Lavoro

Infortunio sul lavoro: quando risponde il datore di lavoro

Il datore di lavoro risponde dell'infortunio del dipendente anche quando quest'ultimo ha tenuto una condotta imprudente. La responsabilità viene meno solo se il comportamento del lavoratore è abnorme o riconducibile a un rischio eccentrico rispetto alle mansioni. La Cassazione ha tracciato confini precisi che è utile conoscere per prevenire il contenzioso e strutturare la sicurezza aziendale.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·4 agosto 2026 ·4 min

Il caso e perché conta

Gli infortuni sul lavoro pongono una domanda ricorrente: fino a che punto risponde il datore di lavoro quando l'evento dannoso è stato favorito da un'imprudenza del dipendente?

La risposta della giurisprudenza è netta. La colpa del lavoratore non esclude, di regola, la responsabilità datoriale. Il datore è tenuto a garantire la sicurezza anche a fronte di condotte disattente, distratte o imprudenti dei propri dipendenti, perché tali comportamenti rientrano nel novero degli eventi prevedibili in un ambiente di lavoro.

Inquadramento normativo

Il perno è l'articolo 2087 del Codice civile, che impone all'imprenditore di adottare tutte le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori. Si tratta di un obbligo di sicurezza a contenuto aperto, che va oltre il mero rispetto formale delle norme antinfortunistiche.

A questo si affianca il Testo Unico sulla salute e sicurezza (D.Lgs. 81/2008), che dettaglia gli obblighi di valutazione dei rischi, formazione, informazione e vigilanza. Il datore non deve limitarsi a impartire istruzioni: deve verificarne l'osservanza.

La Corte di Cassazione ha consolidato il principio secondo cui la responsabilità datoriale è esclusa solo quando la condotta del lavoratore presenta i caratteri dell'abnormità o del rischio eccentrico. È abnorme la condotta che si colloca al di fuori di ogni possibilità di previsione e controllo da parte del datore. È eccentrico il rischio del tutto estraneo alle mansioni affidate e alle finalità produttive, tale da interrompere il nesso causale tra l'omissione datoriale e l'evento.

Implicazioni pratiche

Per il datore di lavoro la conseguenza è chiara: l'imprudenza del dipendente, anche grave, difficilmente lo libera dalla responsabilità civile e, nei casi più seri, penale.

La distinzione operativa è la seguente. Se il lavoratore si infortuna svolgendo le proprie mansioni, pur in modo maldestro o violando qualche prassi, il datore risponde se non ha adottato e fatto rispettare le misure di prevenzione. Se invece il lavoratore compie un gesto imprevedibile, estraneo al compito assegnato e in contrasto con precise direttive, la responsabilità può essere esclusa.

Il punto decisivo è quasi sempre la vigilanza. Aver consegnato dispositivi di protezione o aver svolto un corso di formazione non basta: occorre dimostrare di aver controllato che le regole venissero effettivamente seguite. Il datore che tollera prassi pericolose consolidate difficilmente potrà invocare l'abnormità della condotta.

Per il dipendente, il quadro conferma una tutela ampia, ma non incondizionata: chi si sottrae deliberatamente a divieti espliciti o crea di propria iniziativa una situazione di rischio del tutto estranea al lavoro assume su di sé le conseguenze del proprio agire.

Cosa fare in concreto

La gestione della sicurezza non è un adempimento burocratico, ma la principale forma di tutela dell'azienda contro il contenzioso. Consigliamo di affrontare la materia in ottica preventiva, prima che l'evento dannoso imponga verifiche a posteriori.

Disclaimer

Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.

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