diritto_penale

IA e responsabilità penale: cosa attendersi dall'attuazione dell'AI Act

L'Unione Europea ha adottato l'AI Act e l'Italia dovrà darvi attuazione. Circolano ipotesi su nuovi reati legati alla sicurezza dei sistemi di intelligenza artificiale e su un ampliamento della responsabilità degli enti. Molte fonti presentano questi interventi come già vigenti: non è così. Vediamo cosa è certo, cosa è ancora in divenire e come le imprese possono prepararsi senza inseguire testi non confermati.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·17 settembre 2026 ·5 min

Una premessa doverosa sullo stato delle norme

Su diversi portali circola la notizia di un decreto legislativo (indicato come "D.lgs. 160/2026") che introdurrebbe un nuovo reato di omessa adozione delle misure di sicurezza nei sistemi di IA (un ipotetico "art. 437-bis c.p.") e un nuovo reato presupposto per gli enti (un "art. 25-vicies" del D.lgs. 231/2001).

Mettiamo subito un punto fermo: allo stato non risultano confermati né la numerazione di quel decreto, né l'introduzione nel codice penale di un art. 437-bis, né l'inserimento di un art. 25-vicies nel catalogo dei reati 231. In materia penale non si scrive che una fattispecie esiste finché non è pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Trattiamo quindi questi riferimenti come ipotesi di attuazione, utili a orientare la preparazione, non come diritto vigente.

Ciò che è certo è il quadro europeo: il Regolamento (UE) 2024/1689 (cosiddetto AI Act) è stato adottato ed è la cornice entro cui l'Italia legifererà. Da qui partiamo.

Il quadro certo: l'AI Act e gli obblighi di risk management

L'AI Act adotta un approccio per livelli di rischio. Per i sistemi ad alto rischio impone, tra l'altro, l'istituzione di un sistema di gestione del rischio documentato e mantenuto nel tempo (l'articolo 9 del Regolamento disciplina proprio il risk management, salvo verifica del testo consolidato applicabile).

Questo significa che, a prescindere dalle sanzioni penali future, l'impresa che progetta, immette sul mercato o utilizza sistemi ad alto rischio ha già oggi obblighi organizzativi precisi. È su questo terreno concreto che conviene lavorare.

Il piano penale ipotizzato: come leggerlo con prudenza

Se il legislatore introducesse un reato omissivo legato alla sicurezza dei sistemi IA, la struttura ricalcherebbe la logica dell'art. 437 c.p. (omessa collocazione di impianti o cautele contro gli infortuni sul lavoro): un dovere di attivarsi la cui violazione integra il reato.

In quel caso diventerebbero decisive alcune domande che oggi possiamo solo impostare:

Finché il testo non è definitivo, queste restano griglie di analisi, non conclusioni.

Il piano 231: responsabilità degli enti

L'eventuale estensione del catalogo dei reati presupposto renderebbe l'ente responsabile per illeciti commessi nel suo interesse o vantaggio. Il meccanismo esimente resta però quello noto: l'ente non risponde se dimostra di aver adottato ed efficacemente attuato un modello di organizzazione idoneo a prevenire reati di quella specie.

Qui vale un principio che ripetiamo spesso: l'adempimento formale non coincide con la sicurezza sostanziale. Un documento di conformità non aggiornato non protegge da nulla. Il modello deve vivere: procedure applicate, controlli effettivi, tracciabilità delle decisioni.

Il piano civilistico: risarcimento dei danni da IA

Sul fronte risarcitorio circolano riferimenti a un alleggerimento dell'onere probatorio per il danneggiato. Attenzione: si tratta di contenuti riconducibili a proposte europee sulla responsabilità da IA il cui stato e recepimento vanno verificati caso per caso. Non sono, ad oggi, diritto interno vigente presentabile come regola operativa.

Cosa fare in concreto

  1. Mappa i tuoi sistemi di IA e classificali per livello di rischio secondo l'AI Act, isolando quelli ad alto rischio.
  2. Verifica le misure di sicurezza sostanziali già oggi: sistema di gestione del rischio, log, supervisione umana, procedure di aggiornamento. Non fermarti alla documentazione.
  3. Rivedi il modello 231 predisponendo l'area IA, così da essere pronto a integrare eventuali nuovi reati presupposto senza interventi tardivi.
  4. Ricostruisci le catene decisionali: chi decide, chi controlla, chi risponde. È il punto su cui si giocherà l'attribuzione di responsabilità.
  5. Confrontati con le coperture assicurative per capire cosa è già garantito e cosa resta scoperto rispetto ai danni da IA.

Affrontare l'adeguamento in modo strutturato, e non emergenziale, resta la scelta più razionale: consente di seguire l'evoluzione normativa senza rincorrerla.

---

*Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.*

Disclaimer. Contributo informativo a cura di Tamburro Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners Avvocati. Non costituisce parere legale. Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.
Una conversazione con lo studio

Ogni condominio ha una storia a sé.

Se gestisci un'amministrazione e vuoi un confronto su una specifica questione condominiale, scrivi allo studio. Ti rispondiamo entro un giorno lavorativo.