Malattie non tabellate: quando l'INAIL è tenuta a indennizzare
La tutela INAIL non si ferma alle malattie professionali elencate nelle tabelle ufficiali. La Cassazione conferma che anche patologie non tabellate possono essere indennizzate, a condizione che il lavoratore dimostri il legame causale con l'ambiente di lavoro. Un principio che sposta l'attenzione sull'onere probatorio e impone attenzione a documentazione e tempistiche.
Il quadro
Quando pensiamo alle malattie professionali, l'immagine più diffusa è quella di un elenco chiuso: se la patologia figura nella tabella, l'INAIL indennizza; altrimenti, nulla. Non è così.
Il nostro sistema conosce due strade parallele. Da un lato le malattie tabellate, per le quali opera una presunzione legale di origine professionale. Dall'altro le malattie non tabellate, che possono comunque essere riconosciute purché il lavoratore provi il nesso di causa con l'attività svolta.
Inquadramento normativo
La fonte è il Dpr 1124/1965 (Testo Unico sull'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali). Le tabelle allegate individuano le patologie per cui vale la presunzione: il lavoratore adibito alla lavorazione indicata, che contrae la malattia entro un certo periodo, è dispensato dal dimostrare il collegamento con il lavoro. È l'INAIL, semmai, a dover provare il contrario.
Il sistema tabellare, però, non è più esclusivo. Dopo l'intervento della Corte costituzionale (sentenza 179/1988) è affermato il cosiddetto "sistema misto": accanto alle malattie tabellate resta aperta la tutela per quelle non elencate. La Cassazione, Sezione Lavoro, ha ribadito con continuità questo orientamento, precisando i confini dell'onere probatorio a carico del lavoratore.
La differenza è tutta nella prova. Per le malattie tabellate la presunzione legale semplifica la posizione del lavoratore. Per quelle non tabellate, invece, è il lavoratore che deve dimostrare l'esistenza di un nesso causale, o quantomeno concausale, tra la patologia e l'esposizione ai fattori di rischio presenti sul luogo di lavoro.
Cosa significa "provare il nesso causale"
Provare il nesso non vuol dire raggiungere una certezza assoluta. La giurisprudenza si accontenta di un elevato grado di probabilità, valutato secondo il criterio della ragionevole certezza scientifica.
Rileva inoltre il principio dell'equivalenza delle concause: se il lavoro ha contribuito, anche insieme ad altri fattori, a determinare o aggravare la malattia, la tutela opera comunque. Non è necessario che l'attività lavorativa sia la causa unica; è sufficiente che abbia avuto un ruolo eziologicamente apprezzabile.
Questo sposta il baricentro sulla qualità della documentazione. Cartelle cliniche, referti, valutazione dei rischi aziendali, mansioni effettivamente svolte, durata dell'esposizione: sono gli elementi su cui si costruisce o si perde il riconoscimento.
Implicazioni pratiche
Per il lavoratore, il messaggio è duplice. La copertura è più ampia di quanto la sola lettura delle tabelle suggerisca. Ma il riconoscimento non è automatico: richiede un percorso probatorio spesso tecnico, che passa dalla consulenza medico-legale.
Per il datore di lavoro, la vicenda ha ricadute che vanno oltre il singolo indennizzo. Il riconoscimento di una malattia professionale non tabellata può aprire, in presenza dei relativi presupposti, la strada a un'azione di rivalsa dell'INAIL e a domande risarcitorie del lavoratore per il cosiddetto danno differenziale, cioè la parte di danno non coperta dall'indennizzo pubblico. La corretta valutazione dei rischi e la tracciabilità delle misure di prevenzione diventano quindi elementi centrali di difesa.
Sul piano dei tempi, va ricordato che i termini di prescrizione e di denuncia della malattia professionale decorrono dalla cosiddetta "manifestabilità", cioè dal momento in cui il lavoratore ha, o dovrebbe avere, consapevolezza dell'origine professionale della patologia. Un profilo delicato, che va verificato caso per caso.
Cosa fare in concreto
- Documenta l'esposizione. Conserva mansionari, ordini di servizio, comunicazioni sui rischi e ogni prova dell'attività effettivamente svolta.
- Attivati tempestivamente. Presenta la denuncia di malattia professionale all'INAIL senza attendere, per non incorrere in decadenze o prescrizioni.
- Richiedi una valutazione medico-legale. Il nesso causale si costruisce su basi cliniche e scientifiche: affidati a uno specialista.
- Verifica il danno differenziale. Se l'indennizzo INAIL non copre l'intero pregiudizio, valuta con un professionista la possibilità di ulteriori azioni.
- Per le imprese, aggiornate il DVR. Un documento di valutazione dei rischi accurato è la prima linea di difesa in caso di contenzioso.
Disclaimer
Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.
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