Lavoro

Pagamenti INPS: NASpI, indebito e tutele. Cosa sapere davvero

Ogni estate torna la domanda su quando l'INPS accredita NASpI, Assegno Unico e Assegno di Inclusione. Al di là del calendario, contano le regole giuridiche: cosa fare in caso di ritardo, come impugnare un diniego e quando l'Istituto può chiedere indietro somme già percepite. Qui distinguiamo il profilo pratico da quello giuslavoristico, con i riferimenti normativi precisi.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·4 agosto 2026 ·4 min

Premessa: attenzione alle date "anticipate"

Al momento della redazione, il calendario ufficiale INPS dei pagamenti di agosto 2026 non è stato pubblicato. Le date che circolano online sono stime basate sulla prassi degli anni precedenti e non hanno valore ufficiale. Per questo evitiamo di riportare giorni specifici: l'unica fonte attendibile è il fascicolo previdenziale personale consultabile nell'area riservata INPS.

In linea generale, la prassi vede l'Assegno Unico accreditato nella seconda parte del mese, le pensioni il primo giorno bancabile e la NASpI in date variabili in base alla lavorazione della domanda. Sono indicazioni orientative, non garanzie.

Assistenza e lavoro: distinguere le materie

Non tutte queste prestazioni appartengono al diritto del lavoro. L'Assegno Unico (D.Lgs. 230/2021) e l'Assegno di Inclusione – ADI (D.L. 48/2023, conv. L. 85/2023) sono misure a carattere assistenziale/previdenziale. La NASpI (D.Lgs. 22/2015) è invece l'indennità di disoccupazione, pienamente giuslavoristica: è su questa che concentriamo l'analisi.

NASpI: obblighi, compatibilità e decadenza

La NASpI non è un accredito "automatico e statico". Il percettore ha obblighi di comunicazione: chi inizia una nuova attività deve informare l'INPS nei termini previsti, pena la perdita o la sospensione del beneficio.

Gli artt. 9 e 10 del D.Lgs. 22/2015 regolano la compatibilità con nuova occupazione:

Ignorare questi passaggi genera spesso richieste di restituzione. È qui che il profilo cambia da amministrativo a contenzioso.

Ritardo tecnico o diniego: due situazioni diverse

Un punto che confonde molti beneficiari: il mancato accredito nella data attesa non equivale a un diniego.

Verificare lo stato reale nel fascicolo previdenziale è quindi il primo passo per capire quale strada seguire.

I termini di impugnazione (spesso decadenziali)

Contro i provvedimenti INPS in materia previdenziale il percorso ordinario è il ricorso amministrativo al Comitato provinciale dell'Istituto, disciplinato dagli artt. 46 e 47 del D.P.R. 639/1970. I termini per proporlo sono brevi e decadenziali: lasciarli scadere può precludere la tutela successiva.

Esaurita o decorsa la fase amministrativa, si apre la strada dell'azione giudiziaria davanti al giudice del lavoro, anch'essa soggetta a termini di decadenza per le prestazioni previdenziali. Per l'ADI, il D.L. 48/2023 prevede uno specifico canale di riesame e di ricorso avverso le decisioni sulla misura.

Data la loro natura, questi termini vanno individuati con precisione caso per caso: consigliamo di verificarli tempestivamente sul provvedimento ricevuto, che ne riporta di regola l'indicazione.

Quando l'INPS chiede la restituzione

Capita che l'Istituto pretenda la restituzione di somme già erogate: è la ripetizione dell'indebito, regolata in via generale dall'art. 2033 c.c. In materia previdenziale opera però un temperamento: l'art. 52 della L. 88/1989 limita la ripetibilità delle prestazioni già corrisposte quando ricorre la buona fede del percettore e l'indebito non deriva da dolo o da omessa comunicazione a suo carico.

In concreto, la richiesta di restituzione non è sempre dovuta per intero: molto dipende dall'origine dell'errore e dalla condotta del beneficiario. Anche l'atto di recupero è impugnabile nei termini.

Cosa fare in concreto

  1. Verifica lo stato reale della prestazione nel fascicolo previdenziale INPS, senza fermarti alle date che circolano online.
  2. Distingui subito tra ritardo tecnico (attesa) e provvedimento sfavorevole (reazione con termini decadenziali).
  3. Comunica tempestivamente all'INPS ogni nuova attività lavorativa o variazione reddituale, per non perdere o dover restituire la NASpI.
  4. Controlla i termini indicati sul provvedimento e valuta il ricorso amministrativo o giudiziario prima della loro scadenza.
  5. Conserva ogni documento (domanda, provvedimenti, comunicazioni, ISEE, Patto di attivazione) utile a dimostrare la tua posizione, anche in caso di richiesta di indebito.

Disclaimer

Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.

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