Terzo Settore

Piano Nazionale dell'Economia Sociale: cosa cambia per gli enti del Terzo Settore

Il Forum Terzo Settore ha accolto positivamente il Piano Nazionale dell'Economia Sociale, promosso dal Ministero dell'Economia e delle Finanze. Al centro: finanziamenti, formazione del volontariato e rafforzamento della collaborazione tra enti del Terzo Settore e pubbliche amministrazioni. Per gli operatori del settore si aprono opportunità concrete, ma anche la necessità di presidiare correttamente strumenti giuridici e requisiti di accesso.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·9 luglio 2026 ·4 min

Il contesto

Il dibattito sull'economia sociale è tornato al centro dell'agenda pubblica con il Piano Nazionale dell'Economia Sociale, iniziativa che coinvolge il Ministero dell'Economia e delle Finanze (Mef). Il Forum Terzo Settore, organismo di rappresentanza delle reti associative, ne ha valutato positivamente l'impostazione, con particolare attenzione a tre leve: il sostegno finanziario agli enti, la formazione delle persone che operano nel volontariato e il consolidamento del rapporto tra Terzo Settore e amministrazioni pubbliche.

È utile una precisazione di perimetro. "Economia sociale" ed "enti del Terzo Settore" non sono sinonimi. L'economia sociale è una categoria più ampia, di matrice europea, che comprende cooperative, mutue, associazioni, fondazioni e imprese sociali accomunate dalla prevalenza della finalità sociale sul profitto. Gli enti del Terzo Settore (ETS) sono invece una nozione giuridica precisa del diritto italiano, definita dal Codice del Terzo Settore.

Inquadramento normativo

La cornice di riferimento per gli ETS resta il D.lgs. 3 luglio 2017, n. 117 (Codice del Terzo Settore, o CTS). Il Codice individua le tipologie di enti, i requisiti per l'iscrizione al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) e la disciplina dei rapporti con la pubblica amministrazione.

Su quest'ultimo profilo assumono rilievo gli articoli 55, 56 e 57 CTS, che disciplinano tre istituti distinti e da non confondere con l'affidamento di appalti pubblici:

Questi strumenti si fondano sul principio di amministrazione condivisa e si collocano al di fuori della logica competitiva del Codice dei contratti pubblici. La Corte costituzionale, con la sentenza n. 131 del 2020, ne ha riconosciuto la legittimità come modello alternativo, e non subordinato, alle procedure di evidenza pubblica.

Sul versante europeo, il tema si inserisce nelle politiche dell'Unione a sostegno dell'economia sociale sviluppate negli ultimi anni. I riferimenti specifici (piani d'azione e raccomandazioni UE) vanno verificati puntualmente prima di essere richiamati in atti o istanze, per evitare citazioni imprecise.

Implicazioni pratiche

Per gli enti del Terzo Settore un piano nazionale dedicato può tradursi in maggiore accesso a risorse finanziarie e in un quadro di collaborazione con le PA più strutturato. Ma le opportunità presuppongono requisiti in ordine.

L'accesso a finanziamenti pubblici e la partecipazione a percorsi di co-progettazione richiedono, di norma, iscrizione al RUNTS in regola, bilanci depositati, rispetto degli obblighi di trasparenza e adeguatezza degli assetti organizzativi. Un ente non iscritto, o con posizione registrale non aggiornata, rischia di restare escluso dalle misure.

Attenzione anche alla natura dei rapporti che si attivano. Partecipare a una co-progettazione ex art. 55 CTS non equivale a vincere un appalto: cambiano regole, obblighi e responsabilità. Confondere i due piani può generare vizi procedurali e contenzioso.

Cosa fare in concreto

  1. Verificate la posizione al RUNTS. Controllate che l'iscrizione sia attiva e che i dati (statuto, sede, attività, cariche) siano aggiornati.
  2. Mettete in ordine bilanci e adempimenti. Depositate i bilanci nei termini e curate gli obblighi di trasparenza: sono spesso condizione di accesso ai finanziamenti.
  3. Distinguete gli strumenti. Prima di aderire a un avviso pubblico, individuate se si tratta di co-programmazione, co-progettazione, convenzione o appalto: gli obblighi cambiano.
  4. Investite nella formazione. Aggiornate volontari e personale su rendicontazione, privacy e responsabilità: il piano valorizza gli enti strutturati.
  5. Fatevi assistere sui bandi rilevanti. Per procedure complesse o di importo significativo, una verifica preventiva dei requisiti e delle clausole riduce il rischio di esclusione.

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Contributo informativo a cura di Tamburro & Partners Avvocati - Avv. Giuseppe Tamburro. Non costituisce parere legale.

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