Terzo Settore

Povertà energetica e Terzo settore: dal forum di Torino le proposte per il diritto all'energia

A Torino il forum 'Abitare in Classe A', promosso da Legambiente e Kyoto Club, ha riunito istituzioni ed enti del Terzo settore per discutere la povertà energetica, che riguarda 2,4 milioni di famiglie italiane. Le proposte uniscono riqualificazione degli edifici e politiche sociali, in un quadro segnato dalla Direttiva europea EPBD. Per gli ETS si aprono spazi operativi e responsabilità nuove.

A cura di Tamburro & Partners Avvocati ·17 giugno 2026 ·4 min

Il fatto

Il 17 giugno 2026 il forum *Abitare in Classe A*, promosso da Legambiente e Kyoto Club, ha messo al centro un dato che pesa: in Italia circa 2,4 milioni di famiglie vivono in condizione di povertà energetica. Si tratta di nuclei che faticano a riscaldare e raffrescare adeguatamente l'abitazione, o che destinano alla bolletta una quota sproporzionata del reddito.

All'evento hanno partecipato istituzioni, stakeholder e numerosi enti del Terzo settore, tra cui il Forum Disuguaglianze e Diversità, Aisfor, OIPE, ènostra, ARSE, la Fondazione Giuseppe Di Vittorio e UNCEM. Il filo conduttore delle proposte: tenere insieme riqualificazione energetica degli edifici e misure di protezione sociale, perché l'efficienza senza accompagnamento sociale rischia di lasciare indietro proprio chi è più fragile.

Inquadramento normativo

Il riferimento europeo è la Direttiva EPBD (*Energy Performance of Buildings Directive*), che impone agli Stati membri obiettivi progressivi di efficienza per il parco edilizio. La Direttiva chiede di intervenire prioritariamente sugli edifici meno performanti e introduce, tra i criteri di attuazione, una specifica attenzione alle famiglie vulnerabili e alla povertà energetica.

Il recepimento e la programmazione attuativa competono in Italia al Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, che dovrà definire strumenti, soglie e meccanismi di finanziamento. È qui che il tema diventa rilevante per il Terzo settore: la Direttiva non disegna solo standard tecnici, ma richiede politiche di accompagnamento sociale che difficilmente le sole amministrazioni possono gestire senza il radicamento territoriale degli enti.

Va ricordato che la cornice resta in evoluzione. Le misure nazionali concrete dipenderanno dai decreti attuativi e dagli atti di programmazione: i tempi e i contenuti non sono ancora consolidati.

Implicazioni pratiche per gli enti del Terzo settore

Per un ETS che opera nell'area dell'abitare, dell'energia o del contrasto alla povertà, il quadro apre opportunità operative ma anche obblighi di rigore.

Le comunità energetiche rinnovabili (CER) e le cooperative di settore — soggetti come ènostra ne sono esempio — possono diventare strumenti per redistribuire benefici economici verso le famiglie fragili. Questo richiede però attenzione alla qualificazione giuridica dell'attività: produzione e condivisione di energia, se svolte verso terzi, vanno collocate correttamente tra attività di interesse generale e attività diverse, ai sensi del Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017).

Gli enti che intercettano fondi pubblici per la riqualificazione o per misure di sostegno dovranno presidiare la rendicontazione e i vincoli di destinazione. La gestione di contributi pubblici comporta responsabilità amministrative precise e controlli successivi.

Infine, chi affianca le famiglie nell'accesso a bonus, agevolazioni o interventi sull'immobile assume un ruolo informativo delicato: occorre evitare che l'attività di orientamento sconfini in consulenza tecnica o finanziaria non coperta da adeguate competenze.

Cosa fare in concreto

La povertà energetica è insieme questione sociale e questione tecnica. Per gli enti del Terzo settore rappresenta un terreno di azione coerente con la propria missione, a condizione di muoversi entro un perimetro giuridico chiaro. Consigliamo di affrontare la fase progettuale con una verifica preventiva degli assetti statutari e dei vincoli sui fondi, prima che gli impegni diventino operativi.

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