Mantenimento dei figli maggiorenni: fino a quando dura l'obbligo
L'obbligo di mantenere i figli non finisce al compimento dei diciotto anni. Prosegue fino al raggiungimento dell'autonomia economica, ma la giurisprudenza recente valuta con crescente rigore l'impegno del figlio nel rendersi indipendente. Capire quando l'obbligo cessa evita contenziosi e assegni versati oltre il dovuto.
Il fatto e perché conta
Molti genitori credono che il dovere di mantenimento si esaurisca con la maggiore età dei figli. Non è così. L'obbligo prosegue finché il figlio non raggiunge l'autonomia economica, cioè un reddito stabile e adeguato alla formazione ricevuta.
Negli ultimi anni la Cassazione e diversi tribunali di merito hanno però ridefinito i confini di questo dovere, spostando l'attenzione sull'impegno concreto del figlio a rendersi indipendente. Il tema riguarda tanto i genitori separati che versano un assegno, quanto i nuclei familiari uniti in cui il figlio adulto resti a carico.
Inquadramento normativo
Il fondamento è l'articolo 30 della Costituzione, che impone ai genitori il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli. Sul piano civilistico, l'obbligo trova disciplina negli articoli 147 e 315-bis del Codice civile, che riferiscono il mantenimento alla prole senza distinzione di età, e nell'articolo 316-bis, sulla ripartizione dell'onere tra i genitori in proporzione alle rispettive risorse.
La norma cardine per i figli maggiorenni è l'articolo 337-septies del Codice civile. Prevede che il giudice possa disporre il pagamento di un assegno periodico a favore del figlio maggiorenne non economicamente autosufficiente. La formula è netta: non basta l'età per far cessare l'obbligo, occorre l'indipendenza economica.
Su questa base la Cassazione ha progressivamente chiarito che l'obbligo cessa quando il figlio consegue un reddito stabile e proporzionato al percorso formativo compiuto, oppure quando la mancata autosufficienza dipende da inerzia colpevole. Numerosi tribunali di merito – tra cui Lamezia Terme, Latina, Catanzaro, Foggia e Cagliari – hanno applicato questo principio negli anni 2023 e 2024, negando o revocando l'assegno a figli che non dimostravano un serio impegno nella ricerca di lavoro.
Implicazioni pratiche
Il passaggio culturale è chiaro: il mantenimento del figlio adulto non è a tempo indeterminato e non è incondizionato.
Per il genitore che versa l'assegno, questo significa che il pagamento non prosegue automaticamente per anni. Se il figlio ha completato gli studi, ha rifiutato occasioni di lavoro adeguate o non si è attivato in modo credibile, il genitore può chiedere al giudice la revoca o la riduzione del contributo.
Per il figlio maggiorenne, il diritto al mantenimento non è un beneficio acquisito. Va conservato dimostrando un percorso coerente: proseguimento degli studi in tempi ragionevoli, formazione professionale, ricerca attiva di occupazione compatibile con le proprie qualifiche.
Un punto spesso trascurato: superata una certa soglia di età – valutata caso per caso dalla giurisprudenza – il ritardo nel raggiungimento dell'autonomia grava sul figlio, non più sul genitore. Il rifiuto di un'occasione di lavoro congrua interrompe la tutela.
Attenzione anche alla figura del figlio con disabilità grave: in questo caso l'obbligo di mantenimento segue regole diverse e può protrarsi senza il vincolo dell'autosufficienza attesa.
Cosa fare in concreto
- Documentate il percorso del figlio. Se siete il genitore obbligato, raccogliete elementi sul completamento degli studi, sui rifiuti di lavoro e sull'eventuale inerzia; serviranno per un'istanza di revoca.
- Verificate la congruità dell'assegno nel tempo. Consigliamo di riesaminare periodicamente la situazione: un assegno stabilito anni prima può non riflettere più le condizioni attuali del figlio.
- Attivatevi in modo dimostrabile. Se siete il figlio maggiorenne, conservate prova di candidature, colloqui, corsi e formazione: la tutela premia l'impegno effettivo, non la semplice attesa.
- Non interrompete i pagamenti unilateralmente. La cessazione dell'obbligo va accertata dal giudice; sospendere l'assegno di propria iniziativa espone a conseguenze legali.
- Valutate una consulenza prima del ricorso. Ogni situazione dipende da età, formazione, mercato del lavoro locale e condotta delle parti: un'analisi preventiva orienta la strategia più efficace.
La direzione della giurisprudenza è ormai consolidata. Il mantenimento resta un dovere serio, ma non può trasformarsi in una rendita a tempo indefinito. Conoscere i criteri applicati dai tribunali consente a entrambe le parti di muoversi con consapevolezza.
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Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.
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