Lavoro

Gruppo di società: chi è il vero datore di lavoro?

Nei gruppi di società i confini tra le imprese possono diventare fittizi. La Cassazione ha elaborato il criterio dell'"unico centro di imputazione" per individuare il datore di lavoro effettivo, anche oltre l'intestazione formale del contratto. Capire quando la capogruppo risponde dei rapporti dei dipendenti di una controllata è essenziale per tutelare i propri diritti retributivi e contributivi.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·5 agosto 2026 ·4 min

Il problema: contratto formale e realtà del rapporto

Un dipendente è assunto formalmente da una controllata, ma riceve ordini dalla capogruppo, lavora indistintamente per più società del gruppo e la sua retribuzione è di fatto gestita a livello centrale. In casi come questi, chi è il vero datore di lavoro?

La questione non è teorica. Se la società che ha firmato il contratto è priva di patrimonio o entra in crisi, il lavoratore rischia di non poter recuperare stipendi, TFR e contributi. Individuare un datore di lavoro "sostanziale" diverso da quello formale può fare la differenza tra vedere soddisfatto il proprio credito e restare a mani vuote.

Inquadramento: il gruppo non è di per sé un datore unico

Il principio di partenza è netto: l'appartenenza a un gruppo di società non trasforma automaticamente la capogruppo in datore di lavoro dei dipendenti delle controllate. Ogni società ha, di regola, autonoma soggettività giuridica e i rapporti di lavoro restano imputati a chi ha stipulato il contratto.

La Corte di Cassazione ha però individuato le condizioni in cui questa separazione formale può essere superata. Con orientamento consolidato (tra le altre, Cass. n. 25270/2011, Cass. n. 88/2012, Cass. n. 11018/2017 e Cass. n. 3899/2019), i giudici parlano di "unico centro di imputazione" del rapporto di lavoro: quando più società, pur formalmente distinte, operano in realtà come un'unica impresa nei confronti del lavoratore.

Gli indici che la giurisprudenza richiede — e che devono ricorrere congiuntamente — sono sostanzialmente quattro:

Non basta quindi il controllo societario o l'appartenenza al medesimo gruppo. Serve la prova di una simulazione o di un frazionamento fittizio, tale da mascherare un unico soggetto economico dietro più involucri giuridici.

Implicazioni pratiche per il lavoratore

Se il giudice riconosce l'unico centro di imputazione, le conseguenze sono rilevanti. Le società del gruppo rispondono in solido delle obbligazioni verso il dipendente: il lavoratore può agire indistintamente contro la capogruppo o contro qualunque altra società coinvolta per ottenere retribuzioni, differenze, TFR e risarcimenti.

Cambia anche il computo dei requisiti. L'anzianità e i periodi maturati presso le diverse società si sommano; e ai fini della tutela contro il licenziamento può rilevare il numero complessivo dei dipendenti del gruppo, con effetti sul regime applicabile.

L'onere della prova, però, grava sul lavoratore. Non è sufficiente affermare l'esistenza del gruppo: occorre documentare in concreto gli indici sopra descritti. Per questo la raccolta preventiva di elementi — comunicazioni, ordini di servizio, buste paga, organigrammi — è decisiva.

Cosa fare in concreto

La qualificazione dell'unico centro di imputazione è sempre il risultato di un accertamento di fatto, caso per caso. Non esistono automatismi: molto dipende dalla concreta organizzazione delle società e dalla capacità di documentarla.

Disclaimer

Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.

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