Prestito tra familiari via bonifico: la causale corretta
Un bonifico tra parenti senza causale chiara può trasformarsi in una donazione contestabile o in un finanziamento difficile da recuperare. La differenza la fa una formula precisa e, soprattutto, una scrittura privata firmata. Vediamo come strutturare il trasferimento per proteggere chi presta il denaro e chi lo riceve, alla luce dell'orientamento più recente della Cassazione.
Il problema: un bonifico non basta
Il prestito di denaro tra familiari è prassi diffusa. Spesso avviene con un semplice bonifico, magari accompagnato da un accordo verbale. Il problema nasce dopo: in caso di lite tra le parti, di controllo fiscale o di apertura di una successione, quel trasferimento deve essere qualificato. È stato un prestito da restituire o una donazione definitiva?
La qualificazione non è un dettaglio. Cambia chi ha diritto a riavere il denaro, cambia il trattamento fiscale e cambia l'esito dei conti tra eredi. La causale del bonifico e la documentazione di supporto diventano quindi prove decisive.
Inquadramento normativo
Il prestito di denaro rientra nel contratto di mutuo, disciplinato dagli articoli 1813 e seguenti del codice civile. L'art. 1815 cod. civ. stabilisce che, salvo diversa volontà delle parti, il mutuatario deve corrispondere gli interessi. Per questo, nei rapporti familiari, è opportuno qualificare espressamente il prestito come infruttifero, cioè senza interessi: in mancanza di indicazione, la legge presume infatti la loro debenza.
La donazione, invece, segue regole diverse e ben più rigide. La donazione di importi non modici richiede in linea di principio l'atto pubblico notarile a pena di nullità (art. 782 cod. civ.). Un bonifico privo di causale può quindi essere riqualificato come donazione, con conseguenze sulla validità dell'operazione e sui diritti degli eredi legittimari, che possono agire per ottenere la quota loro riservata.
La Cassazione, in pronunce ribadite anche nel biennio 2024-2025, ha confermato un principio operativo semplice: la prova più solida dell'esistenza di un prestito è la scrittura privata sottoscritta da entrambe le parti. La causale del bonifico aiuta, ma da sola può non bastare.
Cosa scrivere nella causale
La formula deve dire tre cose: che si tratta di un prestito, che è infruttifero (se così si è deciso) e che esiste un obbligo di restituzione. Una causale efficace recita, ad esempio: *"Prestito infruttifero con obbligo di restituzione tra [nome] e [nome]"*.
Vanno evitate diciture generiche come "aiuto", "regalo", "contributo" o l'assenza totale di causale. Espressioni di questo tipo aprono la porta alla riqualificazione come liberalità.
Implicazioni pratiche
Per chi presta il denaro, una documentazione corretta significa poter agire per il recupero del credito se la restituzione non avviene. Senza prova del prestito, il rischio è vedersi opporre che si trattava di un dono.
Per chi riceve, la chiarezza evita contestazioni fiscali: un movimento ingiustificato sul conto può attirare l'attenzione dell'Amministrazione finanziaria. Indicare la natura di prestito riduce il rischio di accertamenti basati su presunzioni di reddito.
Nei rapporti tra coniugi, conviventi e parenti, la documentazione tutela anche i terzi. In una futura successione, un prestito documentato rientra tra i crediti del de cuius; una donazione mascherata può invece essere oggetto di azione di riduzione da parte degli altri eredi.
Cosa fare in concreto
- Redigete una scrittura privata prima del trasferimento: indicate importo, parti, natura infruttifera, modalità e tempi di restituzione, e fatela firmare da entrambi con data certa.
- Specificate nella causale del bonifico la dicitura completa: "prestito infruttifero con obbligo di restituzione".
- Tracciate ogni passaggio: usate il bonifico, mai il contante, e conservate le contabili sia dell'erogazione sia delle restituzioni.
- Definite un piano di rientro anche essenziale (importo delle rate o termine unico), così da rendere concreto e dimostrabile l'obbligo restitutorio.
- Valutate il contesto fiscale e successorio quando gli importi sono rilevanti: in questi casi consigliamo un confronto preventivo con un professionista per evitare riqualificazioni.
La regola di fondo è una sola: documentare prima, non dopo. Quando il rapporto familiare è sereno, scrivere le condizioni costa poco; quando insorge un conflitto o si apre una successione, ricostruire la volontà delle parti senza prove diventa molto difficile.
Disclaimer
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