Condominio

Parcheggio nel cortile comune: l'assemblea può vietarlo a chi ha il box?

Alcuni condomìni deliberano a maggioranza di escludere dal parcheggio nel cortile comune i condomini già dotati di box. Una scelta che appare logica ma che si scontra con il principio del pari uso del bene comune. Vediamo perché una simile delibera è di norma illegittima e quali regole, invece, l'assemblea può validamente adottare.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·4 ottobre 2026 ·4 min

Il fatto

In molti condomìni si ripropone lo stesso scenario: il cortile comune offre pochi stalli, alcuni condomini possiedono un box di proprietà esclusiva, e l'assemblea decide a maggioranza di riservare il parcheggio esterno solo a chi il box non ce l'ha. L'obiettivo dichiarato è distribuire in modo più equo uno spazio scarso. Il risultato, però, è un'esclusione selettiva che la normativa non consente.

Il punto di partenza è distinguere due diritti diversi. Il box è oggetto di proprietà esclusiva: chi lo possiede ne dispone liberamente. Il cortile è invece un bene comune ai sensi dell'art. 1117 cod. civ. e appartiene a tutti i condomini in comproprietà. Avere un box non fa venir meno la quota di comproprietà sul cortile. Sono due situazioni giuridiche autonome.

Inquadramento normativo

La norma centrale è l'art. 1102 cod. civ., che riconosce a ciascun partecipante il diritto di servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri di farne pari uso. È il principio del pari uso: tutti i condomini hanno uguale titolo a utilizzare il cortile, a prescindere dalla disponibilità di altri spazi privati.

L'assemblea può disciplinare l'uso del bene comune con la maggioranza prevista dall'art. 1136 cod. civ., ma solo in funzione organizzativa. Può cioè regolare come si usa il cortile, non chi lo può usare. Una delibera che esclude stabilmente una categoria di condomini (quelli con box) dall'uso del parcheggio non organizza l'uso: lo nega. E incide sul diritto individuale di ciascun escluso a servirsi del bene comune.

Nullità o annullabilità: una distinzione che conta

Qui occorre precisione, perché dal tipo di vizio dipende il termine per reagire.

Le Sezioni Unite della Cassazione (sent. n. 9839/2021) hanno chiarito il confine. La delibera è nulla quando sottrae o modifica il diritto reale di comproprietà sul bene comune: in tal caso l'azione è imprescrittibile. È invece annullabile quando incide sulle sole modalità di godimento, ferma restando la titolarità del diritto.

La delibera che vieta il parcheggio a chi ha il box, nella maggior parte dei casi, non cancella la comproprietà sul cortile: limita il modo in cui quei condomini possono goderne. Si tratta quindi, di regola, di una delibera annullabile. Diventa nulla solo se arriva a espropriare di fatto la quota di comproprietà o a modificare la destinazione del bene.

La conseguenza pratica è rilevante. La delibera annullabile va impugnata nel termine di trenta giorni previsto dall'art. 1137 cod. civ., decorrenti dalla deliberazione per i presenti dissenzienti o astenuti, e dalla comunicazione del verbale per gli assenti. Scaduto il termine, la delibera consolida i suoi effetti. La delibera nulla, al contrario, può essere fatta valere in ogni tempo.

Cosa resta possibile

L'assemblea conserva ampi margini, purché le regole siano non discriminatorie e valgano per tutti allo stesso modo:

La linea di confine è semplice: l'assemblea può regolare l'uso per tutti, non ritagliare esclusioni su una categoria di comproprietari.

Cosa fare in concreto

  1. Verificate il verbale: controllate se la delibera esclude espressamente i titolari di box o se introduce solo regole generali. Solo nel primo caso c'è un problema di legittimità.
  2. Annotate la data: individuate il dies a quo del termine di trenta giorni ex art. 1137 cod. civ. (deliberazione o comunicazione del verbale) e non lasciatelo decorrere.
  3. Formalizzate il dissenso in assemblea, facendolo verbalizzare: è utile per la vostra posizione di legittimato all'impugnazione.
  4. Proponete una regola alternativa non discriminatoria (turnazione, sorteggio, orari), così da offrire una soluzione legittima al problema degli spazi.
  5. Consultate un legale prima di impugnare: i termini sono brevi e la qualificazione del vizio (nullità o annullabilità) incide direttamente sulla strategia.

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Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.

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