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Denuncia o querela: quando l'indagato viene avvisato?

Molti credono che, dopo una denuncia o una querela, la polizia debba avvisare subito la persona indicata. Non è così: nessuna norma impone un termine per comunicare all'indagato l'esistenza di una segnalazione. L'informazione arriva solo con atti tipici del procedimento. La riforma Cartabia, però, ha ridisegnato i tempi dell'iscrizione della notizia di reato. Vediamo cosa significa in concreto.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·9 agosto 2026 ·4 min

Il fraintendimento di partenza

Spesso ci viene chiesto quanto tempo abbia la polizia per "notificare" una denuncia o una querela. La domanda contiene un equivoco: denuncia e querela non si notificano al soggetto indicato.

Sono atti che chi si ritiene leso presenta all'autorità (denuncia per i reati procedibili d'ufficio, querela per quelli procedibili a istanza di parte). Da quel momento la macchina delle indagini si mette in moto, ma la persona segnalata non riceve alcun avviso automatico.

Inquadramento normativo

La polizia giudiziaria che riceve una notizia di reato deve trasmetterla al pubblico ministero "senza ritardo" (art. 347 cod. proc. pen.). Questo termine riguarda i rapporti interni tra polizia e PM, non un obbligo di comunicazione verso la persona indagata.

L'indagato viene a conoscenza del procedimento solo attraverso atti specifici. Il più noto è l'informazione di garanzia (art. 369 cod. proc. pen.), che il PM invia quando deve compiere un atto al quale il difensore ha diritto di assistere. In assenza di simili atti, il procedimento può restare a lungo ignoto all'interessato.

Un altro momento chiave è l'avviso di conclusione delle indagini (art. 415-bis cod. proc. pen.): a quel punto l'indagato ha piena contezza degli addebiti e può accedere agli atti.

La riforma Cartabia (d.lgs. 150/2022, in vigore dal 30 dicembre 2022) è intervenuta sull'iscrizione della notizia di reato nell'apposito registro e sui termini di durata delle indagini (art. 405 cod. proc. pen.), con l'obiettivo di contenere i procedimenti che restano "sospesi" per tempi indefiniti. Ma anche qui il legislatore disciplina i rapporti interni al procedimento, non un dovere di avviso preventivo verso l'indagato.

Cosa cambia con la Cartabia

La riforma ha rafforzato la tempestività e la corretta datazione dell'iscrizione nel registro delle notizie di reato. L'iscrizione tardiva o incompleta può avere conseguenze sulla decorrenza dei termini di indagine e, in alcuni casi, sull'utilizzabilità degli atti.

È un punto tecnico rilevante: il momento dell'iscrizione fissa il decorso dei termini entro cui il PM deve decidere se chiedere l'archiviazione o esercitare l'azione penale. La Cassazione ha più volte affermato che l'iscrizione non può essere arbitrariamente ritardata per allungare le indagini.

Implicazioni pratiche

Per chi teme di essere stato segnalato, la conseguenza è chiara: non esiste un modo per essere avvisati in automatico, né un termine oltre il quale scatta l'obbligo di comunicazione.

Questo non significa restare inermi. Alcuni strumenti consentono di verificare la propria posizione o di attivarsi in modo mirato. Ma vanno usati con attenzione, perché possono anche anticipare all'autorità un interesse difensivo prima che sia opportuno.

Allo stesso modo, chi presenta una querela deve sapere che il deposito non produce effetti immediati e visibili verso la controparte: il procedimento segue i tempi delle indagini, che variano molto a seconda del reato e del carico dell'ufficio.

Cosa fare in concreto

In sintesi

Non c'è un cronometro che obblighi la polizia ad avvisare la persona segnalata. La conoscenza del procedimento passa per atti tipici, e la riforma Cartabia ha inciso soprattutto sui tempi interni dell'iscrizione e delle indagini. La difesa efficace nasce dalla tempestività informata, non dall'attesa passiva.

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*Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.*

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