Influencer e redditi dai social: gli obblighi fiscali, previdenziali e di qualificazione del rapporto
Con la Direttiva DAC7 il Fisco riceve dalle piattaforme i dati sui compensi di creator e influencer. Per chi produce reddito dai social cambia molto: oltre agli obblighi dichiarativi e contributivi, emerge un tema lavoristico spesso trascurato, cioè come qualificare il rapporto con agenzie, management e brand. Vediamo cosa prevede la normativa e cosa fare in concreto.
Tassazione influencer: cosa è cambiato con la DAC7
La Direttiva (UE) 2021/514, nota come DAC7, è stata recepita in Italia con il D.Lgs. 32/2023. Obbliga le piattaforme digitali a comunicare alle amministrazioni fiscali i dati identificativi e i compensi corrisposti a chi opera attraverso di esse: vendita di beni, prestazione di servizi, contenuti monetizzati.
In concreto, l'Agenzia delle Entrate riceve in automatico le informazioni sui ricavi generati su molte piattaforme, anche estere, grazie allo scambio di dati tra Stati. L'incrocio con le dichiarazioni presentate diventa immediato. Per influencer e creator significa che i compensi non dichiarati emergono con facilità, e la Guardia di Finanza può attivare controlli mirati.
Occasionalità o abitualità: la prima distinzione che conta
Il trattamento fiscale e previdenziale dipende dalla natura dell'attività.
Se l'attività è occasionale e priva di organizzazione, i compensi rientrano tra i redditi diversi (art. 67 TUIR) e non richiedono partita IVA. Quando però l'attività è svolta in modo abituale, continuativo e professionale – come accade per chi vive dei propri contenuti – scatta l'obbligo di apertura della partita IVA, con fatturazione e, di norma, iscrizione previdenziale.
Chi rientra nel regime forfettario beneficia di una tassazione agevolata fino al limite di ricavi di 85.000 euro annui. Superata la soglia, si passa al regime ordinario.
Compensi in natura: il tema spesso dimenticato
Molti creator ricevono prodotti, viaggi, ospitalità o servizi gratuiti in cambio di visibilità. Anche questi compensi in natura assumono rilevanza reddituale. La valutazione avviene secondo il valore normale disciplinato dall'art. 9 del TUIR, ossia il prezzo mediamente praticato per beni e servizi della stessa specie.
Il reddito si considera prodotto nel momento in cui il bene o il servizio viene effettivamente percepito. Trascurare questi importi è uno degli errori più frequenti e più facilmente contestabili in sede di verifica.
Profilo previdenziale: quale gestione INPS
L'inquadramento previdenziale dipende dalla qualificazione dell'attività. Chi svolge attività di lavoro autonomo senza una struttura commerciale rientra di regola nella Gestione Separata INPS (art. 2, comma 26, L. 335/1995), con aliquota che per il 2024 si attesta intorno al 26-27% per i soggetti non assicurati altrove.
Diverso il caso di chi organizza l'attività in forma d'impresa, con vendita di beni o struttura commerciale stabile: qui può rilevare l'iscrizione alla gestione commercianti. La scelta non è discrezionale ma dipende dalla concreta modalità di svolgimento. Eventuali circolari INPS di prossima emanazione sul tema andranno verificate alla pubblicazione: a oggi il riferimento certo resta la disciplina generale sopra citata.
Il profilo lavoristico: autonomo o rapporto mascherato
Qui si colloca l'angolo meno presidiato. Molti influencer lavorano stabilmente per agenzie, management o singoli brand con vincoli su contenuti, tempi e modalità di pubblicazione.
Quando la collaborazione è etero-organizzata dal committente – che definisce in modo continuativo luogo, tempi e modalità della prestazione – può applicarsi l'art. 2 del D.Lgs. 81/2015, che estende le tutele del lavoro subordinato. In casi limite, la prestazione può essere riqualificata come vero e proprio rapporto di lavoro dipendente, con conseguenze su contributi, ferie e tutele.
La distinzione tra collaborazione autonoma genuina e rapporto etero-organizzato è quindi tutt'altro che teorica: incide su chi sopporta gli oneri contributivi e su quali diritti spettano al creator.
Cosa fare in concreto
- Verifica la natura della tua attività: stabilisci se i compensi sono occasionali o abituali, perché da questo dipendono partita IVA e regime fiscale.
- Censisci tutti i compensi, anche in natura: registra prodotti, viaggi e omaggi ricevuti e valorizzali secondo l'art. 9 TUIR.
- Inquadra la posizione previdenziale: verifica l'iscrizione alla Gestione Separata o, se ricorrono i presupposti, alla gestione commercianti.
- Analizza i contratti con agenzie e brand: controlla clausole su esclusiva, tempi e modalità per individuare un possibile rapporto etero-organizzato.
- Regolarizza le posizioni pregresse: valuta il ravvedimento operoso per sanare annualità non dichiarate riducendo le sanzioni.
Consigliamo di esaminare la propria situazione prima dell'eventuale arrivo di una comunicazione: intervenire in via spontanea consente margini di regolarizzazione che vengono meno una volta avviato il controllo.
Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners Avvocati - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.
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