Famiglia

Patto di famiglia: quando l'esenzione fiscale salta se il controllo resta al genitore

L'Agenzia delle Entrate torna sui patti di famiglia con un chiarimento destinato a incidere sui passaggi generazionali d'impresa: l'esenzione da imposta di donazione non si applica se lo statuto societario impedisce al beneficiario di esercitare un controllo effettivo, anche quando questi detiene la maggioranza delle quote. Conta la sostanza degli assetti, non la sola percentuale trasferita.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·9 agosto 2026 ·4 min

Il caso e la posizione dell'Agenzia

Il patto di famiglia (articoli 768-bis e seguenti del Codice civile) è lo strumento con cui l'imprenditore trasferisce in vita l'azienda o le partecipazioni sociali a uno o più discendenti, con effetti stabilizzati verso gli altri legittimari. Sul piano fiscale, la legge prevede un trattamento agevolato: a determinate condizioni il trasferimento è esente dall'imposta sulle successioni e donazioni.

L'Agenzia delle Entrate ha chiarito che l'esenzione decade quando lo statuto della società limita in concreto il potere decisionale del figlio beneficiario. In altri termini, non basta trasferire la maggioranza delle quote: se clausole statutarie o patti parasociali continuano a riservare al genitore i poteri di indirizzo, il controllo effettivo non passa e il presupposto dell'agevolazione viene meno.

Inquadramento normativo

L'esenzione è disciplinata dall'articolo 3, comma 4-ter, del D.Lgs. n. 346/1990. La norma agevola i trasferimenti, anche tramite patto di famiglia, di aziende o partecipazioni a favore dei discendenti (o del coniuge), a condizione che i beneficiari:

mantenendo il requisito per almeno cinque anni e rendendo apposita dichiarazione di impegno.

Il richiamo all'articolo 2359 c.c. è il punto centrale. Quella norma definisce il controllo come la disponibilità della maggioranza dei voti esercitabili nell'assemblea ordinaria. La verifica, dunque, non è formale ma sostanziale: occorre stabilire chi dispone realmente dei voti che orientano le decisioni sociali. Se lo statuto introduce quorum rafforzati, diritti di veto o poteri speciali in capo al genitore cedente, il beneficiario può ritrovarsi titolare delle quote ma privo del controllo richiesto dalla legge.

Implicazioni pratiche

La lettura sostanziale ha conseguenze dirette per le famiglie imprenditrici e per le società a partecipazione familiare.

Il primo effetto riguarda la pianificazione del passaggio generazionale. È frequente che il fondatore voglia cedere le quote conservando un ruolo di garanzia: clausole che gli attribuiscono un diritto di veto sulle delibere strategiche, o quorum elevati che rendono impossibile decidere senza il suo assenso. Proprio queste clausole, pensate per tutelare la continuità, possono far perdere l'esenzione fiscale.

Il secondo effetto è economico. La decadenza dell'agevolazione comporta il recupero dell'imposta di donazione sul valore trasferito, con applicazione delle aliquote e delle franchigie ordinarie e possibili sanzioni e interessi in caso di controllo successivo.

Il terzo effetto è temporale. Il requisito del controllo va mantenuto per cinque anni. Una modifica statutaria intervenuta in questo arco, che sottragga poteri al beneficiario, può a sua volta compromettere l'agevolazione già fruita.

Cosa fare in concreto

  1. Verificate lo statuto prima del patto. Analizzate quorum assembleari, diritti di veto e poteri speciali: individuate ogni clausola che possa impedire al beneficiario di esercitare la maggioranza dei voti in assemblea ordinaria.
  1. Distinguete tutela e controllo. Se volete mantenere un ruolo del cedente, valutate strumenti che non incidano sul controllo rilevante ai fini dell'articolo 2359 c.c., come specifiche categorie di quote prive di voto o cariche gestorie a termine.
  1. Documentate l'assetto reale dei voti. Predisponete una ricostruzione chiara della catena partecipativa e dei diritti di voto effettivi, utile in caso di verifica dell'Amministrazione finanziaria.
  1. Presidiate il quinquennio. Programmate le eventuali modifiche statutarie tenendo conto del vincolo temporale sul mantenimento del controllo.
  1. Coordinate profilo civilistico e fiscale. Fate valutare il patto in modo integrato, per evitare che una clausola di governance vanifichi il beneficio fiscale.

Consigliamo di sottoporre lo statuto e la struttura del patto a un esame preventivo, così da allineare l'obiettivo di continuità dell'impresa con i requisiti di legge per l'esenzione.

Disclaimer

Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.

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