Assenza ingiustificata e NASpI: cosa cambia con il Collegato Lavoro
Il Collegato Lavoro ha cambiato le regole per chi abbandona il posto senza avvisare. L'assenza ingiustificata protratta oltre una certa soglia viene ora equiparata a dimissioni volontarie: la conseguenza diretta è la perdita del diritto alla NASpI, il sussidio di disoccupazione INPS. Un meccanismo che riguarda milioni di lavoratori e impone attenzione sia a chi lascia sia a chi assume.
Il fatto
Un lavoratore smette di presentarsi in azienda. Non comunica nulla, non giustifica l'assenza, non formalizza alcuna volontà di interrompere il rapporto. Fino a poco tempo fa una condotta simile poteva sfociare in un licenziamento disciplinare, che di regola apre l'accesso alla NASpI. Con l'entrata in vigore del Collegato Lavoro (Legge n. 203 del 13 dicembre 2024) lo scenario cambia: l'assenza prolungata e ingiustificata può ora essere qualificata come dimissioni per fatti concludenti, con la conseguente esclusione dall'indennità di disoccupazione.
Inquadramento normativo
La disciplina è contenuta nell'articolo 19 della Legge n. 203/2024, che interviene modificando l'articolo 26 del D.Lgs. n. 151/2015, cioè la norma che regola la procedura telematica obbligatoria per dimissioni e risoluzioni consensuali.
Il testo prevede che, in caso di assenza ingiustificata del lavoratore protratta oltre il termine previsto dal contratto collettivo applicabile, il rapporto di lavoro si intende risolto per volontà del lavoratore. In assenza di una previsione del CCNL, la legge fissa una soglia suppletiva di quindici giorni. Solo in mancanza di indicazione contrattuale, quindi, opera il termine legale.
Sul piano procedurale, il datore di lavoro comunica l'assenza ingiustificata all'Ispettorato territoriale del lavoro competente, che può verificare la veridicità della comunicazione. La qualificazione come dimissioni per fatti concludenti fa venir meno il presupposto della disoccupazione involontaria richiesto dall'articolo 3 del D.Lgs. n. 22/2015 per l'accesso alla NASpI.
*Nota: trattandosi di norma di recente introduzione, alcuni profili applicativi restano oggetto di prassi amministrativa in evoluzione. Si raccomanda di verificare le circolari INPS e le note dell'Ispettorato nazionale del lavoro più aggiornate.*
Implicazioni pratiche
Per il lavoratore. Chi si allontana dal posto senza giustificazione rischia di perdere il diritto alla NASpI. La differenza è sostanziale: un licenziamento consente in genere l'accesso al sussidio, le dimissioni no. La norma prevede però una tutela: il lavoratore può dimostrare che l'assenza è dipesa da causa a lui non imputabile (ad esempio un evento di forza maggiore, un ricovero, un fatto imputabile allo stesso datore). In tal caso la risoluzione per fatti concludenti non si perfeziona e il diritto all'indennità può essere ripristinato.
Per il datore di lavoro. Il meccanismo semplifica la gestione delle sparizioni dal posto, evitando il ricorso al licenziamento disciplinare. Ma impone rigore: l'assenza va documentata con precisione e la comunicazione all'Ispettorato deve essere accurata. Una segnalazione errata o l'omessa considerazione di una giustificazione tempestiva può esporre l'azienda a contenzioso.
Cosa fare in concreto
- Verificate il CCNL applicabile. Individuate il termine contrattuale per l'assenza ingiustificata prima di applicare la soglia legale dei quindici giorni, che opera solo in via suppletiva.
- Comunicate sempre con mezzi tracciabili. Il lavoratore che ha un impedimento deve avvisare il datore con PEC, raccomandata o altro strumento che lasci prova certa della data.
- Conservate la documentazione. Certificati medici, ricevute di invio, corrispondenza: ogni elemento utile a dimostrare la causa non imputabile va custodito.
- Datori: formalizzate correttamente la comunicazione all'Ispettorato territoriale del lavoro, allegando gli elementi che attestano l'assenza e le eventuali risposte del dipendente.
- Attivatevi nei termini. In caso di diniego della NASpI, contro il provvedimento INPS è ammesso ricorso amministrativo al Comitato provinciale dell'Istituto entro novanta giorni dalla comunicazione. È opportuno non lasciare decorrere il termine.
La novità sposta l'attenzione sulla prova. Chi si trova nell'impossibilità di presentarsi al lavoro non deve limitarsi ad assentarsi: deve documentare la ragione e comunicarla per tempo. È la differenza tra un rapporto risolto per fatti concludenti, che chiude la porta al sussidio, e un'assenza giustificata che quella porta la lascia aperta.
Disclaimer
Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.
Ogni storia di lavoro ha i suoi tempi.
Se gestisci HR e vuoi un confronto su contenzioso, ispezioni o licenziamenti, scrivi allo studio. Ti rispondiamo entro un giorno lavorativo.