in ottica difensiva.
L'imprenditrice o la lavoratrice autonoma vive il divario sul versante contributivo della propria gestione previdenziale, dove interruzioni e riduzioni di attività pesano sul montante. Qui rilevano gli istituti di riscatto e cumulo.
Chi gestisce il personale e i piani retributivi aziendali deve fare i conti con obblighi crescenti. La certificazione apre l'accesso a incentivi, ma espone a verifiche; l'onere della prova agevolato impone di documentare in modo tracciabile le scelte retributive e di carriera.
Cosa fare in concreto
- Verifica periodicamente l'estratto conto contributivo INPS per individuare buchi, part-time e periodi di congedo non correttamente accreditati.
- Valuta riscatto e cumulo dei periodi utili, confrontando i costi con l'incremento pensionistico atteso.
- Documenta i criteri retributivi e di avanzamento, così da poter rispondere a eventuali contestazioni fondate su elementi statistici.
- Pondera gli effetti delle riduzioni d'orario e delle interruzioni sulla futura pensione prima di formalizzarle.
- Monitora l'attuazione della Direttiva (UE) 2023/970 in vista del recepimento entro il 7 giugno 2026.
Disclaimer
Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.
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