Lavoro

Neutralizzazione dei periodi a retribuzione ridotta nel calcolo della pensione

Il meccanismo della neutralizzazione consente, a certe condizioni, di escludere dal calcolo della pensione i periodi con retribuzione più bassa, evitando che penalizzino l'importo finale. La giurisprudenza di legittimità ne conferma la validità, ma la facoltà non è automatica: va richiesta e dimostrata. Per i lavoratori con anzianità maturata prima della riforma Dini il tema resta di stretta attualità.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·2 luglio 2026 ·4 min

Il caso

Un lavoratore titolare di pensione liquidata con il sistema retributivo si vede rideterminare al ribasso il trattamento dall'INPS, che include nel calcolo anche periodi con retribuzione ridotta. La Corte d'Appello dà ragione all'assicurato, riconoscendo il diritto a neutralizzare quei periodi. La questione arriva in Cassazione, che è chiamata a stabilire se il meccanismo della cosiddetta "neutralizzazione" resti applicabile e come vada coordinato con le regole di calcolo della retribuzione pensionabile.

Una precisazione doverosa: alcuni estremi della pronuncia richiamata dalla stampa specializzata non risultano allo stato pienamente verificabili nelle banche dati ufficiali. Trattiamo quindi il principio come consolidato nell'orientamento di legittimità, senza attribuire valore definitivo a un singolo numero di sentenza non confermato.

Inquadramento normativo

La "neutralizzazione" è un principio di matrice giurisprudenziale. Nasce dall'esigenza di non penalizzare il lavoratore quando, negli ultimi anni di attività, la retribuzione risulta più bassa rispetto ai periodi precedenti (per riduzione dell'orario, malattia, demansionamento, crisi aziendale). Poiché la pensione retributiva si calcola sulle retribuzioni degli ultimi anni, questi periodi "deboli" possono abbassare l'importo finale.

La Corte costituzionale ha affermato più volte il principio secondo cui il sistema di calcolo non può tradursi in una penalizzazione del lavoratore rispetto a quanto avrebbe percepito senza quei periodi sfavorevoli (in particolare Corte cost. n. 82/2017 e i precedenti in materia di determinazione della retribuzione pensionabile). Da qui la facoltà di escludere dal computo i periodi meno favorevoli, purché ciò risulti concretamente più conveniente per l'assicurato.

Il requisito temporale rilevante resta quello fissato dalla riforma Dini. L'art. 1, comma 12, della Legge n. 335/1995 riserva il calcolo interamente retributivo ai lavoratori che al 31 dicembre 1995 potevano vantare almeno diciotto anni di anzianità contributiva; per gli altri opera il sistema misto o contributivo (art. 1, comma 13). È in questa cornice che la neutralizzazione conserva la sua massima rilevanza pratica, cioè per le posizioni con una quota significativa di trattamento calcolato sulle retribuzioni.

Implicazioni pratiche

Per il pensionato o il futuro pensionato con anzianità risalente, il messaggio è duplice.

Da un lato, la neutralizzazione è uno strumento legittimo per evitare che periodi a retribuzione ridotta abbassino l'assegno. Dall'altro, non opera in automatico: va richiesta e, soprattutto, va dimostrato che l'esclusione di quei periodi produce un risultato più favorevole. Non sempre neutralizzare conviene, perché escludere periodi può ridurre anche l'anzianità utile o incidere su altri parametri di calcolo. Serve quindi una verifica numerica caso per caso.

Quanto agli atti dell'INPS, occorre distinguere due piani. Il termine di prescrizione dei singoli ratei di pensione è di regola quinquennale. L'azione volta a far accertare il corretto criterio di calcolo segue invece le regole ordinarie del contenzioso previdenziale, che prevedono passaggi obbligati (domanda amministrativa e ricorso) con scadenze da non trascurare. Un provvedimento di riliquidazione al ribasso non va lasciato "sedimentare": più tempo passa, più difficile diventa recuperare gli arretrati.

Cosa fare in concreto

Conclusioni

La neutralizzazione dei periodi a retribuzione ridotta è un principio consolidato, ma resta uno strumento condizionato: si applica su richiesta e solo dove risulta effettivamente vantaggioso. Per le posizioni con requisito dei diciotto anni al 31 dicembre 1995 il tema conserva un peso concreto sull'importo del trattamento. Consigliamo una verifica tecnica della propria posizione contributiva prima di ogni scadenza rilevante, evitando decisioni basate su valutazioni approssimative.

*Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.*

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