Piano per gli anziani non autosufficienti: consolidamento senza riforma
Il nuovo Piano Nazionale per l'assistenza agli anziani non autosufficienti consolida l'esistente ma non realizza la riforma prevista dalla Legge 33/2023. Il Patto per un Nuovo Welfare, che riunisce 61 organizzazioni del terzo settore, denuncia risorse insufficienti e obiettivi disattesi. Restano soli anziani e famiglie: vediamo il quadro normativo e le implicazioni concrete.
Il fatto
Il 1° luglio 2026 il Patto per un Nuovo Welfare sulla Non Autosufficienza ha diffuso una valutazione critica del nuovo Piano Nazionale per l'assistenza agli anziani non autosufficienti. La coalizione, composta da 61 organizzazioni del terzo settore, sostiene che il documento consolida il sistema esistente anziché riformarlo, mantenendo un livello di risorse ritenuto inadeguato rispetto al fabbisogno.
Il punto centrale della critica riguarda la mancata attuazione degli obiettivi fissati dalla Legge 33/2023, la legge delega che avrebbe dovuto ridisegnare in profondità il sistema di protezione sociale per la popolazione anziana non autosufficiente.
Inquadramento normativo
La Legge 23 marzo 2023, n. 33 («Deleghe al Governo in materia di politiche in favore delle persone anziane») ha delegato l'esecutivo a introdurre una riforma organica dell'assistenza. Tra gli obiettivi: la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali (LEPS) per la non autosufficienza, l'integrazione tra assistenza sanitaria, sociale e socio-sanitaria e la semplificazione dei percorsi di accesso.
La legge delega, per produrre effetti concreti, richiede decreti legislativi attuativi e strumenti di programmazione. Il Piano Nazionale è uno di questi strumenti: definisce priorità, risorse e obiettivi operativi per il triennio, coinvolgendo Ministero della Salute e Regioni nella ripartizione dei fondi e nella governance.
Il rilievo mosso dal terzo settore è che il Piano, nella sua versione attuale, non traduce in azione i principi della delega. In termini pratici, resta un documento programmatico che fotografa l'esistente più che un atto capace di modificare la struttura del sistema.
Implicazioni pratiche
Per gli enti del terzo settore attivi nell'assistenza agli anziani – cooperative sociali, associazioni, fondazioni – il consolidamento del quadro attuale significa continuità operativa ma anche incertezza sulle risorse future. La programmazione economica degli enti resta ancorata a un sistema frammentato, con differenze territoriali marcate nella disponibilità di servizi.
Per le famiglie caregiver, il mancato avvio dei LEPS per la non autosufficienza comporta che il diritto a prestazioni uniformi sul territorio nazionale rimane, di fatto, non esigibile in modo omogeneo. L'accesso ai servizi continua a dipendere dalla regione di residenza e dalle risorse locali.
Per le Regioni, il Piano conferma un ruolo centrale nell'organizzazione dei servizi, ma senza il quadro di garanzie uniformi che la Legge 33/2023 prometteva. Ciò mantiene ampi margini di discrezionalità e, di conseguenza, disomogeneità.
È utile ricordare una distinzione tecnica: la legge delega stabilisce i principi; i decreti attuativi e gli strumenti di programmazione li rendono operativi. Finché il secondo passaggio resta incompleto, i diritti annunciati restano sulla carta.
Cosa fare in concreto
- Verificate lo stato di attuazione regionale. Consultate i piani sociali di zona e le delibere regionali per capire quali prestazioni sono effettivamente attive nel vostro territorio.
- Monitorate i decreti attuativi. Seguite la pubblicazione degli atti collegati alla Legge 33/2023: da lì dipende l'esigibilità concreta dei diritti.
- Mappate i requisiti di accesso. Per gli enti, aggiornate i criteri di eleggibilità dei beneficiari; per le famiglie, raccogliete la documentazione sanitaria e sociale necessaria alle valutazioni multidimensionali.
- Documentate le carenze. In caso di prestazioni negate o ridotte, conservate atti, istanze e risposte: sono la base di eventuali ricorsi o segnalazioni.
- Partecipate alla programmazione locale. Gli enti del terzo settore possono intervenire nei tavoli di co-progettazione previsti dal Codice del Terzo Settore per incidere sulle scelte territoriali.
La distanza tra principi di legge e attuazione concreta genera contenzioso e incertezza. Un'analisi puntuale della situazione specifica – territoriale e individuale – è il presupposto per far valere posizioni giuridiche altrimenti sospese tra promessa normativa e prassi amministrativa.
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*Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.*
Ogni ente del terzo settore ha la sua storia.
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