Lavoro

Licenziamento per motivi economici e diritto alla NASpI: requisiti e regole 2025

Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, legato a ragioni economiche o organizzative dell'impresa, è una cessazione involontaria del rapporto. Per questo apre la strada alla NASpI, l'indennità di disoccupazione gestita dall'INPS. Ma il diritto non è automatico: servono requisiti contributivi precisi e il rispetto di termini rigorosi per la domanda. Vediamo cosa occorre sapere nel 2025.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·7 giugno 2026 ·4 min

Il caso

Il licenziamento per motivi economici — quello che il legislatore chiama giustificato motivo oggettivo — colpisce il lavoratore senza che vi sia una sua colpa. L'azienda riduce il personale per ragioni produttive, organizzative o di crisi.

Proprio perché la perdita del lavoro è involontaria, scatta il diritto alla NASpI, la Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l'Impiego. È la regola generale, ma occorre verificare alcune condizioni.

Inquadramento normativo

La NASpI è disciplinata dal D.lgs. 4 marzo 2015, n. 22 (artt. 1-14), che ha riformato il sistema degli ammortizzatori sociali. La prestazione spetta ai lavoratori dipendenti che perdono l'occupazione in modo involontario.

Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo rientra a pieno titolo tra le ipotesi di disoccupazione involontaria. La distinzione è importante: chi si dimette volontariamente, di regola, non ha diritto alla NASpI, salvo le ipotesi di dimissioni per giusta causa o nel periodo tutelato della maternità.

L'art. 3 del D.lgs. 22/2015 fissa i requisiti: lo stato di disoccupazione, almeno tredici settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti l'inizio della disoccupazione, e almeno trenta giornate di lavoro effettivo nei dodici mesi precedenti.

Le novità del 2025

Dal 1° gennaio 2025 è stato introdotto un requisito aggiuntivo per chi ha avuto cessazioni volontarie recenti. In particolare, se nei dodici mesi precedenti il lavoratore si è dimesso o ha risolto consensualmente un altro rapporto, deve dimostrare almeno tredici settimane di contribuzione maturate dopo quell'evento. La misura mira a contrastare gli abusi nei passaggi rapidi tra rapporti di lavoro.

Resta confermata la durata massima di ventiquattro mesi e il meccanismo di calcolo dell'importo, parametrato alla retribuzione media degli ultimi quattro anni, con un tetto mensile rivalutato annualmente. L'importo si riduce progressivamente (décalage) a partire dal sesto mese di fruizione.

Implicazioni pratiche

Per il lavoratore licenziato per motivi economici, la NASpI è una rete di protezione concreta, ma vincolata a passaggi formali. Il primo errore tipico è il ritardo nella domanda: la prestazione va richiesta entro sessantotto giorni dalla cessazione del rapporto, a pena di decadenza.

Un secondo aspetto riguarda la condizionalità. Chi percepisce la NASpI assume obblighi attivi: deve dichiarare la propria immediata disponibilità al lavoro e aderire al percorso di politiche attive. L'inosservanza può comportare la riduzione o la perdita del sussidio.

Va poi ricordato che la NASpI è compatibile, entro certi limiti, con lo svolgimento di nuova attività lavorativa, ma il lavoratore deve comunicarlo all'INPS. La mancata comunicazione espone a recuperi e sanzioni.

Infine, attenzione alla qualificazione del licenziamento. Se la lettera di licenziamento richiama motivi diversi da quelli economici, o se si discute la legittimità del recesso, la situazione va valutata con cura, perché può incidere sia sul diritto alla NASpI sia su eventuali azioni di impugnazione.

Cosa fare in concreto

  1. Verifica i requisiti contributivi prima di tutto: tredici settimane nei quattro anni precedenti e trenta giornate di lavoro effettivo nell'ultimo anno.
  2. Presenta la domanda entro sessantotto giorni dalla cessazione, tramite il portale INPS, patronato o contact center: il termine è perentorio.
  3. Rilascia la dichiarazione di immediata disponibilità (DID) e aderisci al percorso di politiche attive per non perdere la prestazione.
  4. Conserva tutta la documentazione del rapporto cessato: lettera di licenziamento, ultime buste paga, modello di certificazione.
  5. Valuta la legittimità del licenziamento entro i termini di impugnazione (sessanta giorni), perché un eventuale contenzioso non sospende automaticamente i diritti previdenziali.

Disclaimer

Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.

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