Lavoro

NASpI e dichiarazione dei redditi: obblighi e come indicarla

La NASpI, indennità di disoccupazione erogata dall'INPS, è a tutti gli effetti reddito imponibile ai fini IRPEF. Va riportata in dichiarazione, anche quando percepita in un'unica soluzione come anticipazione. Comprendere l'inquadramento fiscale evita errori, omissioni e le relative sanzioni, oltre a consentire un corretto calcolo dell'imposta dovuta.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·11 luglio 2026 ·4 min

L'inquadramento normativo

La NASpI (Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l'Impiego) è disciplinata dal D.Lgs. 4 marzo 2015, n. 22 (attuativo del cosiddetto Jobs Act), che ne definisce presupposti, durata ed erogazione. Sul piano fiscale, l'indennità rientra tra i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente ai sensi dell'art. 50 del TUIR (D.P.R. 917/1986).

Ciò significa che la NASpI concorre a formare il reddito complessivo del contribuente e viene tassata secondo le ordinarie aliquote IRPEF. L'INPS agisce come sostituto d'imposta: applica le ritenute sull'indennità erogata e rilascia la Certificazione Unica (CU), documento che riepiloga somme corrisposte e ritenute operate.

Anche la NASpI anticipata è imponibile

Un punto spesso frainteso riguarda la NASpI erogata in unica soluzione (anticipazione ex art. 8 del D.Lgs. 22/2015), riconosciuta a chi intende avviare un'attività di lavoro autonomo o d'impresa.

Anche in questo caso l'importo resta reddito imponibile IRPEF, assimilato al lavoro dipendente. L'INPS opera comunque la ritenuta e rilascia la relativa CU. Non esiste alcuna esclusione da tassazione: l'anticipazione va dichiarata come qualsiasi altra erogazione NASpI. Ritenerla esente espone a un'omessa dichiarazione.

Ritenute e conguaglio

Le ritenute applicate dall'INPS sono operate a titolo di acconto: rappresentano un anticipo dell'imposta, non il saldo definitivo. L'importo finale dovuto si determina solo in dichiarazione, sommando la NASpI agli altri redditi percepiti nell'anno.

Questo meccanismo produce un conguaglio: se le ritenute già subite sono inferiori all'IRPEF effettivamente dovuta sul reddito complessivo, il contribuente versa la differenza a saldo; se superiori, matura un credito. È qui che emerge l'importanza del cumulo: la NASpI si somma, ad esempio, ai redditi da lavoro dipendente percepiti prima della disoccupazione, potendo far scattare un'aliquota marginale più elevata.

In quale quadro indicarla

I dati della CU rilasciata dall'INPS vanno riportati:

Se la dichiarazione è precompilata, l'importo è di norma già inserito dall'Agenzia delle Entrate sulla base della CU trasmessa dall'INPS. Resta comunque necessario verificarne la correttezza.

Perché non conviene omettere

Agenzia delle Entrate e INPS operano un incrocio sistematico delle banche dati: la CU è trasmessa direttamente dall'ente erogatore all'Amministrazione finanziaria. Un'omissione o una dichiarazione infedele emerge quindi con facilità.

Le conseguenze sono disciplinate dal D.Lgs. 471/1997, art. 1, che prevede sanzioni amministrative per l'omessa e per l'infedele dichiarazione, oltre agli interessi sulle somme non versate. Regolarizzare spontaneamente prima dei controlli, tramite ravvedimento operoso, consente in genere di ridurre l'entità delle sanzioni.

Cosa fare in concreto

Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.

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