Lavoro

Infortunio sul lavoro non denunciato dal datore: le tutele del lavoratore

Quando il datore di lavoro non denuncia un infortunio all'INAIL, il lavoratore non perde le proprie tutele. L'omissione espone il datore a sanzioni, ma non blocca l'indennizzo: il dipendente può rivolgersi direttamente all'INAIL o all'Ispettorato del lavoro. Vediamo come funziona il meccanismo e quali passi compiere.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·7 luglio 2026 ·4 min

Il quadro normativo

La gestione degli infortuni sul lavoro ruota attorno a due binari distinti, che è bene non confondere.

Il primo è quello assicurativo. L'art. 53 del DPR n. 1124/1965 (Testo unico infortuni) obbliga il datore di lavoro a denunciare all'INAIL gli infortuni che comportino un'inabilità al lavoro di più di tre giorni, escluso quello dell'evento. La denuncia va trasmessa entro due giorni dalla ricezione del certificato medico. Per gli infortuni mortali o con pericolo di morte il termine si riduce a ventiquattro ore.

Il secondo binario è quello a fini statistici e informativi, disciplinato dal D.Lgs. n. 81/2008. Dopo l'abrogazione del registro infortuni operata dal D.Lgs. n. 151/2015, l'art. 18, comma 1, distingue due obblighi di comunicazione:

A monte di entrambi i binari opera la trasmissione telematica del certificato medico: dal D.Lgs. n. 151/2015 è il medico che redige il certificato a inviarlo direttamente all'INAIL per via telematica. Questo passaggio è centrale, perché fa sì che l'Istituto disponga comunque di una traccia dell'evento anche quando il datore resta inerte.

Cosa cambia per il lavoratore

Il principio da tenere fermo è l'automatismo delle prestazioni: il diritto all'indennizzo INAIL nasce dall'evento e dalla sua qualificazione come infortunio sul lavoro, non dall'adempimento del datore. In altre parole, l'omissione della denuncia datoriale non priva il lavoratore della tutela assicurativa.

L'inadempimento del datore ha conseguenze su di lui, non sul dipendente: espone a sanzioni amministrative e, nei casi più gravi, può rilevare anche sul piano civile. Il lavoratore, dal canto suo, può attivarsi in via autonoma per garantirsi la copertura.

È importante conoscere anche i termini di prescrizione. Il diritto alle prestazioni infortunistiche si prescrive, secondo l'orientamento tradizionale, in tre anni (art. 112 DPR n. 1124/1965). La prescrizione decorre dal momento in cui il diritto può essere fatto valere, cioè da quando le prestazioni sono esigibili. Il termine, quindi, non parte necessariamente dal giorno dell'infortunio: occorre valutare il caso concreto, anche perché il decorso può essere interrotto da atti idonei.

Cosa fare in concreto

  1. Conservare il certificato medico e ogni documentazione sanitaria relativa all'infortunio (pronto soccorso, referti, prognosi), verificando che il medico lo abbia trasmesso telematicamente all'INAIL.
  2. Verificare presso l'INAIL se la denuncia risulta acquisita, anche tramite i servizi online o il patronato, per capire se l'evento è già a sistema.
  3. Segnalare direttamente all'INAIL l'infortunio in caso di inerzia del datore, presentando la documentazione raccolta: l'Istituto può avviare comunque l'istruttoria.
  4. Rivolgersi all'Ispettorato territoriale del lavoro per segnalare l'omissione: l'organo di vigilanza può accertare la violazione e adottare i provvedimenti sanzionatori di competenza.
  5. Documentare la dinamica dell'evento raccogliendo eventuali testimonianze e ricostruendo le modalità dell'infortunio, elemento utile qualora l'origine lavorativa venisse contestata.

Raccogliere tempestivamente questi elementi agevola l'accertamento e riduce il rischio che il decorso del tempo comprometta la posizione del lavoratore. Nei casi dubbi, in particolare quando l'origine professionale dell'evento non è pacifica o quando si affianca una richiesta risarcitoria verso il datore, è opportuno un esame specifico della fattispecie.

Un punto di equilibrio

L'impianto normativo tutela il lavoratore proprio distinguendo il piano dell'obbligo datoriale da quello del diritto individuale alla prestazione. L'omissione della denuncia è un problema del datore, non una decadenza per il dipendente. Resta però decisivo attivarsi con ordine e nel rispetto dei termini, così da rendere effettiva una tutela che la legge riconosce in astratto.

---

*Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners Avvocati. Non costituisce parere legale.*

Disclaimer. Contributo informativo a cura di Tamburro Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners Avvocati. Non costituisce parere legale. Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.
Una conversazione con lo studio

Ogni storia di lavoro ha i suoi tempi.

Se gestisci HR e vuoi un confronto su contenzioso, ispezioni o licenziamenti, scrivi allo studio. Ti rispondiamo entro un giorno lavorativo.